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Dalla prefazione: <<Il
libro è suddiviso in cinque parti: la prima introduttiva illustra le motivazioni
e le strategie attuate nella redazione di questo testo; la seconda contiene una
sintesi di 14 studi e alcune mappature di un panorama più ampio; la terza, costituita
da un dialogo tra Luigi Prestinenza Puglisi e Marco Brizzi, scorre all'interno
della seconda parte; la quarta contiene una selezione di immagini a colori di
alcuni progetti dei 14 studi; la quinta descrive per mezzo di una cronologia e
di ulteriori mappature i principali eventi accaduti negli ultimi otto anni in
riferimento allo scenario architettonico preso in considerazione per questo lavoro>>. Come
si può dedurre dallo stralcio della prefazione, si tratta di un libro articolato
e complesso, che tratta di un tema articolato e complesso qual'è la situazione
della ricerca architettonica in Italia. Tema
difficile perché "work-in-progress", è la realtà che stiamo vivendo in questi
anni, e manca una distanza temporale tale da permettere una storicizzazione critica. E'
un testo scritto a più mani, da Luigi Prestinenza Puglisi, Marco Brizzi e 2a+p:
a questi ultimi [gruppo di giovani neolaureati] il compito di sviluppare
una strategia d'analisi della scena architettonica italiana, definendo una serie
di "coordinate" che hanno portato ad una "geografia operativa", servita anche
alla selezione dei 14 gruppi di progettazione di cui hanno coordinato la redazione
dei profili. Il panorama che si delinea
è ampio ed eterogeneo, composto da un insieme di progetti, eventi, relazioni,
la cui comprensione non risulta affatto immediata. Non si pretende di essere esaustivi,
ma si è cercato comunque di fare il "punto della situazione". Il
contributo critico di Prestinenza e Brizzi è sviluppato in forma epistolare, non
il classico testo quindi, ma un dialogo, uno scambio di opinioni e idee via e-mail. All'inizio
si cerca di individuare alcune caratteristiche di questa "generazione": innanzitutto
giovane [anche se non sempre], formatasi sulla pubblicistica straniera,
con i viaggi all'estero e grazie ai concorsi, che danno la possibilità di mettersi
alla prova. E poi, ovviamente, le
nuove tecnologie dell'informazione: la Rete. Internet
ha dato la possibilità di stabilire relazioni con modalità e linguaggi diversi
rispetto alle generazioni precedenti. Grazie alla Rete si sta costruendo una comunità,
dove, come in ogni giro di amicizie, c'è chi si incontra sempre e chi ogni tanto…
un gruppo di persone che ruota attorno alle webzine, ai forum, che si scambia
mail… E come tutte le volte che nasce
una comunità, dietro ci sta un intento comune: in questo caso la ricerca e la
sperimentazione, svolte "a 360°", dove ognuno cerca la sua strada, e ci si confronta,
anche col rischio di essere criticati. C'è
chi si è lanciato anima e corpo nella "virtualità" e chi ha conservato una certa
"concretezza", tutti sapendo che si partecipa dello stesso clima. I temi della
"virtualità" sono pretesti su cui ragionare: mai come oggi si è tanto parlato
di Materia. In ogni caso non c'è
né paura né fanatismo: si cerca un utilizzo critico e consapevole dei mezzi informatici. Tutto
questo fermento, questa creatività, stanno lentamente facendo riemergere il nostro
Paese da quel "buco nero" nel quale, secondo il critico William Menking, l'architettura
italiana è da qualche decennio sprofondata. Secondo
Puglisi [e la teoria è accettata anche da Brizzi] questo "buco nero" è
da identificarsi con l'Università: un Accademismo che non sa o non vuole rinnovarsi,
mettersi in discussione, arroccato su difese immaginarie. In un periodo storico
in cui l'Architettura sta ridefinendo la propria stessa natura, il mondo dell'Università
non lavora per sviluppare senso critico e cultura progettuale, anzi vi sono chiari
segnali di un riflusso di tradizionalisti, attraverso riviste, mostre [vedi
l'ultima Biennale], ma senza ricerca. Il
problema principale di questa "Restaurazione" è che sta mettendo in atto un'operazione
del tipo: "se non puoi batterli fatteli amici!". In pratica sì tratta di coinvolgerne
alcuni a dispetto di altri, dividendo la lavagna [come faceva il capoclasse
alle elementari] in buoni e cattivi. Ovviamente i "buoni" vengono assorbiti
dall'Accademia, mentre i "cattivi" finiscono in un angolo ad ammuffire! Come fa
notare Brizzi in chiusura, il problema non è tanto la marginalizzazione, quanto
l'omologazione: l'Accademia si alimenta fagocitando l'Avanguardia… dissipando
i propri poeti… Tutto
vero, tutto giusto. O forse no?!... Possibile
che tutti questi geniali dilettanti si facciano "assorbire" così facilmente da
questo "buco nero"? Dopo tutta la fatica fatta per uscirne? Dopo tutti i tentativi
di fuga? E visto quanti "giovani" hanno avuto o hanno esperienze universitarie,
come professori, assistenti, ricercatori, o come organizzatori e/o partecipanti
a workshop e seminari, si dovrebbe parlare di epidemia da virus-Accademia… Non
credo che la nostra generazione sia preda di un virus, credo si tratti di una
semplice e consapevole scelta, in parte dovuta a convenienza [fisso a fine
mese, contatti e prestigio, "scrigno dorato" che evita l'annoso problema del "costruire"],
e in parte a una sincera volontà di ridare dignità al sistema universitario [credendo
al suo ruolo di ricerca e formazione]. Comprendo
le ragioni di chi evita le Facoltà perché il "clima" vissuto è stato sufficientemente
"asfissiante", e perché l'impegno accademico toglierebbe tempo prezioso alla libera
professione, ma non sarà merito di queste persone se un giorno le nostre Università
torneranno ad essere fucina di cultura creativa… Credo
che il rapporto di questa GR sia di "amore e odio" nei confronti di un'istituzione
alla deriva che si vorrebbe veder rinascere dalle proprie ceneri: la nostra Università
non è stata sempre e solo un "buco nero", e speriamo non lo sarà per sempre…
GR
-- la generazione della rete Sperimentazioni
nell'architettura italiana 2a+p --
Marco Brizzi -- Luigi Prestinenza Puglisi Ed.
Cooper Castelvecchi Euro 18.00 |

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[03-2004] |
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