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I vuoti riempiti di senso. Un
progetto di ARCH+ per Verona La questione degli spazi aperti, centrale nel dibattito architettonico ed urbanistico, sembra emergere in questi ultimi anni in modo nuovo. Le recenti riflessioni sulla città intesa come "ecosistema" hanno, infatti, introdotto nuovi campi di interesse nel progetto degli spazi aperti. Essendo ormai chiaro che il ruolo dei vuoti non può più essere quello di "serbatoio di riserva" per l'edificazione futura, è necessario affermare nuovi significati e nuove funzioni che attribuiscano ai vuoti nuovi valori. Assumendo quindi in positivo la spazio aperto e guardando ad esso come ad un necessario elemento di riequilibrio dell'ecosistema urbano il progetto di ARCH+ (Massimo Angrilli, Nietta Dell'Olio, Angela Di Giovannantonio) e di Pepetto Di Bucchianico e Gianluca Germinario, vincitore del concorso internazionale "Subversive Insertions", bandito nel 1999 da USA Institute, interpreta il sistema dei vuoti dell'area industriale dismessa dei magazzini generali di Verona. A partire dai vuoti il progetto ricostruisce il ciclo dell'acqua di un'area di Verona sud, risignificando la vasta rete idrica di adduzione e di allontanamento delle acque, un tempo utilizzata dalle industrie. Un canale ad uso industriale viene ripristinato ed utilizzato per convogliare le acque di pioggia in una serie di vasche di sedimentazione che si allagano progressivamente in base all'entità delle precipitazioni, facendo poi in parte riassorbire le acque nel suolo ed in parte rendendole disponibili per l'irrigazione del parco. Le vasche, concepite per assolvere anche ad altre funzioni, si integrano nel progetto di riuso della "Rotonda", la monumentale stazione frigorifera dei magazzini generali (vedi relazione al progetto). Il miglioramento del ciclo delle acque bianche, obiettivo assunto a partire dalla necessità di ripristinare la funzionalità dei principali processi ecologici in ambiente urbano, si affianca all'obiettivo di elevare la qualità degli spazi aperti di Verona sud passando anche attraverso opere mirate alla gestione delle risorse naturali, opere alle quali viene attribuito "senso urbano", considerandole a tutti gli effetti occasione di architettura. Dunque la tesi sostenuta dal progetto è che i vuoti urbani si costituiscano come luoghi della rigenerazione ambientale degli insediamenti, preservando comunque i significati che tradizionalmente ad essi vengono attribuiti, rimanendo quindi luoghi della rappresentazione simbolica delle società e della cultura locali. Questa posizione ha sullo sfondo l'emergenza ambientale, da intendere anche come dato che può e deve suscitare ricerca progettuale, piuttosto che, come accade più spesso, atti difensivi, mirati a creare nuovi vincoli o proposte dal sapore "back to nature", che consacrano ogni spazio aperto alla natura, sacrificando tutti i valori culturali ed estetici tipici della società urbana. E' auspicabile che l'emergenza ambientale dia nuovo impulso alla ricerca in architettura, analogamente a quanto accaduto in passato per altre emergenze (come fu ad esempio per l'emergenza alloggio) cominciando a tradurrre in occasioni di ricerca e di applicazione la prospettiva della sostenibilità dello sviluppo; ricercando all'interno dell'eredità culturale della nostra disciplina le basi per ricostruire il rapporto interrotto tra natura e artificio, rifiutando la specializzazione che tende a relegare a nuove strane discipline (bioarchitettura?) un ruolo che da sempre appartiene all'architettura. Relazione di progetto Il progetto si propone di ri-significare l'area degli ex-Magazzini generali ed il tessuto circostante attribuendo nuovo senso urbano al sito ed in particolare al suo edificio-simbolo: la Rotonda. Attraverso Viale del Lavoro, interrato e trasformato in viale urbano complesso la Rotonda viene collegata all'Arena, proponendo un secondo polo qualificato e complementare al "sistema dello spettacolo". Ciò dovrebbe "aprire" l'area degli ex-Magazzini Generali ad una "geografia" sovra-locale, agganciandola al tessuto di "Verona dentro le mura" e togliendo dall'isolamento i quartieri residenziali di Borgo Roma e Golosine. L'obiettivo del progetto è creare un "nuovo centro urbano" i cui caratteri identitari saranno affidati, oltre che alla permanenza degli edifici industriali, al trattamento del suolo, bonificato e trasformato in parco-infrastruttura, inteso come complesso di aree verdi e vasche d'acqua per il riequilibrio ecologico e climatico del tessuto urbano. La memoria del sito è assunta come matrice del progetto; i segni ancora presenti dei binari e quello, da riportare alla luce, del canale, generano le linee della trasformazione; in particolare si attribuisce all'acqua il duplice ruolo ecologico e paesaggistico svolto da una serie di vasche di raccolta delle acque piovane. La trasformazione della Rotonda in struttura per concerti, spettacoli ed attività culturali, avviene nel rispetto dei vincoli. Il nuovo palco e la platea dell'arena per concerti sono infatti ricavati scavando sotto l'edificio, penetrando dall'esterno con una serie di rampe e gradinate che irrompono nel nuovo cuore della Rotonda. Lo spazio della cupola è interpretato come un dispositivo ottico che consente ai visitatori di vedere direttamente, o tramite monitor, tutte le manifestazioni, le esposizioni, le attività culturali in corso nel struttura e nel suo intorno. Le sale ai piani superiori accolgono una molteplicità d'usi, tra i quali cinema, aule per conferenze, biblioteca, spazi per esposizioni, oltre naturalmente a caffè e ristoranti.
link: DEMOLIZIONE - CICATRIZZAZIONE - RIGENERAZIONE - 1° premio concorso internazionale di progettazione " Paesaggi Costieri Gruppo Arch+ (Massimo Angrilli, Nietta Dell'Olio, Angela Di Giovannantonio, Raffaella Falconio e Vincenzo Pomilio) con Anthony Bellezza, Emanuela Bonvecchi, Gianluigi D'Angelo.
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