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Channelbeta - Canale d'Informazione sull'Architettura
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E' tra i migliori architetti in circolazione. Di
lei hanno parlato numerose riviste, tra le quali Architecture. E basta andare
nel suo sito (www.archi-tectonics.com) per trovare un elenco nutrito di pubblicazioni
che la riguardano. Winka
Dubbeldam ha un curriculum ineccepibile. Ha studiato in Olanda e si è specializzata
a New York alla Columbia, uno dei principali centri della ricerca architettonica
mondiale diretto da Tschumi. Ha poi lavorato a studio con lo stesso Tschumi, con
Peter Eisenman e con Steven Holl. Winka
ha affiancato la sua attività professionale con un forte impegno verso la didattica.
Insegna alla Columbia. Tuttavia, a differenza di altri professori della Columbia,
non si è fatta sopraffare dall'ineffabile fascino dell'elettronica. Non ha mai
voluto abdicare alla concretezza del costruire. Ha evitato di orientare la sua
ricerca verso le mirabolanti sfogliatelle del suo, sia pur bravissimo, collega
Greg Lynn o le forme cyberplatoniche di Hani Rashid. Da
brava olandese ha preferito pensare alle nuove tecnologie, che conosce e pratica,
in modo prammatico, cercando di capire come queste possano entrare concretamente
all'interno del processo costruttivo, determinare inaspettate funzioni e nuovi
bisogni, suggerire moderni metodi di approccio al problema progettuale. La
forma per Winka è strettamente interrelata ai suoi contenuti. Siamo quindi lontani
dall'estenuato formalismo di suoi maestri Eisenman e Holl. Vi è invece dialogo
a distanza con Tschumi: penso al suo interesse per gli spazi interstiziali e per
il rapporto tra corpo e architettura. Risolto con una architettura che stimola
ma mai ingombra il corpo. Riferimenti
sono anche alla scuola olandese. I giovani MVRDV, Van Berkel, West8. E Rem Koolhaas.
Con il quale Winka ha avuto modo di collaborare. Apro una parentesi: Winka ha
detto che Koolhaas non è così antipatico come fa di tutto per apparire, che guida
a velocità folle una Maserati e mi ha pure raccontato che una volta ha avuto modo
di dormire a Villa Dall' Ava, la casa che ha reso famoso Koolhaas presso il pubblico
internazionale. Ma
si tratta, di riferimenti a un metodo comune. Quasi mai a un sistema di forme.
Rispetto agli olandesi Winka ha infatti una asciuttezza di linguaggio sorprendente.
Va subito al sodo, non si perde in citazioni, evita le macedonie di forme e materiali.
Metodo
olandese più precisione svizzera. Ecco forse una formula che potrebbe rendere
il suo lavoro. Per avere una Winka miscelare insieme due parti di Koolhaas e tre
di Tschumi, che non lo dimentichiamo è svizzero di nascita. E servire il tutto
con intelligenza e acume femminile, che manca ai nostri due. Concretezza
nel costruire insieme a un forte impegno teorico. E' una miscela esplosiva. Che
ha contribuito a renderla famosa. Winka è stata selezionata tra i cento progettisti
del libro 10x10 della Phaidon e ha partecipato, con una sua proposta alla mostra
the Un-private House del MoMA. La
mostra, organizzata nel 1999 dal critico Terence Riley, aveva il compito di capire
in che modo stesse cambiando l'architettura a partire dai progetti di case unifamiliari.
Basandosi sull'assunto che i segni di grande cambiamento si registrano per primi
in piccole opere di architettura e, in particolare, nel settore delle case unifamiliari.
Si pensi per esempio al ruolo fondamentale che ebbero casa Schroeder, villa Tugendhat,
villa Savoie o la Maison de Verre nel delineare una nuova identità architettonica
lungo gli anni venti e trenta. Quattro
sono gli aspetti che mi hanno colpito di più nella produzione della Dubbeldam. Innanzitutto
il suo interesse per ciò che è interstiziale, in bilico tra due categorie.
Per esempio gli spazi a 2 dimensioni e mezzo, non riconducibili né al volume né
al piano. Ma che organizzano in modo inaspettato la dinamica di un edificio. Si
veda, per esempio, come la facciata a due dimensioni e mezzo del Greenvich Street
Project consenta l'allineamento con gli altri edifici e nello stesso tempo
nuove e inaspettate viste dal suo interno. Altra architettura in bilico è la galleria
d'arte a West Broadway, dove lo scontro è tra reale e virtuale e il gioco delle
telecamere determina uno spazio che non è esattamente né l'uno né l'altro. Il
secondo aspetto di interesse è per l'organizzazione dell'edificio, ricondotta
a pochi principi unitari d'ordine, che si concretizzano attraverso componenti
a forte caratterizzazione tecnologica. Un nucleo di servizi all'interno della
casa, una parete continua attrezzata che corre lungo le pareti del negozio. E'
un metodo che ricorda le strutture Plug in di Archigram. I quali anch'essi ricorrevano
a pezzi tridimensionali montabili con facilità e facilmente sostituibili. I pezzi
di Winka, pero' a differenza di Archigram, non solleticano l'immaginario tecnologico
ma quello percettivo. Il
terzo motivo di interesse è per la qualità degli spazi, sempre fluidi e accoglienti.
Per il gioco raffinato delle trasparenze. Per quel dono della Leggerezza che Calvino,
nelle sue lezioni americane, sottolineava essere uno degli aspetti costitutivi
della nostra modernità. Vi
è,infine, attenzione ai tempi, ai costi , alla efficacia della realizzazione.
In nessun progetto l'immagine è fine a se stessa. In nessun progetto l'immagine
è stata compromessa da una perdita di tensione. Noi italiani, così portati a scappare
verso il disegno più astratto o il costruire più sciatto, dovremmo tentare di
capirne la ricetta.
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di Monitoraggio metereologico in Islanda L’architettura
è dinamica…. oppure no? |

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[02-2003] |

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