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Le previsioni della vigilia parlavano di flussi superiori rispetto a quelli che si sono poi effettivamente avuti, almeno il doppio.

Purtroppo o fortunatamente questo non è avvenuto.

Le strutture non erano predisposte all'accoglienza contemporanea di grosse masse, com' è solito in ogni expò e pertanto l'attesa, in quelli significativi, poteva quantificarsi in ore.

Dalla funivia della Deutch-Post era possibile avere una visione complessiva dell'intera area in cui risaltavano in modo evidente padiglioni come quello olandese, quello ungherese o quello simbolo dell'expò stesso del ristoro rispetto a parallelepipedi-contenitori come ad esempio quelli tematici.

Il padiglione olandese (MVRDV) , elemento della Città Occidentale contemporanea (la Città Tridimensionale), rappresenta la concezione de:"Le Musée Universal" in cui il contenitore deve essere rappresentativo di una nuova realtà multi-culturale.

Le differenze, tra il nostro mondo ed il resto del globo, vanno sempre più attenuandosi e sempre più fondendosi.

Un elemento espositivo, di conseguenza, per contenere queste diversità deve divenire un catalogo di spazi impilati, diversificati.

Spazi di 500 metri quadrati impilati letteralmente uno sopra l'altro diventano un pezzo solido di differenza.

Il padiglione Norvegese (SARC), attiguo a quello olandese, affronta anch'esso la tematica degli spazi diversificati.

Due elementi paralleli delimitano uno spazio verde, sono collegati tra di loro da delle passerelle mentre il tutto è contenuto da un parallelepipedo che ne definisce la forma complessiva.

Un percorso generale ne definisce gli spazi ad esso collegati.

Un primo spazio ricostruisce quei paesaggi fiabeschi tipici dei paesi scandinavi in cui il colore è l'elemento predominante.

Successivamente si arriva in uno spazio che ricostruisce una vallata in cui la cura dei particolari (i suoni, il silenzio ed il pavimento che attenua il rumore dei passi) rende reale questa situazione.

Una geometria pura, che nasce dal quadrato, definisce il padiglione portoghese (Alvaro Siza; Edouardo Souto de Moura).

Intorno alla stanza espositiva quadrata si innescano gli elementi di servizio.

La purezza delle forme ed una bicromia giallo-marmo ne definiscono l'esterno.

Molto interessante è il gioco di luci filtrate dagli assi di legno presente nel padiglione svizzero (Peter Zumthor).

Anche nel padiglione spagnolo (Cruz y Ortiz Arquitectos) il quadrato è la figura geometrica che ne definisce la pianta, un elemento irregolare con degli squarci che divengono aperture sormonta un basamento formato da pilastri che in pianta si presentano come dei piccoli frammenti.

Il percorso espositivo è legato alla corte interna e presenta un andamento irregolare al quale si collegano i singoli momenti espositivi. PLANET-M (Triad Projektgesellschaft mbH, Karl Karau con A.Buther e B. Gewers) è risultato alla fine della manifestazione il padiglione più fotografato.

Definito da due elementi collegati tra loro da una passerella sopraelevata, un parallelepipedo ed un grande ovale tridimensionale sorretto da dei grossi pilastri che richiama alla mente una navetta spaziale.

 

Al percorso espositivo si è introdotti da un'ascensore capace di contenere duecento persone.

All'interno, attraverso un cortometraggio, si ripercorre la storia degli eventi che hanno caratterizzato l'evoluzione della comunicazione. Interessante è il gioco di luci delle vetrine espositive.

Attraverso un intervallo temporale vengono messi in risalto delle zone diversificate della parete.   

 

Il comune denominatore è sembrato essere la definizione di spazi virtuali, realizzati soprattutto con tecniche multimediali, capace di ridefinire il rapporto tra le parti.

Grazie a questi accorgimenti, all'interno di quelli che erano dei puri e semplici contenitori espositivi, lo spazio è stato manipolato attraverso delle implosione virtuali per raggiungere quel risultato capace di verificare l'idea di progetto.

Un elogio finale va rivolto, a nostro parere, al padiglione olandese in quanto riteniamo che una vera architettura non debba far vivere al fruitore gli spazi in modo passivo ma riuscire ad essere interattivo.

Il fruitore deve poter scegliere di vivere i tempi della conoscenza e deve poter stabilire un legame soggettivo con uno qualsiasi degli elementi costitutivi con il tutto.


Antonio Gizzi

   

 

Immagini fornite dall'autore

[03-2001]