

XXII Conferenza Nazionale SIU
La Società Italiana Urbanisti incentra quest’anno il proprio incontro nazionale, coordinato da Nicola Martinelli, sulla gestione del paesaggio, in particolare sul contributo che il progetto urbanistico può offrire al progetto di paesaggio.
Strumento essenziale per una concreta valorizzazione e gestione del paesaggio è quello della sensibilizzazione delle comunità locali, ed immediatamente si coglie quanto oggi il paesaggio sia tema conteso, tra una moltitudine di attori e progettisti, si coglie inoltre la forza politica che tale parola stia assumendo, consumata, forse anche a fini strumentali. Si tenta di dibattere sulle strategie pubbliche utili al contenimento dello “sfruttamento della risorsa paesaggio” come la compattezza, la complessità e l’alta integrazione dei nuovi insediamenti, il contenimento dell’occupazione del suolo, la visione integrale del territorio nel processo di pianificazione, la protezione, l’ordinamento e la gestione del territorio. Passaggio fondamentale sembrerebbe individuare il territorio da investire con il progetto di paesaggio, capire quali sono paesaggi sui cui bisogna riflettere.
Non più quelli di eccezionale valore, conosciuti dal 1939, bensì delle aree degradate o di scarsa qualità, che oggi attraversano i territori quotidiani italiani e sulle quali insistono “i lasciti preterintenzionali dell’urbanistica moderna”.
Valorizzare il paesaggio, vuol dire puntare sulla “periurbanità”, luogo instabile e contraddittorio sul quale lavorare attraverso forme e controforme di una nuova dimensione naturale antropizzata: non può che essere l’architetto a doversi occupare di tali luoghi.
Da sottolineare, è l’intervento di Pierre Donadieu, professore presso la Ecole Nationale Supérieure du Paysage de Versailles, che ci racconta quale potrebbe essere il futuro degli architetti paesaggisti, introducendo una lettura critica della storia e dell’evoluzione del mestiere del paesaggista, dal “giardinismo” al “mediazionismo”.
Donadieu spiega come la disciplina compositiva del paesaggio sia in crisi a causa della perdita di senso dei luoghi e dell’assoluta assenza di concetti, regole e precetti convincenti della disciplina stessa.
Il Landscape Urbanism necessita di nuove ricerche scientifiche, avendo un impianto teorico ancora molto debole, deve rinnovare i principi delle pratiche urbane individuando dinamiche che possano mettere in scena le incertezze suburbane. Il Landscape Urbanist deve attingere ad alcune nuove scienze come la geografia culturale, l’ecologia paesaggistica, la geoarcheologia, il city planning, il green urbanism, l’urban design e il new urbanism. Per definire il paesaggio cita Rosario Assunto ed il suo “quadro estetico del vivere umano”, il paesaggista era all’inizio del 900 “poeta e pittore che compone al fine di soddisfare occhio e spirito” e ci spiega come e perché la Convenzione Europea del Paesaggio chieda al paesaggista dialogo e concertazione, quindi mediazione tra progetto politico, progetto territoriale e progetto sociale. Paesaggista, non più giardiniere, ma mediatore.
Il paesaggista di mediazione ha il compito di unire sogno e realtà, attraverso progetti aperti su evoluzioni incerte, progetti che raggiungono la qualità attraverso la concertazione e la condivisione mutevole;
Donadieu invoca un progetto multisensoriale, inventivo, innovativo, riflessivo, complesso, multiscalare e transculturale; dicendola tutta, un progetto alquanto difficile, che possa essere valutato dagli utenti, gli abitanti del paesaggio, i cittadini.
A noi architetti, paesaggisti, pianificatori
e conservatori, spetta l’arduo compito di leggere, correggere, sognare,
comunicare, condividere, e vivere il paesaggio… c’è da chiedersi
se troveremo anche il tempo di comporlo al fine di soddisfare occhio e spirito.
Cesare Corfone - Channelbeta
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[20-03-2009] |
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