

Una coppia di architetti italo-israeliana formata alla Columbia, un imprenditore illuminato e un luogo esotico. Questi sono gli elementi principali che sono alla base di questo lavoro. A poche centinaia di metri della nota mensa aziendale "Octospider" che ha posti gli architetti sotto i riflettori dei media internazionali, sorge il nuovo stabilimento aziendale ZIG ZAG di Schle Woodthanan, imprenditore indubbiamente fuori dal comune che, come gli stessi architetti affermano, ha a cuore la qualità degli ambienti di lavoro, perchè alla base di una grande azienda ci deve essere il "benessere" degli operai. Exposure Architects, questo è il nome con cui Oliviero Godi e Dorit Mizrahi si presentano, sembra muoversi completamente a suo agio in un contesto ed in una cultura molto diversi dai nostri. Il nuovo stabilimento ZIG ZAG nasce proprio da una grande attenzione al lavoro. Nonostante sia un'architettura industriale essa emana qualcosa di poetico. Attraverso pochi e semplici materiali usati in modo non scontato questa architettura così apparentemente aliena nasce dalle forme della natura; come nell'Octospider i pilotis sono bambù, qui troviamo due enormi fiori di loto, socchiusi e che al loro interno custodiscono un giardino segreto che irradia luce ed armonia all'interno.Questa architettura nasce dall'acqua, ma invece di irradiarsi nel paesaggio, si chiude in se stessa, naturalmente per sopportare nella maniera più opportuna la differenza funzionale rispetto alla vicina mensa aziendale e venire incontro al concetto di lavoro della cultura orientale. La fabbrica di camicie e lenzuola ZIG ZAG è un'architettura di grande valore, che riesce a dimostrare anche che è possibile realizzare edifici affascinanti senza costi esasperati a cui spesso e purtroppo l'architettura contemporanea ci ha abituato.
Gianluigi D'Angelo - Channelbeta
La progettazione di questa fabbrica, dove vengono cucite tende e lenzuola, è stata un'esperienza particolare perché ha dovuto risolvere necessità fortemente utilitaristiche -efficienza della produzione, semplicità di gestione, bassi costi di costruzione, flussi organizzati di merci, mezzi e persone- insieme a preoccupazioni sociali -posto di lavoro a scala umana, meno alienante, centrato sulle persone e non sui processi, la possibilità di rilassarsi durante le ore di lavoro, l'assenza di disturbi esterni- e alla ricerca di una estetica appropriata -unicità del design, inserimento nel contesto industriale e geografico, forte immagine aziendale, senso di solidità-.
E' nata così l'idea di utilizzare il concetto di chiostro medioevale, luogo di meditazione, relax, ispirazione e rimozione dal mondo esterno.
Per mantenere queste qualità all'interno di un impianto industriale abbiamo separato e riorganizzato il processo produttivo affinché all'interno del chiostro ci fossero solo le persone addette alle macchine da cucire, mentre la preparazione dei tessuti alla cucitura e il successivo controllo e stoccaggio avviene all'interno di una lunga stecca, allegoricamente "la basilica".
In questo modo la gente nel chiostro lavora in un ambiente condizionato che si affaccia, attraverso una vetrata a tutta altezza, sul giardino tropicale interno. Molto è stato speso in termini di progettazione per garantire il massimo livello di luce naturale nel chiostro, evitando abbagliamenti diretti e la naturale avversione dei Tailandesi alla luce del sole. Ecco quindi la soluzione di inclinare verso l'esterno i muri perimetrali del chiostro. Con questo gesto si crea una fessura dalla quale entra la luce, riflessa dalla parte interna delle pareti, che illumina le postazioni di lavoro più lontane dalla vetrata del chiostro.
Il chiostro stesso assume quindi, dall'esterno, la forma di un fiore di loto posato sull'acqua, acqua che esiste in abbondanza nel sito e da noi organizzata in una serie di distese curve che tendono a sottolineare l'isolamento del complesso dal resto del complesso industriale.
Una volta definito lo schema di base, un secondo chiostro è stato aggiunto per aumentare la capacità produttiva senza pregiudicare la qualità degli spazi esistenti, come in effetti avveniva nel medioevo, quando più chiostri si agglomeravano attorno allo stesso edificio religioso.
Mentre dall'interno dei chiostri si percepisce una architettura leggera, diafana, fatta di vetro, luci ed ombre, dove la vegetazione tropicale dei giardini interni concorre a proteggere dall'eccesso di luce la gente che lavora, dall'esterno si colgono queste masse plastiche e severe, di scala sovrumana, che nulla lasciano trasparire di ciò che avviene al loro interno. Da qui la decisione di costruire una piccola "folly", un piccolo edificio leggero, ironico, che imita nelle sue forme il movimento a zig zag (da cui il nome della fabbrica) della macchina da cucire e che rappresenta il momento di transizione, l'in-between tra esterno ed interno, e che funzionalmente serve da show room e zona di ricevimento dei clienti. E' un elemento allegro che alleggerisce la serietà dell'impianto e lo rende, in qualche modo, più umano.
Il successo del progetto deve essere misurato, soprattutto dal grado miglioramento della qualità di vita di chi ci lavora; in questo senso gli operai ora passano 8 ore alla macchina da cucire in un ambiente luminoso, affacciato su di un giardino tropicale e rimossi dal caos industriale, disturbati solo dal fruscio delle cucitrici.
Il plauso va, chiaramente, al proprietario dell'azienda che, nei limiti di una gestione che deve essere economicamente profittevole, si impegna e si preoccupa in prima persona del benessere dei suoi dipendenti.
Exposure Architects
Dorit Mizrahi / Oliviero Godi
Bergamo (ita)
NOME PROGETTO:
Zig Zag Sewing factory
(Stabilimento per la cucitura di lenzuola e tende Zig Zag)
CLIENTE
Mr.Schle Wood
Satin Textile Co. Ltd
Bangkok
ARCHITETTI
Dorit Mizrahi / Oliviero Godi
Exposure Architects
Via Manganoni 6
24123 Bergamo
ARCHITETTO LOCALE
Mhun Srireuntong - Civil Tech Design and Consultant Co. Ltd
Bangkok
COSTRUZIONE E DIREZIONE LAVORI
Sita karnkriankrai - Atis Build Co. Ltd
Bangkok
FASE PROGETTAZIONE
2003-2004
REALIZZAZIONE
2004-2005
SITO
Patchburi
(80 km ovest di Bangkok)
MATERIALI:
Chiostro:
Pannelli prefabbricati in Ca e montati in sito.
Pilastri in Ca e travi in acciaio
Tetto in lamiera ondulata
Brise soleil in legno e acciaio
Parete cortina verso il cortile interno in vetro e alluminio
Zona servizi:
Tetto e pareti in lamiera ondulata
Pilastri in Ca
Travi lenticolari in acciaio
Zona reception.
Struttura interamente in Ca
L'edificio "galleggia" su una serie di laghetti artificiali, appoggiato su palificazioni a reticolato in Ca che scendono fino a 18 metri sotto il piano stradale per trovare lo strato roccioso.
LINKS:
Intervista di Luigi Prestinenza Puglisi a Dorit Mizrahi e Oliviero Godi
Exposure Architects
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[02-04-2008] |
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