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Channelbeta - Canale d'Informazione sull'Architettura
Contemporanea |

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"Uno strano avvistamento: secondo alcune testimonianze,
in una zona paludosa ci sarebbe una mostra... A bordo di vaporetti e motoscafi
gruppi di eminenti pensatori, curiosi e giornalisti si precipitano per vedere
la creatura. La mostra è davanti ai loro occhi… alcuni giurano di averla già vista
… altri dicono di non aver mai visto niente di simile, altri ancora dicono che
è orrenda. La maggior parte non sa neanche cos'è una mostra ma dice la sua a seconda
di cosa sente dagli altri e da chi ha di fronte e chi si espone pubblicamente
cerca di non assumere posizioni troppo nette…"
Sembrerebbe la parodia del celebre film
degli anni cinquanta di Jack Arnold "Creature from the black lagoon" (in italiano
il mostro della laguna)… forse si… o forse no… L'ottava
edizione della"Mostra" Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia
si è presentata senza sorprendere le aspettative. Infatti già da alcuni mesi era
stato reso noto il programma con le varie sezioni e gli architetti invitati. Quindi
quello che è stato presentato alla vernice non è stato altro che la coerente formalizzazione
di quel programma.
Una
Biennale che vuole guardare avanti e concretamente, che vuole mostrare fatti guardando
oltre senza farsi distrarre da labili illusioni digitali ed effimere rappresentazioni
animate, mettendo a fuoco progetti che concretamente verranno realizzati
nei prossimi anni…. Questo il messaggio in parole povere…. Rivoluzionario.
Sembrerebbe. Un'esplicita inversione di rotta e distacco dalla precedente edizione
funestamente bocciata dalla critica. Ma rinnegare una posizione perdente non significa
essere vincenti. Non è una deduzione logica. In termini matematici lo sarebbe
se il campo di esistenza fosse composto da due sole variabili, ma le variabili
sono infinite.
Basti
pensare al fatto che l'architettura tra le arti è quella che più lentamente rivela
l'immagine del proprio tempo, essa riflette sempre con ritardo la contemporaneità
perché non è immediata come il tratto di un pennello, una performance o la scena
di un film. Dall'idea alla realizzazione passa molto tempo e quindi ciò che vediamo
realizzarsi si basa su ricerche o tendenze di alcuni anni fa. Presentare solo
architetture che sono in corso di realizzazione o saranno realizzate nei prossimi
anni vuol dire disegnare il quadro del passato prossimo.
Ma a parte questa critica il problema
principale sta nel fatto che non si può affermare che solo le architetture che
vengono realizzate rappresentano la contemporaneità e sono degne di essere menzionate.
Vuol dire che se un'architettura non è stata costruita allora non ha valore?.
Come si può affermare una cosa del genere!!! Vorrebbe dire che il grattacielo
alto un miglio di Wright o i progetti per il Chicago tribune o ancora i disegni
di Mendelsson, Sant'Elia o degli Archigram non valgono niente? Non significano
niente perché non sono mai stati realizzati? Una deduzione logica che Sudjic da
per scontata e che invece non lo è per niente… Pertanto questa Biennale già si
dimostra, prima di essere vista, rappresentativa solo di una certa architettura.
Ma
anche se fossimo disposti ad accettare tale deduzione le cose non cambiano molto. Vogliamo disegnare il quadro del prossimo
futuro dell'architettura presentando solo edifici in corso di costruzione o che
saranno costruiti nei prossimi anni? E allora perché vengono esclusi la Kursaal
di Rafael Moneo, Il negozio Prada
di Rem Kolhaas, Il Centro d'Arti
Contemporanee a Roma di Zaha Hadid o la nuova stazione Tiburtina di Desideri,
tanto per fare qualche esempio.
A questo si aggiunge poi un'altra scelta
molto discutibile, ovvero di dividere i progetti per tipologie, Le "variazioni
dell'identità" di Carlos Marti Aris sono l'ultima strenue e bellissima difesa
alla tipologia. Oggi per fortuna ci stiamo liberando da queste logiche e c'è ancora
qualcuno che le propone. Invece di porre l'attenzione su tematiche attuali come
il paesaggio per esempio … così vengono omessi anche i lavori dei West8 anche
se anche loro costruiscono. Che
dire ancora? Che un direttore di una Biennale non dovrebbe essere contemporaneamente
direttore di una rivista di architettura perché potrebbero esserci dei conflitti?
Giudicate voi…
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[09-2002] |
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