
|
channelbeta - canale d'informazione sull'architettura contemporanea |

|
Le domande sono tra il serio, il faceto e il malizioso per dare modo di far trasparire verità che spesso i discorsi ufficiali non fanno trapelare. L'intervistato può però modificare, cancellare o sostituire le domande con altre a suo piacere. A sottoporsi alle domande è Luca Molinari, critico, tra i responsabile della Triennale di Milano, responsabile della sezione architettura della Skira. Molinari segnala tra i preferiti Rota, Citterio e De Lucchi. LPP: Una(breve)auto-presentazione… LM: Sono un provinciale della pianura che ha sempre cercato la città, la sua vitalità, la sua anonimità. Ho sempre corso in avanti, fermandomi troppo poco. Persico, E.N.Rogers, Miralles, Tzonis, Cesare Pellegrini, piccoli/grandi maestri che ho incontrato e che mi hanno insegnato l'amore generoso e ossessionato per l'architettura e per il dialogo. Mi considero laico e non sopporto tutte le forme di moralismo, di ideologismo sterile, di spreco delle risorse/energie. Inquieto e pieno di dubbi a dispetto dell'apparente sicurezza. Faccio della scrittura la mia personale forma di progettazione e dell'ascolto una modalità di relazione politica con la realtà. Skira, la Triennale di Milano e l'insegnamento sono i luoghi dove oggi, fortunatamente, posso sperimentare e operare. LPP: Cosa ne pensi dell'architettura in Italia oggi… LM: Direi solo un gran bene. Ci sono tanti bravi autori e realtà interessanti. Qualche esempio solo per gradire: La sorprendente Fiera di Milano di Fuksas, il lavoro sul Corviale di Stalker, il restauro del Pirelli di Corvino+Multari, una Kunsthal napoletana di Gambardella, le case minime di Servino, i lavori perugini di Rota, il progetto per la Regione Lombardia di AGE (Metrogramma, Scandurra, Molinari, FOA), i "minimi" territoriali di Navarra, gli allestimenti di Ma0 e Avatar, i laboratori universitari di Ciorra e Perriccioli, gli inserti archeologici di Latina, la professionalità di 5+1, la provincia ricca di Pellegrini, Contini, Cappai e Segantini, Bigi+Della Torre, Frlan+Jansen, la residenza di Zucchi. I problemi? Troppo individualismo con cadute di narciso-biografismo stilistico e una conseguente difficoltà al dialogo costruttivo e alla crescita sul lungo periodo. Un marcato provincialismo delle riviste (la maggior parte) e di troppi committenti che non aiuta il ritorno di considerazione internazionale per quanto si sta costruendo. Una scarsa coscienza politica del proprio ruolo. Una assente, drammatica, domanda di sperimentazione. Una difficoltà alla visione, a forzare in avanti la mano da parte degli architetti confondendo troppo spesso la visionarietà con la resa grafica del progetto. LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua… Italo Rota (si, mi prenderei il rischio), uno degli architetti italiani più maturi e stimolanti, anche quando non sei d'accordo con lui. LM: E un designer al quale affidare il progetto per la tua poltrona preferita... In questo svelo il mio lato più borghese e conservatore ….. direi Citterio oppure Michele De Lucchi. LPP: Finalmente un tribunale dell'architettura accusa l'Italia per gli ultimi trenta anni. Per errore chiamano anche te come imputato. Tre motivazioni che daresti per farti scagionare. LM: La prima che trent'anni fa avevo solo sette anni. La seconda che da qualche anno ho smesso l'abbonamento a tutte le riviste di architettura evitando di contribuire economicamente a una stagione editoriale recente poco stimolante e scegliendo ogni mese solo le cose più interessanti. La terza è che sto provando a disintossicarmi (dalle parole vuote dell'architettura) frequentando più gente normale possibile. LPP: Cosa pensi dell'Università in Italia e a Milano, oggi? LM: Milano dopo la laurea è stata per me un luogo di scarso interesse; università troppo grandi, troppo gererchizzate, con poca comunicazione verso l'esterno; da anni insegno nelle piccole università, prima ad Ascoli e poi a Napoli-Aversa, ho trovato rapporti più immediati e molta energia da parte dei giovani docenti e degli studenti. Forse meno risorse economiche ma una flessibilità culturale ed una capacità di mettersi in gioco fondamentale se si vuole rianimare il sistema accademico italiano. LPP: Casciani o Boeri, a chi affideresti Domus? LM: Cattivello … uno scontro tra titani, direi. Chi scegliere tra "il miglior critico italiano vivente di arte, design e architettura" e un nobile "dilettante" (dichiarato)? Non ho dubbi, direi Boeri, per il semplice fatto che, essendo interista, non solo è temprato dalla sofferenza calcistica, a volte anche estrema, ma vive sempre illusoriamente con la speranza di un futuro migliore, dote che mi sembra fondamentale per un buon direttore di rivista. LPP: Gioco della torre: BBPR o De Carlo, chi butteresti? Non rispondere:nessuno. LM: Semplice, cambio la regola e tolgo la torre. Soprattutto in questo momento che Lodo Belgioioso, ultimo dei "fab four", ci ha appena lasciato. Intervista a cura di Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°19 del 2004 Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design a cura di Luigi Prestinenza Puglisi |

|
[6-2004] |
|
channelbeta COPYFREE |