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Dal 1979 al 1983 Alessi promosse una sfida storica di design, architettura e sperimentazione per nuovi oggetti domestici intitolata Te&Coffe Piazza.

Design poiché di design si trattava, per la scala e funzione degli oggetti, architettura in quanto gli undici progettisti che furono chiamati alla sfida erano architetti che mai si erano cimentati su scala di design industriale ed infine sperimentazione dal momento che il prodotto finale fu sorprendente quanto unico nel suo genere.

Vent'anni dopo. Alessi rilancia la stessa sfida ad altrettanti undici architetti. Future Systems ne e' parte.

Il nome Alessi e Tea&Cofee Piazza II insieme incutono timore, insieme ad un forte senso di responsabilità e capacita di riuscire a raccogliere il patrimonio culturale tramandato dalla prima edizione.

Noi partiamo in ritardo, cosa in realtà eccitante poiché ci ha permesso di imprimere un ritmo compatto e veloce, mentre vedevamo crescere i prototipi ed i materiali sotto i nostri occhi.

Jan fin dall'inizio vede il vetro nel progetto, come materiale capace di rivelare in modo intrigante il colore pieno del caffè, o il tono diafano di un te cinese al gelsomino. Scelta difficile quanto coraggiosa dal momento che lasciavamo la strada battuta da Alessi nella lavorazione del metallo ai più alti livelli.

Tutti i primi prototipi su cui lavoro vengono realizzati in schiuma ad alta densità, veloce e facile da modellare, nonostante l'ambiguo color rosa con cui viene venduta.

Una volta "congelata" la forma passiamo alle matematiche, ovvero la modellazione digitale di superficie tridimensionale. Da queste verranno ricavati gli stampi in grafite dall'interno dei quali il vetro verrà soffiato.

Ora il progetto diventa all'improvviso etereo e leggero, rivelando un'identità altrimenti impossibile da riconoscere nei pesanti modelli opachi. E' straordinario, e mi viene in mente Calvino, quando parla della leggerezza e della pesantezza, in un modo tale che rimane applicabile a tutti I campi dell'arte, anche a quello del design.

Nella stessa fase della restituzione digitale degli oggetti, io e Jan siamo invitati ad un workshop "privato" presso la vetreria specializzata in lavorazione di vetro borosilicato. Chiaramente non lontano da Venezia.

Molte le cose che non tornano, e molte le decisioni che vengono prese insieme al ragazzo che soffia il vetro. Su una tovaglia di carta usa e getta esprimiamo tutte le nostre idee, suggerimenti, sezioni e dettagli che siamo costretti ad improvvisare. Credo ora quella tovaglia sia da qualche parte al Museo Alessi.

Il vetro e' un materiale straordinario quanto difficile e avaro nel perdono. Richiede anni prima di essere compreso e controllato. Ora siamo più vicini che mai al prodotto finale, anche se in realtà un oggetto non sarà mai finito, anche quando lo si compra dallo scaffale, credo.

Insieme al vetro siamo alla ricerca costante di un materiale capace di coinvolgere il tatto, esattamente dove l'utilizzatore entrerà in contatto con i vari oggetti che comporranno il servizio. Riusciamo ad utilizzare una plastica "soft touch". Questo materiale inoltre risolverà il problema di trasmissione del calore, evitando possibili non gradite ustioni a causa dell'alto valore di trasmissione termica del vetro.

Nell'arco di un anno abbiamo prodotto credo lo stesso numero di disegni, dettagli, sezioni, modelli tridimensionali normalmente prodotti per un edificio di medie dimensioni. E' semplicemente straordinario. Straordinario è inoltre il fatto che nessuno degli oggetti assomigli a nessuna delle nostre architetture, pur mostrando nella trasparenza il nostro credo progettuale.

Il nostro servizio, insieme a tutti gli altri viene presentato ufficialmente alla stampa in Triennale, Aprile 2003, insieme alle Tea&Cofee Towers. Quello però è un'altro progetto….


Andrea Morgante

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[04-2004]

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