Chi avrebbe scommesso che nonostante le infelici condizioni economiche in cui versano diversi paesi, primo fra tanti l’Italia, il bilancio dei Saloni edizione 2009 sarebbe stato comunque positivo? La risposta è nella volontà delle aziende di trasmettere comunque un segnale concreto in questo momento travagliato investendo nella ripresa del settore. E i numeri di quest’anno parlano chiaro: 2’723 le aziende che hanno risposto con fiducia a questa edizione, circa un 10% in più rispetto l’anno scorso, di cui 1'530 italiane e 1’193 estere disposte su una superficie di 202'350 metri quadrati espositivi e una lista d’attesa di circa 30'000 metri quadrati corrispondenti a 491 domande di cui 270 provenienti dall’estero. In termini numerici questa è la reazione delle aziende ai Saloni 48°edizione, che strizzano l’occhiolino con aria di sfida alla crisi economica in atto. A sostegno di questo atteggiamento diverse le iniziative collaterali frutto della collaborazione tra associazioni che rappresentano i lighting designer PLDA e APIL attraverso il Convegno Light Focus on Milan intitolato “Che cosa caratterizza il lighting design di qualità?” e il workshop sulla illuminazione d’interni, unitamente alla 10° edizione del Convegno Internazionale tra le Scuole Universitarie di Design, Designing Designers, dal titolo “Dove va la luce?”.

 

Se i numeri ‘rosa’ fanno tirare un sospiro di sollievo lo stesso non si può dire per i prodotti esposti. Capitolo a parte la “tendenza” new-kitsch, linea ormai ri-proposta in tutte le forme, colori e varianti e a cui anche l’occhio sensibile si è abituato. L’innovazione e la ricerca sembrano essersi addormentate nelle case produttrici, fatta qualche eccezione per le grandi firme e i grandi marchi che riescono a riservare parte dei loro investimenti per uno studio più approfondito sull’argomento. E proprio questo atteggiamento mirato alla continua indagine ha contribuito ad un ritorno al minimal che sembra opporsi alla tendenza degli ultimi anni. Diversi gli esempi: Danese Milano che con le sue collezioni continua a rappresentare l'essenza vera del design, quella legata alla valenza funzionale dell'oggetto che sopravvive ad ogni moda e ad ogni tempo, come anche la sedia ‘Trattoria’ proposta da Magis del designer Jasper Morrison. Una seconda tendenza è stata quella di rispondere attraverso arte, natura e moda a questa critica situazione economica che stiamo attraversando, e a cui diverse aziende hanno ribattuto proponendo oggetti che ispirano distrazione dalla situazione attuale non particolarmente felice per immergersi in una dimensione libera da preoccupazioni. Vitra per l'edizione di quest'anno ha proposto la 'Vegetal chair' dei fratelli francesi Bouroullec, e come in ogni progetto proposto dall’azienda leader nel settore design, si distingue per la ricerca approfondita dei materiali e l’innovazione nella produzione del prodotto con un chiaro rimando alle forme naturali, atteggiamento spesso incontrato tra i vari stand del Salone. Moroso ne fa lo stesso una citazione con la collezione firmata da Patricia Urquiola per il sistema di sedute ispirata alla rift valley.

Diverse le proposte perseguite da aziende come Casamania, che ha presentato il ritorno della filosofia hand-made particolarmente curata nella poltroncina 'nuance' disegnata da Luca Nichetto e realizzata con scampoli di scarto dei tessuti. Su questo filone è necessario aprire una dovuta parentesi che sottolinea una particolare dedizione dei marchi esteri, iberici e giapponesi per intenderci e senza meravigliarci, ad ottenere il massimo della semplicità nel linguaggio dei prodotti, con risultati sorprendenti. La prima citazione va fatta a favore della sozo_comm, programma sviluppato dal Meti (Japanese Ministry of Economy Trade and Industry), che propone una selezione di 5 aziende giapponesi (Iyobe, Karimoku, Maruichi, Maruni e Ritzwell) con prodotti realizzati a mano di altissima qualità. Lo stesso principio è stato abbracciato dal marchio UNO, i cui prodotti sono frutto dell’ottimo lavoro compiuto dagli spagnoli El Ultimo Grito. Un design d'avanguardia, semplice ed efficace che evitando rimandi culturali e filosofici trasmette la sostanza vera del design: praticità, serialità ed efficacia del prodotto rispetto al proprio uso. Difficile fare un parallelismo con il nostro paese, conosciuto all’estero soprattutto per le ‘arti applicate’. La nuova generazione non ha ancora ricevuto la possibilità concreta di emergere e distaccarsi da ciò che ha rappresentato il design nei decenni precedenti, eccezioni a parte. Particolari effetti sono visibili ma occorre fare di più.

 

Un piccolo cenno al Fuorisalone e allo spazio Superstudiopiù luogo di incontro per sperimentazioni di ogni tipo, tra grandi marchi e nuove proposte, al cui seguito si sono succeduti eventi e mostre di generi affini: pittura, fotografia e comunicazione. Luoghi in cui visitatori occasionali e fruitori abitudinari di questi luoghi, si sono ritrovati scambiandosi sensazioni e punti di vista su questo appuntamento milanese e su ciò che potenzialmente potrà produrre in seguito. Attendiamo fiduciosi i buoni frutti.

 

 

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[30-04-2009]

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Crisi economica ai Saloni 2009? Non pervenuta
Cabiria Iannucci
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