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Scrive Sitte: "..Nell'urbanistica moderna il rapporto tra superfici edificate e superfici vuote si è letteralmente capovolto. In passato gli spazi vuoti (strade, piazze) costituivano una totalità in sé conchiusa, e se ne stabiliva la forma in base all'effetto che si intendeva ottenere. Oggi si ritagliano lotti edificabili in forma di figure regolari, e a quel che rimane si dà il nome di strada o piazza. La suddivisione in lotti attuata dagli urbanisti o dagli investitori moderni implica un nuovo tipo di rapporto, non solo fra "superfici edificate" e "superfici piene", ma anche, è bene precisarlo, fra spazio e luogo. .... Un tempo, la creazione di una piazza ne presupponeva il riconoscimento nella sua specificità di "luogo", nel senso di uno sforzo inteso a costruire, a "dispiegare", in certo qual modo, il luogo stesso a partire da ciò che esso era ed in vista dell'effetto globale che si voleva produrre....." Il rovesciamento dei rapporti classici tra pieno e vuoto, e la constatazione che lo spazio "vuoto" è il "blob" significante, un tessuto nuovo di nuovi territori diradati, è uno dei temi della ricerca. La ricerca tende a mettere a fuoco questo "vuoto", come una superficie, un suolo da progettare in cui il progetto dispiega una serie di dispositivi compositivi del tutto simili o coincidenti con i meccanismi compositivi dell'architettura volumetrizzata. Il disegno di questi nuovi suoli può generare architetture che presentano nel loro stesso statuto la loro appartenenza ad un suolo, una superficie, o l'essere loro stesse architetture suolo, apre la strada allo studio di architetture fortemente informate (disegnate) dai segni del suolo. Come la fascinazione della macchina o del computer ha informato architetture, così il suolo, l'appartenere al suolo, può essere la matrice culturale e semantica della ricerca architettonica contemporanea. Questo campo è stato indagato alla metà degli anni sessanta da Claude Parent e Paul Virilio trovando interessanti forme di ricerca e teorizzazione; qualche anno appresso una generazione di artisti ha iniziato a manipolare il suolo ed il paesaggio individuando un campo di azione ibrido che, parafrasando Rosalind Krauss, potremmo definire quasi architettonico, quasi geografico.Questo campo rado, ibrido, è un campo di progettazione a tutto tondo di cui la disciplina architettonica deve reimpossessarsi . Il tema di ricerca è l'indagine del vuoto apparente che costituisce il tessuto connettivo e significante del tessuto antropizzato della conurbazione diffusa contemporanea; diffusione frutto, dapprima, dalla dilatazione delle distanze indotta dalle reti viabilistiche (paradigma meccanico) e successivamente dalle reti telematiche (paradigma elettronico). La scoperta di questo vuoto costituisce il primo elemento di conoscenza; il ricercatore vestiti i panni di Robert Maitland si aggira nell'isola di Camento di ballardiana memoria ed inizia a scoprire come lo spazio apparentemente vuoto, vuoto non è ma è popolato e segnato da una miriade di tracce tutte ancora da decodificare. Fin qui tutto bene. IL SUOLO Il suolo è la parte superficiale (naturale o artificiale) che noi riusciamo ad identificare come lo strato ultimo della crosta terrestre o lo strato ultimo dello spazio all'interno del quale ci muoviamo; il piano di calpestio per ricondurlo ad un gergo a noi noto, superficie liminare di un elemento intimamente legato al terreno. Il suolo, la superficie piana è il vassoio in cui tutte le attività umane riescono a prendere forma, pur tuttavia questa superficie non è sufficientemente "densa" e si estende sia in altezza che in profondità (sopraterra e sottoterra); piani si sovrappongono a piani nel tentativo di addensare in un punto quanto più concertato di superficie possibile. Questa serie di superfici piane sovrapposte non riesce comunque ad avere autonomia distributiva, tutto ciò ha ragione di essere grazie ad una serie di "piani corrugati",scale ed ascensori che consentono di avere delle connessioni verticali. Cosa succede quando questi elementi tecnici cominciano ad avere un'importanza ed uno sviluppo spaziale tale da non permetterci di considerarli semplici accessori? Le scale divengono rampe, anzi piani inclinati parti di uno spazio morbido e continuo in cui le superfici si rincorrono senza soluzione di continuità, verticale (pareti) ed orizzontale (piani, tetto) si con-fondono. La piramide è la figura architettonica estrema in cui non ci sono più pareti o tetto, c'è un'unica superficie inclinata che li contiene entrambi. Quest'operazione quasi automatica tetto/piano inclinato ha, una forza dirompente e rimette in gioco l'idea-figura di tetto che il movimento moderno ha quasi cancellato; l'idea di tetto é stata ridotta spesso alla figura di risulta ottenuta dalla sezione orizzontale dei volumi architettonici o nel piano suolo (tetto giardino) che "compensa" il terreno dalla sottrazione di una parte per la costruzione di un edificio. Lavorare con questi edifici "geografizzati" in qualche modo richiede un ripensamento delle relazioni tra le parti; sopra/sotto, interno/esterno, molto probabilmente quello che è il ballo è proprio il modo di discretizzare lo spazio, o meglio di controllare uno spazio finito, ma continuo senza soluzione di continuità fisico-materica tra una parte inevitabilmente interna ad un'altra esterna (un al di qua e un al di là). Oggetti come il nastro di moebius sfuggono ad una catalogazione e ad una comprensione con una semplice definizione di un aldiquà e un aldilà. Tutto ciò ci costringe a definire delle categorie spaziali che registrino la teoria di configurazioni dinamiche di questi spazi, spazi figurativamente paragonabili alle deformazioni plastiche, trasfigurazioni, di alcune opere di Francis Bacon la cui famiglia semantica è ascrivibile a quella del movimento di suolo, alla modellazione della materia. "due persone che camminano lungo i lati del campo, restando l'una in vista dell'altra malgrado i dislivelli, determinano un spazio topologico definito (. . .). Volevo stabilire una dialettica tra la percezione globale del luogo di un individuo e il suo rapporto col terreno su cui si sposta (. . . ) La curvatura e il profilo delle colline (determinano) la lunghezza, la direzione e la forma di ciascun elemento (. . . )". "Quando dalla collina si scende nell'opera, i suoi elementi s'alzano progressivamente in rapporto al livello dell'occhio. La prima discesa termina quando la sommità del muro si trova a tale livello (. . . ). Mentre si continua a seguire l'opera sul terreno, si è costretti a spostarsi, a girare con lei e a voltarsi per vedere i livelli della discesa (. . . ). Quei livelli sono legati ad un orizzonte in continuo movimento (. . . ), s'alzano, s'abbassano, si estendono, si riducono, si contraggono, si comprimono e si trasformano (... )". Richard Serra Schift - king City - Ontario, Canada 1970/72 Suolo: la superficie di terreno su cui si cammina quello che appartiene allo stato.
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Immagini fornite dall'autore, eccetto: 01-"Storia e controstoria dell'architettura in Italia" B.Zevi, Newton, 1997. 02-"Delirious New York",Rem Koolhaas, Electa, 2001. 03-"Arte e architettura", Lorenzo Dall'Olio, testo&immagine, 1997. 06-"Home", 2a+p, Castelvecchi, 2000. 07- Tiscalinet immagini |