
Ci
troviamo ad un punto della Storia paragonabile alla Rivoluzione Industriale
a livello di scoperte scientifiche e tecnologiche, di slanci nella sfera
tecnica e artistica e di impulsi reciproci fra le varie nazioni che, oltre
a confrontarsi, cercano di dare del proprio meglio per sfruttare le proprie
risorse e per perfezionare l’ambito della ricerca in vari settori, fra i
quali compare quello edilizio.
Sebbene in questo periodo in molti paesi ci sia un vero e proprio fermento
per le opportunità che l’edilizia può offrire ai suoi fruitori
e a coloro che se ne servono come strumento di lavoro, è importante
ribadire che storicamente sono stati pagati alti prezzi perché oggi
si potesse procedere tanto celermente.
In questo periodo di rapida crescita è essenziale adottare prospettive
multilaterali, soprattutto quando si discute in termini di pianificazione
futura – non solo limitandosi al momento pratico, quello di realizzazione
materiale, ma anche a quello di organizzazione delle fasi di lavoro e di
coordinamento di tutti i soggetti concorrenti-.
Il punto cruciale è che l’evoluzione tecnologica debba essere attentamente
diretta alla conquista del “bene comune”, ma a tal proposito ci si chiede
cosa voglia significare quest’affermazione apparentemente generica. Viene
di seguito riportata una citazione che sembra esauriente ad esplicare questo
concetto e ad introdurre quello di ricerca tecnologica innovativa nel settore
delle tecniche costruttive e dei processi.
Se si va indietro nella storia dell’Architettura risulta chiaro che i grandi
salti concettuali coincidono con le innovazioni strutturali e tecnologiche:
la ghisa e le stazioni ferroviarie improvvisamente portarono ad un nuovo
tipo di spazio architettonico; lo stesso fu per i grattacieli, grazie all’invenzione
degli ascensori… più recenti sono le innovazioni apportate dal computer,
che non è un materiale, ma ha la capacità di calcolare strutture
estremamente complesse, il che ha permesso agli edifici di fare un bel passo
in avanti.
Nella stessa maniera con la quale la matematica si spinge oltre i suoi limiti,
un Architetto deve cercare di comprendere cosa può essere fatto con
la tecnologia e la struttura. Questo è il punto di partenza!
Tuttavia, come è accaduto in precedenza, i costi sociali dovuti alla
perdita di dignità umana - vedi ad esempio le sconfitte subite da
alcuni grandi personaggi del passato che per sostenere le proprie utopistiche
teorie hanno perso la credibilità e la fiducia della massa e l’appoggio
di chi poteva sostenerli a livello economico per la loro realizzazione -
ed i rischi ambientali per il fatto di dover intaccare il delicato equilibrio
del nostro pianeta, saranno sempre altissimi.
Per dare la precedenza alle future ricerche sui materiali strutturali, ai
concetti di progettazione assistita, alle novità in ambito tecnologico-costruttivo,
all’organizzazione e alla programmazione dei sistemi di realizzazione, si
deve prevedere un più ampio avanzamento di questo orientamento tendenza
nel futuro così da individuare nuove tendenze e problemi connessi.
Servono nuovi codici e regolamenti per l’edilizia e svecchiamento della
la pianificazione territoriale, un approccio allo sviluppo delle infrastrutture
e dell’urbanizzazione, e, non per ultimo, un’acquisizione di confidenza
con la pratica del Management, oltre naturalmente ad un coinvolgimento di
risorse umane ed energetiche.
In vista di una nuova “città del domani” occorre anticipare i problemi
e le esigenze cui ci si dovrà attenere.
L’Architetto di oggi deve sapere vivere ed interpretare il proprio tempo,
adeguarsi alle innovazioni e conoscere e saper usare con criterio sia nuovi
materiali sia quelli tradizionali. Dovrebbe sentirsi come un “Artusi dell’Edilizia
Moderna” che con poche ma salienti indicazioni sia in grado di ottenere
un risultato perfetto in ogni occasione.
Sembrerebbe improponibile prefigurare lo sviluppo dell’Architettura nelle
società industrializzate, ma ciò che è certo è
che oggi sta nascendo quella che viene definita “società globale”
dell’informazione e dell’informatizzazione, e per l’appunto l’Architettura
potrà rendersi attiva solo se saprà integrare le varie influenze
tecnologiche, informatiche, progettuali che le derivano dai diversi settori
(ad essa affini e non). Al fine di poter realizzare ciò è
doveroso ribadire che la Committenza, soprattutto quella Pubblica, ha un
ruolo fondamentale nelle scelte di realizzazione degli organismi edilizi,
e può dare contributi ed operare in maniera costruttiva solo collaborando
con tutto il team addetto al progetto.
Questa è una discussione che tocca il nervo scoperto dell’applicazione
di innovazioni nel processo edilizio attuale e futuro, soprattutto in quei
paesi, come l’Italia ancora si resta legati ai tanto “cari”, ma sorpassati
approcci costruttive, a tramontati metodi ci regia dei lavori e ad una devastante
macchina burocratica.
Mariangela Martellotta
M. : Mister
Bini …
D. : Per piacere non chiamarmi "Mister", altrimenti non rispondo
più ai tuoi "contorti" (uso l’espressione che utilizzi
nelle tue mail) “ragionamenti”...
M. : Architetto Bini : dove portano le utopie?
D. : Qui da noi,
in questi anni, portano poco in là per questo mi sono trasferito
all’estero, a lavorare. E all’estero, prima in Australia e poi negli Usa
– a San Francisco dove vivo – , ho proseguito nella chimerica ricerca della
sintesi tra prodotto finale, materia prima e macchina. All’affinamento di
questo irraggiungibile state of the art, che mi ha portato a introdurre
una nuova valenza, l’automatismo, da cui è nata la mecatronica edile
applicabile sia alle alte tecnologie terrestri che a quelle extraterrestri
nelle quali mi sono cimentato con progetti per realizzazioni di basi lunari,
come il Lunab, commissionato dalla Space System Division della Shimitsu
Corporation. Fino al sistema di costruzione cupole in cemento armato di
un diametro fino a 40 metri nel tempo record di un’ora con cui il concetto
tradizionale di industrializzazione edilizia si è spostato a monte,
slegandosi da quello di prefabbricazione.
M. : Innanzi tutto complimenti per la sua carriera ed i suoi rivoluzionari
BiniSystem. Da cosa è partito storicamente il concetto di automation
building construction?
D. : Grazie per i tuoi commenti sui miei
BiniSystems . Per analizzare la storia dell'automazione applicata alle strutture
nel settore delle costruzioni puoi ricavare un sacco di dati dal mio sito
<www.binisyetems.com> dove c'e' un paper intitolato "Construction
automation". Inoltre se tu avessi occasione di leggere la rivista italiana
"Focus", del mese di febbraio 2002 (Focus 113), potresti leggere
due articoli del Dr. Parlangeli; ecco l'ultimo: “Intervista a Dante Bini:
Edifici che si fanno da sé” Grattacieli che si costruiscono da soli,
per mezzo di robots guidati da un computer centrale: non è fantascienza,
ma quanto realizzato già negli anni ¹90 in Giappone. Grazie
a “Smart” (Shimizu Manufacturing system by Advanced Robotics Technology),
una tecnologia sviluppata da un team guidato da Yasuyuki Miyatake, della
Shimizu Corporation, e che ha permesso la realizzazione della Jyuroku Bank,
a Nagoya (Giappone). Come? Dante Bini, architetto italiano esperto di cantieri
automatizzati e consulente della Shimizu, spiega: «Il sito della costruzione
viene coperto da un capannone, dotato all’interno di rotaie che fungono
da guide per i robots. Questi, manovrati da un computer centrale, scelgono,
sollevano, posizionano e fissano con precisione millimetrica tutti i componenti
dell'edificio». Queste innovazioni, sostiene Bini, compiranno una
rivoluzione copernicana in Architettura: in futuro la progettazione degli
edifici avverrà in funzione delle tecnologie (robotiche) che la dovranno
realizzare.
M. : La
robotica applicata all’edilizia è necessaria per gestire vere e proprie
città-cantiere in cui convergono opere edili e impiantistiche di
notevole complessità ed i rischi per chi ci lavora devono essere
sotto controllo. In Giappone, Cina ed Emirati Arabi sono una realtà.
Anche lei si è stato coinvolto nella progettazione delle “città
del futuro” vero?
D. : Assieme alla multinazionale Shimizu Corporation di Tokyo ho presentato
proprio ad Helsinki un paper su questo argomento; l'hai letto? Per la Shimitzu,
- la ditta più importante che mi ha consentito di essere coinvolto
in progetto inauditi e inconcepibili per l’Italia e addirittura anche qui
negli Stati Uniti - io fui incaricato di progettare delle infrastrutture
cittadine per un milione di abitanti, in un caso, e seicentomila abitanti
in un altro caso, infrastrutture cittadine che io avrei dovuto proporre
di realizzare in forma automatica. I giapponesi avevano già raggiunto
a quel punto delle forme di robotica di cantiere straordinarie, infatti
esiste Anagoja City, un palazzo alto venti metri, costruito interamente
dai robot e senza l’intervento dell’uomo, a parte i dirigenti, una decina
di uomini vestiti in bianco, ingegneri coi guanti bianchi che gestivano
i robot. Questo livello avanzato di tecnologia in edilizia è sconosciuto
in Italia, in Europa, poco conosciuta in America, ed è solamente
utilizzata dai giapponesi. Questo mio interesse alla robotica, all’automatismo
di cantiere, in particolare più che robotica, è scienza della
fisica applicata, mi ha portato non solo a progettare con i giapponesi delle
strutture incredibili, come appunto le città di milioni di abitanti,
ma anche progetti spaziali, extraterrestri. Infatti, sono stato coinvolto
nella progettazione di due basi lunari per conto della Shimitzu, ho contribuito
anche alla progettazione di un hotel che orbita intorno alla Terra. Ecco
questo tipo di progettazioni in Italia non lo avrei mai potuto neanche lontanamente
concepire i sperare di essere coinvolto.
M. : Sì,
il paper riguardante la Tower City ("Material, Design and Construction
for the 21 st. Century International Research Workshop" del 1991).
È mostruoso immaginare che questi immensi formicai umani erano già
nelle idee di progettisti del passato tipo il Sant’Elia che con le sue immaginarie
visioni di città meccanizzata aveva anticipato tutto ciò .
Ora È quasi realtà. Credo però che per l’essere umano
non possa essere il massimo delle proprie aspettative vivere in delle comunità
immense a mo’ di sardina, quindi penso che ciò di cui i progettisti,
e tutti coloro che collaboreranno all’attuazione di tale progetto, dovranno
avere cura sarà di migliorare al massimo le condizioni di vita all’interno
di queste torri del futuro, ricreando tutto quello che per l’uomo può
essere "optional" e quindi mirato al miglioramento dell’impatto
psicologico. Ma le chiedo quale sia la sua opinione al riguardo. Lei ci
vivrebbe mai in una di queste torri?
D. : Credo che tutti o quasi, si sogni la casa isolata sul colle o in riva
al mare con un orizzonte illimitato di fronte. La versione più umana
di TC e' la mia proposta per Kyoto che puoi trovare nella pagina web del
mio sito al punto 13 dei BiniSystems. Inoltre pensa alle migliaia di persone
che ogni giorno necessitano di un riparo a causa di disastri naturali, immigrazioni
di massa, pulizie etniche, guerre e qualsiasi altro evento che li possa
lasciare senzatetto. Spesso si costruisce senza criterio e invadendo territori
che non dovrebbero essere edificati!
M : Visto
che prima ha sottolineato la fortuna di lavorare nell’ambito dell’innovazione
tecnologica, quale pensa debba essere il ruolo del governo italiano?
D. : Il governo italiano dovrebbe, come fanno in Giappone, togliere dalle
tasse tutte le spese che le imprese fanno per sviluppare ricerca, …sviluppo
e controllo. Questa è una cosa che non si capisce perché l’Italia
non offra queste agevolazioni fiscali. Per concludere devo dire che mentre
la mentalità italiana e la tendenza dell’italiano lo rendono il più
ricettivo e più adatto all’innovazione, all’inventiva, ecc.., egli
non trova in patria il terreno fertile, sia a livello accademico, sia a
livello industriale, sia a livello politico; quel terreno fertile che invece
trova qui in America e si trova anche in Giappone.
M: Quali
vantaggi invece ci sono a lavorare negli Stati Uniti?
D. : Beh, le tecnologie americane a livello diciamo di ricerca
scientifica nel campo della computerizzazione e nella robotica sono molto
avanzate, sono al pari di quelle giapponesi. Quindi tutte le volte che io
propongo dei sistemi costruttivi in cui io applico l’automatismo ho più
ricettività. Per esempio appena io parlo di questi argomenti ci sono
i giornali, le riviste, che parlano di queste cose, e io ricevo centinaia
di mail, soprattutto da parte di americani, giapponesi, anche dagli australiani,
recentemente. Quindi anche i media, i giornali, la radio, la televisione,
deve, secondo il mio modesto punto di vista, agevolare, spingere la ricerca
in Italia, da cui si può… può essere trasferita ogni nuova
tecnologia, anche perché in Italia i costi dei prototipi sono inferiori
a quelli che io trovo qui negli Stati Uniti. Infatti io stesso vado in Italia
quando devo fare un prototipo nuovo.
M. : In
quale zona dell’Italia?
D. : Beh, a Bologna e in Emilia la robotica è spinta in
modo notevole, e naturalmente nella zona del milanese anche. Io infatti
in questi giorni io sto realizzando delle forme pneumatiche dinamiche, queste
famose “pneumoforme” di cui io ti ho parlato, per costruire case a basso
costo nel giro di venti minuti. Io posso sollevare pesanti carichi oggi
con un sistema nuovo che ho appena brevettato in Italia e con mezzi realizzati
in Italia, però portati in America, perché in Italia nessuno
mi ascolta, c’è in Italia il substrato sufficiente se politicamente
venisse agevolato.
M. : Ho consultato alcuni libri sulle costruzioni pneumatiche e ho trovato
assai interessante i testi di Otto Frei ...le volevo chiedere : da quale
periodo le sembra opportuno si deve partire per un excursus storico circa
la possibilità di utilizzare metodi pneumatici di costruzione?
D. : Trovavo spesso Frei Otto e sua moglie ai congressi internazionali,
ma l'ho perso di vista, non so se sia ancora attivo.
Frei ha elaborato all'Università' di Stoccarda una formidabile ricerca
sulle strutture pneumatiche. I suoi primi 2 libri che mi ha dedicato autografamente
, " Zugbeanspruchte Konstruktionen " e “Band 2”, sono stati fonte
di grande ispirazione anche per me. Frei Otto e' uno dei piu' importanti
pionieri strutturali dei nostri tempi. Ah! I favolosi anni Sessanta! Hanno
visto cimentarsi personaggi del calibro di Hans Isler, Felix Candela e Buckminster
Fuller e Mario Salvadori. In quegli anni si sono espresse per la prima volta
forme spaziali mai realizzate precedentemente in Architettura. Pensa che
solo l'avvento del computer si e' riuscito ad elaborare (dopo) il calcolo
strutturale di forme quasi impossibili da definire anche geometricamente.
Negli anni successivi molti, appunto con l'aiuto dei computer e l'uso degli
"Elementi Finiti", li hanno emulati e copiati. Io, sino dagli
anni Sessanta, mi sono impuntato a trovare una filosofia costruttiva adeguata
al loro grande genio inventivo ed e' nato, quasi per caso, il nuovo concetto
della “auto-costruzione" o "costruzione automatica", a cui
nessuno aveva mai pensato e che inizialmente mi ha consentito di realizzare
un sacco di strutture (Binishells) senza neppure sapere se... "sarebbero
state in piedi"! Alla fine il computer ha aiutato anche me...e chi
si e' fidato di me!
M. : Nel suo ultimo intervento in Toscana ha parlato dei suoi BiniSystem
come dei sistemi costruttivi flessibili e applicabili a scuole, aeroporti,
resorts, case ed un’infinita varietà di progetti. Mi faccia un esempio
in Italia.
D. : In Puglia ti consiglio di visitare almeno due villaggi turistici
realizzati con Binishells entrambi presso Monopoli (Torre Cintola, in località
Capitolo e uno a Cala Corvino). Quel metodo costruttivo alternativo per
costruire cupole geodetiche sulla terra., poi lo brevettai e venne costituita
un’impresa di costruzioni che costruì parecchie cupole sparse per
il mondo. Il brevetto cui mi riferisco è quello che da la possibilità
di costruire una cupola con un getto unico completamente ed uniformemente
armata e precompressa. Questo significava risparmiare tempo nella costruzione
ed avere un risultato statico molto più soddisfacente.
M. : Mentre per quanto riguarda il settore aerospaziale, sempre in Italia,
quando e chi le ha commissionato la prima realizzazione?
D. : Storicamente la prima struttura geodetica spaziale autoformante chiamata
Binistar, e' stata realizzata a Bari dalla ditta E.GE.CON./Fratelli Dioguardi
S.p.A.. Mai nessuno al mondo aveva tentato prima di fare una cosa simile!
Credo che quella struttura esista ancora. Per avere maggiori informazioni
a riguardo, potresti rivolgersi al famosissimo Cavaliere del Lavoro, Prof.
Ing. Gianfranco Dioguardi dell'omonima ditta.
M. : Lei, Architetto di origine italiana, cosa ammira nei colleghi
della sua madrepatria? E nello stesso tempo di cosa dubita?
D. : Ogni volta che torno in Italia, ed in particolare a Firenze,
non posso evitare di ammirare la grande perizia degli italiani nell’interpretare
la difficile arte del Restauro con il recupero e la manutenzione di opere
impareggiabili di Architettura inserite in un contesto urbano che rispetta
un ambiente che tutto il mondo ammira.
Ora mi domando se, polarizzandoci in questo doverosa ed encomiabile opera,
ci stiamo allontanando dallo spirito di innovazione e creatività
che gli Architetti, gli ingegneri ed i costruttori dei tempi passati, ci
hanno consegnato. Non vorrei che si sia perso quello che Gianfranco Dioguardi
definisce “L’Avventura della Ricerca”, nella prefazione del mio libro in
via di stampa a Milano dal titolo metafisico (come lo ha definito Dacia
Maraini) “A Cavallo dell’Aria”,
M. : Cosa si fa invece all’estero nell’ambito dell’innovazione tecnologica?
D. : Cosa fanno “gli altri”? Alcuni escogitano formule didattiche che stimolano
i giovani, che li spingono ad unirsi nei loro garages ad inventare Google,
Apple, Microsoft ecc. Altri, propongono drastiche innovazioni nella scienza
delle costruzioni e consentono la realizzazione di SMART System, progettano
TRY 2004, Tower City, Kyoto for the 21st Century. Sviluppano nuovi materiali
o addirittura si spingono nelle ricerche spaziali per fronteggiare i problemi
che impongono ambienti estremi.
[..]Sono convinto che dobbiamo imparare ad essere i docenti di oggi… Penso
che sia assurdo imporre ai giovani il nostro vecchio, presuntuoso punto
di vista, senza cercare invece di incoraggiarli a seguire le intuizioni
e sfruttare la loro creatività in un mondo completamente diverso
ed in continua evoluzione.
Non dobbiamo costruire come i romani dell’antichità ma con i criteri
del nostro tempo, attenendoci all’uso dei nuovi materiali e ai principi
di sostenibilità economica, ambientale e temporale.
M. : E adesso un sintesi del Binishell: ci può presentare i risultati
fino ad oggi raggiunti?
• sostenibile meno materiale e meno spreco
• pulito bassissime emissioni di
• alta qualità maggiore consistenza e robustezza
• reperibile modo conveniente di costruire
• rivoluzionario usando aria compressa insufflata ad alta pressione si da
forma e si rinforza la struttura di cemento
• semplice bassa tecnologia, materiali facilmente reperibili e comuni mezzi
d’opera
Oltre 1300 realizzazioni esistenti in 23 paesi
• rapido - Riducendo fra il 60 e il 75% i tempi di costruzione programmati
• durevole - Naturalmente resistente ai venti, ai terremoti, al fuoco e
alle inondazioni. Il metodo costruttivo a corazza è calcolato usando
il metodo GSA finite element che da risultati positivi per quanto riguarda
le deformazioni anche se sottoposto ad elevati carichi.
• flessibile – Varietà infinita di curve, dimensioni, usi e finiture.
I Binishell sono applicabili a scuole, aeroporti, resorts, case ed un’infinita
varietà di progetti
• economico - Riducendo i costi di costruzione tipo fino alla metà
a cura di Mariangela Martellotta
LINKS:
|
[09-12-2009] |
| il “Lunit” un’unità auto costruente e autoportante, pressurizzata e mobile per il supporto vita di avamposti lunari, ed il “LunHab”, una struttura autosufficiente per la creazione i habitat lunari
|
DON’T CALL ME “MISTER”! – INTERVISTA A DANTE BINI, PADRE DEI RIVOLUZIONARI BINISYSTEM
| La caratteristica di una struttura geodetica è quella di avere il singolo elemento formato da un triangolo che conferisce al tutto una grande robustezza. Di solito si parte dall’icosaedro tracciando sopra ogni faccia un certo numero di triangoli a seconda delle necessità. Non si può tracciare meno di quattro triangoli in una faccia. Disegnare con precisione le varie viste di una struttura geodetica non è semplice specialmente quando la frequenza dei triangoli che la formano è alta. |
| Schizzo progettuale di ambientazione dei Binishell, risalente agli Anni Sessanta |
| Vista del complesso turistico di Torrecintola |
| Vista degli appartamenti di Torrecintola |
| Vista della struttura balneare di Torrecintola |
| Vista degli appartamenti di Torrecintola |
| Vista di un appartamento nel complesso turistico di Cala Corvino |
| Realizzazione di una cupola geodetica col sistema Binistar |
| Prototipo del modulo strutturale per la realizzazione del Binistar |
| Prototipo del modulo strutturale per la realizzazione del Binistar |
| In figura sono riportate le fasi di realizzazione di un grattacielo a Nagoya (Giappone) realizzato con uno SMART System. Si noti il cassone rettangolare che è adibito a cantiere mobile e che scorre seguendo la crescita dell’edificio, fungendo anche da copertura temporanea della struttura e da ponteggio. |
| A sinistra uso della cosiddetta “massa termale” mediante la copertura totale a verde. A destra schizzo del funzionamento bioclimatico di un unità Binishell che sfrutta le escursioni termiche dei materiali naturali nei quali si inserisce. |
| Schema dei vantaggi derivanti dall’uso delle strutture Binishell rispetto le tradizionali strutture in cemento armato. |
| Diagramma di calcolo delle deformazioni della struttura di un Binishell. Le deformazioni maggiori sono quelle in rosso. Si noti che alla base e fino ad un terzo dell’altezza le deformazioni sono pressoché inesistenti. |
| Diagramma di calcolo delle reazioni a compressione della struttura di un Bnishell. Si noti che le parti in rosso sono quelle maggiormente sollecitate e corrispondono ad una superficie trascurabile rispetto all’intera struttura. |
| Utilizzo dei Binishell per diversi tipi di strutture, da quelle residenziali a quelle pubbliche |
| Creazione, ambientazione, “mimetizzazione” di una serie di strutture Binishell che ne evidenziano l’estrema sostenibilità strutturale e temporale, visiva e ambientale |