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Traggo dal sito del Sole24ore, sezione Edilizia e Territorio, del 22 maggio 2002: "Assolutamente a favore della previsione di un pedaggio per la tratta Salerno-Reggio Calabria una volta che sarà pronta l'autostrada a tre corsie".

Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. "Il giorno che diamo un servizio buono all'utente, è giusto che questo paghi. Non vedo perchè il Sud vada trattato come una zona sottosviluppata: va trattato come tutti gli altri".

Attenti che il cargo sta per partire. Bisogna stare seduti e attenti, pronti a qualunque evenienza. Quello che avete capito non corrisponde a quello che avete letto, la notizia è in realtà un'altra.

Cioè, la notizia è proprio quella, o quantomeno quella l'affermazione, ma l'atteso sviluppo è un altro e l'interlocutore non è il giornalista ma l'investitore possibile futuro, il privato danaroso (tradotto in italiano) che è disposto a mettere le mani su altri soldi mascherati da servizi, in là nel tempo. Sovrappongo a questa traduzione una supposizione.

L'argomento è il solito "ponte sullo Stretto".

Per cui, per dirla alla Paterlini, l'intervento va letto così "Il ponte ci costerà un occhio della testa (quello buono) e l'occhio presbite rimanente ci deve servire ancora per vedere quanto siamo disposti a ipotecare del nostro patrimonio.

Sicché, essendo alle strette (la storia degli immobili da vendere, la cartolarizzazione, cioè la bufala che abbiamo cercato di passare per buona alla Comunità Europea ma, purtroppo, quelli non se la sono bevuta, va per le lunghe), non sapendo dove prendere altri fondi statali per finanziare l'opera maxima (visti i tagli alla finanziaria) e dovendo fare dei sacrifici, è necessario che siano in tanti a farli.

Inoltre, per passare sul ponte bisognerà pagar pedaggio, come ad un qualunque casello autostradale (anzi, si sa già adesso quanto costerà passare), per cui è meglio abituarsi da subito e non vedere la cosa come un surplus aggiunto all'opera".

Questa è la politica dei piccoli sassi, basta rileggere Pollicino. Se i sassi sono distanti nessuno si accorgerà che inizialmente i sassi stavano tutti nella stessa tasca e pesavano un accidenti e solo svuotandola, seguendo un preciso percorso, si è potuti giungere sin qui (sin lì dove si arriverà) senza far pesare oltremodo la cosa.

Un sasso qui, un sasso accanto, uno in fondo alla strada e nessuno si accorge di quello che accade.

Non saranno i proclami a fregarci, ma il silenzio, la parola taciuta, il significato perduto tra i miasmi di un ragionamento bacato.

E nessuno si accorge che il cargo comincia ad avere qualche problema, che perde pezzi e che vengono sostituiti in corsa, con rattoppi e improvvise rimarginazioni. Ce ne sono tanti che non ci si fa più caso, o che non ci si riesce a stargli dietro.

Per cui l'obiettivo è sempre quello più recente, quello immediato, il passato prossimo vien lasciato perdere e intanto cova, cresce e cambia le cose per preparare la strada ai cambiamenti futuri.

La trasformazione non deve essere evidente, è questo l'ordine, deve anzi passare come un fatto compiuto, una necessità ineludibile, un futuro alla portata di tutti, plausibile e a cui sarebbe criminale rinunciare.

La dichiarazione di Lunardi, in sé, non mi preoccupa, anzi la colgo come un momento di chiarezza; m'inquieta il fatto che il quadro generale sia caotico e oscuro, e che questa dichiarazione sia una pillola che va ingerita, comunque vadano le cose: la nostra pillola di placido futuro.

Siamo cavie utilizzate per la cura di una patologia già curata con altri metodi. Non importa l'effetto della cura.

Qui interessa il rumore di fondo che viene provocato dallo strofinio di due elementi: lo studio del metodo e il paziente sano.

Lo strofinio produce denari, che vanno nelle tasche del sordido dottore che ha compreso come questo rumore di fondo, qualunque sia, valga più della cura. Traduco: il ponte sullo Stretto non è più necessario, lo sanno tutti, compresi i finanziatori.

Ci sono decine di pagine di analisi fisiche (strutturali e architettoniche), geografiche (le coste sono in progressivo allontanamento), sociali (inquinamento mafioso sulle trasformazioni imprenditoriali locali) e finanziarie (con documenti degli stessi Ministeri) da far accapponare la pelle.

La citata cartolarizzazione, attraverso la quale sarebbe stato possibile acquisire denari dalla valutazione dei beni dello Stato, per mezzo di Patrimonio Spa, per trasferirli al finanziamento delle OOPP, con una cessione a Infrastrutture Spa, si è rivelata una bufala, con tutto il rispetto per l'animale, perché si davano per scontati numeri che in realtà erano solo voci di ipotetico bilancio se le opere fossero state vendute, a cui la CE ha risposto, con buona pace di Tremonti, che quei numeri non corrispondevano a cifre reali, per cui sarebbe stato possibile utilizzarli solo al Monopoli.

Quello che si sta facendo è la messa a punto di un meccanismo (i finanziamenti) che, in virtù di un effetto sperato (il ponte), produca qualcosa diverso dai presupposti e dalle finalità.

Se si strofina bene i numeri diventano denari, che possono essere utilizzati a vari scopi. Tutto qui.

Lunardi ha poco da fare, o sta dentro il gioco o esce fuori. Probabilmente lui ha già deciso, in tal senso volge la sua dichiarazione sul pedaggio autostradale al Sud: ma è solo un sassolino tratto in maniera chirurgica da una cava. Bisogna stare accorti, perché in fondo alla strada, dentro l'oscura selva, non sempre si trova una dimora conosciuta.

Oppure, dentro una casa nota è sempre possibile trovare l'Orco.

Che fine ha fatto, allora, il gatto con gli stivali?

Ha cambiato fiaba o ha cambiato compagnie?


Domenico Cogliandro

 

 

 


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[11-2002]

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