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L'abbassamento del viale D. José Alves Garcia da Silva rinforza definitivamente la continuità spaziale del recinto sacro, accentuando la coerenza e la dimensione territoriale dello Spazio Sacro della città. La basilica ed il centro Paulo VI delimitano a nord-est ed a sud-est un recinto con circa 600m secondo il "centro" principale e 150m di largo. E questo "centro" è il nucleo o il "vuoto" che José Mattoso ha definito per caratterizzare gli spazi Sacri, nati per eccezione da una "manifestazione" straordinaria del Sacro per opposizione ad una chiesa parrocchiale, o duomo, che sono referenze religiose del quotidiano. Il "santuario" che nasce così è la "materializzazione della memoria" e "c'è come il ricordo di un momento, un'esperienza, una epifania". Per far menzione a frammenti dell'intervento di Mattoso - "Il segno del sacro nella terra degli uomini, nel foro di Fátima - Città di Fondazione" - sono (i santuari) i segni del sacro nello spazio degli uomini, promesse di rivelazione, inviti alla ricerca di un vivere straordinario a costo di una rottura con il quotidiano, alimento durante il cammino intrapreso per l'attrazione del mistero, invito al superamento di una vita monotona e grigiastra. Questa caratterizzazione di spazio vuoto che lo storico associa quando attinge al "pellegrinaggio", perché "quello che lui (il pellegrino) aspetta è la manifestazione di Dio rivista in qualche maniera imprevista e sorprendente", è essenziale all'esistenza del santuario (o della sua "chiamata") "perché se questo restare è contornato da un vuoto, il suo carattere epifanico è accentuato. Questa dimensione esiste in Fátima, nella possibilità di percorrere il recinto nell'ampia scala del cielo o della volta celeste onnipresente che in fondo è "forse" ciò che permette di riempire questo grande vuoto che ha un profondo senso epifanico. |














