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Il presente testo è parte integrante del catalogo
della mostra "OGGETTO LOCALE / LOCALE OGGETTO -
Ricognizione Design 360°" che si terrà a Verona dal 2 al 17 marzo 2002. La
struttura della nostra esperienza ci sta rivelando segni di instabilità e quando
una circostanza come un cambiamento tecnico destabilizza il vecchio equilibrio
dei saperi e delle rappresentazioni, allora
diventano possibili nuove strategie ed insolite alleanze. Una
quantità disparata di agenti sociali esplorano le nuove possibilità fino a quando
una nuova situazione si stabilizza
provvisoriamente, con i suoi valori, le sue morali,la sua nuova cultura. Ciò
che appare certo è che noi oggi viviamo una di quelle epoche di passaggio in cui
il vecchio ordine vacilla per fare
posto a immaginari, modi di conoscenza e stili di regolazione sociale ancora non
ben definiti. Noi viviamo uno di quei rari momenti in cui, a partire da
una nuova configurazio- ne tecnica, cioè un nuovo rapporto con il cosmos, si inventa
uno stile di umanità. Nel mondo economico
lo strabiliante sviluppo dell'informatica di consumo, la sempre piu' capillare diffusione
di strumenti multimediali e interattivi hanno fatto ipotizzare ad economisti e
tecnologi la nascita di un nuovo
modello di sviluppo economico. La
nuova economia ci consegna un mondo strutturato su microsistemi diffusi,
dove masse incontrollabili di operatori in rete intaragiscono e operano in territori
senza confine e senza progetto; essi determinano un nuovo assetto del capitalismo
post-industriale continuamente reversibile e riformabile. Un sistema di relazioni
diffuse e deboli pervase da un nichilismo oramai compiuto e sempre più vissuto
come nostra unica chance. Un'epoca di sperimentazione permanente e di incertezza
stabile, continuamente impegnata a ricercare equilibri provvisori pur di evitare
soluzioni definitive. Stiamo assistendo
a un nuovo "cambiamento di paradigma",
nel senso pregnante del termine evocato da Thomas Kuhn nella Struttura
delle rivoluzioni scientifiche. La
nuova logica che guida il pensiero tecnico- scientifico è debole, meno basata
sulle certezze della matematica e della geometria euclidea e più vicina alle forme
complesse della natura, alle sue sbavature, al caos e alle forme della complessità,
dell'incertezza,dell'incompiutezza, del caos. Nella
modernità classica lo schema logico che l'aveva prodotta era basato sulla
contrapposizione tra il bene e il male , il tutto e il nulla, l'arte e la vita,
il bello e il brutto, il reale e il virtuale: adesso con la crisi di questa logica,
si apre un futuro nel quale le categorie intermedie del momentaneo, del generico,
dello sfumato, della penombra, producono le migliori condizioni ambientali
per una progettazione ibrida e per le energie simbiotiche della civiltà elettronica
guidate da una conoscenza superficiale e sensitiva del mondo. Si
tratta di un fenomeno che può essere paragonato per rilevanza e pervasività sociale
solamente alle grandi svolte tecnologiche come l'invenzione della stampa a caratteri
mobili, l'applicazione del vapore alle macchine utensili, l'organizzazione industriale
del lavoro ecc.; tutti fenomeni che hanno segnato e spesso nominato l'era in cui
sono sorti. Tuttavia, rispetto all"età
di Gutemberg o all'età del vapore,
la rivoluzione digitale presenta delle caratteristica peculiari che investono
in pieno la dimensione del progetto. Per la prima volta su scala mondiale la sfera
economica, il mondo della produzione, quello del sapere, della conoscenza e dell'arte
sembrano convergere integralmente. Il
testo, la grafica, la pittura, la musica, il cinema, la televisione, la finanza,
la ricerca scientifica, tutte queste forme di trasmissione dei saperi, della cultura,
dell'arte si stanno adeguando ad un'unica forma di codifica: quella digitale. Immagini
, suoni, testi, informazione, possono essere creati, fruiti e consultati attraverso
un medesimo hardware. Nel passato,
ma in molti casi ancora oggi, i processi creativi e produttivi delle differenti
forme di arte e comunicazione seguivano modalità specifiche peculiari. Venivano
utilizzati strumenti e tecnologie tra loro incompatibili, i supporti materiali
erano differenti e identificavano mondi di senso, universi percettivi e modalità
di fruizione, ricezione e consumo separate. Il
digitale e la convergenza tecnologica hanno colmato questa separazione, spazzato
via le barriere tra le diverse discipline e le forme di comunicazione fino a trasformare
alla radice le modalità e lo statuto epistemologico stesso dei tradizionali vettori
della cultura, della comunicazione e della formazione. La diretta conseguenza
di questo è che oggi molto più che nel passato vi è la possibilità da parte degli
oggetti di veicolare anche informazioni e messaggi che tradizionalmente erano
relegati ad altri ambiti. Penso per esempio ad alcune campagne pubblicitarie con
prese di posizione precise rispetto a temi di interesse sociale. La densità e
la pervasività comunicativa diviene così l'elemento che più di altri struttura
il sistema dell'offerta sia in economia ma sempre più anche nell'arte, nell'architettura,
nel cinema. Questo vuole anche dire che i prodotti e gli oggetti si configurano
come la retrovia del sistema a cui appartengono mentre gli eventi comunicativi
ne divengono l'avanguardia. La condizione
di crisi che stiamo attraversando come progettisti non ha soluzione: essa descrive
una nuova condizione estrema, che però sarebbe sbagliato giudicare negativa. La
caduta di senso del gesto progettuale che poneva al centro della propria riflessione
la forma e la ricerca di nuovi
linguaggi lascia il posto a nuove condizioni operative e civili che non necessariamente
corrispondono a sistemi figurali e a nuovi codici stilistici. Rispetto alla saturazione
estetica del mondo abbiamo a disposizione strumenti potentissimi in grado di veicolare
nuovi messaggi etici e nuove modalità di relazione. Alla speranza occidentale
di un tempo lineare,di un progresso senza fine e di un'eternità terrena si contrappone
l'emergere di idee legate al finito, al provvisorio e al tempo cicolare. Illudersi
ancora che esista una mossa in grado di dare scacco al re, che si tratti di sostituire
al complesso di strumenti messi a punto in un arco di esperienze pluri-secolari,
un solo, unico o principale modo di costruzione del progetto è ingenuo ed evasivo.
Le maggiori difficoltà e i più importanti problemi del progetto non hanno a che
fare con i suoi strumenti. Provare a inventare un nuovo strumento, dice Luciano
Berio, può essere altrettanto futile e patetico di qualsiasi tentativo di
inventare una nuova regola grammaticale nella nostra lingua. La
storia è ricca di esempi di rivoluzioni culturali basate sul rifiuto a ricercare
nuovi linguaggi, per puntare invece ad uno smontaggio e rimontaggio di quelli
esistenti. Lo smontaggio del sapere tradizionale e il suo rimontaggio in ordine
alfabetico operato dall'Enciclopedia sicuramente basterebbe a testimoniare che
non sempre e non necessariamente la creatività è l'unico sistema praticabile per
lo sviluppo della cultura. Emerge
quindi la figura del collage e
del bricoleur come
possibilità per costruire una modernità che nasce dallo sperimentalismo e anche
dall'incertezza, che non elabora più progetti globali rigidi, definitivi e perfetti,
e che proprio per questo producono fragilità e inutili tensioni. Un
progetto che si fonda su processi di risignificazione e ricomposizione di oggetti
anche eterogenei trovati sul campo e dove l'indifferenza, la tolleranza e il dubbio
diventano convenzioni imperfette attraverso cui superare contraddizioni insanabili,
contenendole dentro un sistema permanente di crisi, evitandone l'estrema deflagrazione. |

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[03-2002] |
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