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Il "nuovo" Palazzo delle Esposizioni sarà uno spazio espositivo all'avanguardia, un centro di cultura polivalente tra i più importanti a livello internazionale ed un luogo dove potranno essere svolte una serie di attività autonome ma complementari alla visione dell'arte.

Il piano di recupero del Palazzo, parte dalla valorizzazione delle superfici e dei volumi attualmente presenti,
ne ridisegna le funzioni, enfatizza la fruibilità degli spazi attraverso una migliore distribuzione delle aree disponibili in continuità con l¹opera di ristrutturazione che Costantino Dardi ha compiuto alla fine degli anni ottanta.
Vi saranno più spazi espositivi (circa 4300 mq. su tre livelli di cui 3000 al primo livello) dotati di un allestimento permanente idoneo a regolare il percorso delle mostre. Ogni livello avrà un accesso indipendente che renderà autonome tra di loro le diverse aree espositive.

Sarà ampliata l'area commerciale e quella dedicata alle strutture ricettive: una libreria per pubblicazioni cartacee e multimediali, una rivendita di oggettistica, una caffetteria affacciata su un piccolo giardino adiacente alla Chiesa di San Vitale. L'area sarà dotata di ingressi indipendenti e zona circostante di libera circolazione che consentiranno il passaggio gratuito tra i vari livelli mentre l'accesso alle sale espositive avverrà solo su presentazione del biglietto magnetico.

E' previsto un teatro, una sala polifunzionale con capienza di circa 180 spettatori e un laboratorio didattico.

Dal punto di vista architettonico, la grande attrattiva del progetto è senza dubbio
il ripristino della grande serra, abbattuta negli anni Trenta, posta come terminale dell'edificio nel progetto originario del Piacentini: una struttura completamente trasparente con una superficie vetrata sostenuta da una intelaiatura in ghisa e acciaio che ospiterà il ristorante roof garden.

Un cambiamento sostanziale quindi, teso a sfruttare al massimo le potenzialità finora inespresse di uno dei più importanti luoghi espositivi italiani e a garantire una piena funzionalità della struttura e la sua trasformazione in grande centro culturale.

Ufficio stampa Palazzo delle Esposizioni






Relazione di progetto
Cenni storici

Il Palazzo delle Esposizioni, progettato da Pio Piacentini nel 1878 venne inaugurato nel 1883. L¹edificio presentava lo stesso aspetto di oggi tranne che per alcune rilevanti differenze. Le prime dovute al disegno di via Nazionale, posizionata a quota diversa dall¹attuale, (non era ancora previsto il Traforo): il basamento di Piacentini è meno rilevante e la scalinata di accesso praticamente non presenta il primo ordine di gradini; altre ancora riguardano l¹assetto delle sale oggi su via Piacenza, che si presentavano invece indivise,in un grandioso e unico spazio, chiuso da pareti in muratura, pari al primo ordine (circa 9 mt di altezza), e sovrastato da un prolungamento circa di altrettanta misura, vetrato su tre lati corrispondenti ai perimetri esterni dell¹edificio e che proponeva sul quarto un affaccio interno dal salone superiore; la copertura a sesto ribassato, si presentava vetrata anch¹essa. Questo grande locale che nel 1883 ebbe la funzione di salone di inaugurazione, metteva poi in comunicazione con i padiglioni temporanei realizzati da Piacentini in quell¹occasione nei giardini di via Genova.
Successivamente, l¹edificio conserva essenzialmente il suo aspetto, incluso il giardino di inverno posteriore, fino alle grandi esposizioni della civiltà fascista, durante le quali vengono realizzate vere e proprie opere edilizie. Gli interventi, come già premesso, portano la firma tra gli altri di Libera, Aschieri, Del Debbio. A questi si deve, nel 1931, la demolizione della vetrata del giardino di inverno, la realizzazione del solaio di copertura di quella sala impostato a quota 16,40 (la giacitura attuale), nonchè la divisione di questa parte in sale espositive come ora la troviamo. Ancora a Del Debbio vengono ascritti gli interventi sui lucernari, con la realizzazione della cupola in vetromattoni e il prolungamento di un ascensore a quota 0,00 che fino a questo momento era stato utilizzata solo come magazzino.
Dopo un periodo buio che vede il Palazzo parzialmente adattato ad officina meccanica, ufficio elettorale, caserma, negli anni Œ50 vengono riprese le attività di promozione culturale, di scambio, aggregazione, fino all¹esplosione del fenomeno espositivo degli anni Œ70-¹80. Qui, in condizione di evidente decadimento al punto di venir raggiunto da una dichiarazione di inagibilità, sul Palazzo interviene il già descritto progetto di Dardi, pensato verso la metà degli anni Œ80 e realizzato nel Œ90
\¹91.

Lo stato attuale

Le necessità che il Palazzo esprime possono essere riassunte in un breve elenco:
-Ridefinire il sistema degli accessi e coniugare il tema della permeabilità di un edificio talmente vasto da poter essere considerato un ³isolato urbano².
-Riqualificare gli spazi espositivi fornendo uno strumento flessibile ma al contempo funzionale che consenta di ospitare qualunque tipo di esposizione.
-Ridisegnare gli spazi commerciali, garantendo il raggiungimento di standard qualitativi elevati anche per gli spazi accessori alla attività espositiva.
-Ridefinire gli standard normativi e di sicurezza dell¹edificio.
-Eliminare ogni eventuale superfetazione e restituire il Palazzo alla sua lettura originaria.
-Risolvere le problematiche relative agli impianti, garantendo il raggiungimento di standard di controllo microclimatico adatti non solo al pubblico, ma soprattutto alle opere d¹arte, consentendo in tal modo il prestito di opere particolarmente delicate.
-Dare qualità a tutte le funzioni accessorie e alle parti ³funzionali² dell¹edificio espositivo per permettere un sistema di gestione di mostre più avanzato.

La proposta progettuale

Proprio dalla permeabilità potremmo partire nel raccontare le soluzioni individuate per rispondere all¹analisi delle necessità sopra elencate. Abitualmente siamo preparati ai disegni dei musei basati sul flusso espositivo, sul percorso che conduce i visitatori in ordinati cortei prestabiliti, governando gli effetti della sorpresa nel mostrarsi dell¹opera, e al contempo, garantendo la visitabilità delle strutture, l¹identificazione delle varie funzioni inanellate in un flusso che spesso termina in un luogo diverso dall¹accesso principale, non facendo coincidere ingresso e uscita. Per noi tutto ciò non era possibile. Il ³museo senza opere² ha insita in se l¹ambizione della grande mostra tematica, ma anche la pluralità espressiva manifestata dallo svolgersi contemporaneo di più eventi, con la preziosa qualità di parlare tutti i linguaggi della rappresentazione dell¹arte.
Da qui nasce la proposta di cinque accessi dedicati al pubblico, oltre a due riservati al personale ed uno alle opere, che consente immediatamente nuove letture, e suggerisce la strada della collocazione delle aree commerciali, la separazione delle aree espositive con accessi differenziati, la vivibilità dell¹intero edificio
\isolato come una piccola città dell¹arte, munita forse delle stesse funzioni che oggi possiede, ma con gli strumenti, spaziali e tecnologici, per una elevata godibilità.
Le aree commerciali (caffetteria, libreria e oggettistica), vengono collocate tutte a quota 0.00.
La libreria, occupa circa 450 mq., sviluppata in due grandi sale dedicate a pubblicazioni cartacee e multimediali; è dotata di un proprio accesso, commercialmente strategico su via Milano all¹angolo con via Nazionale, in completa autonomia dall¹attività espositiva, ma in grado di consentire l¹ingresso a tutte le mostre e attività del Palazzo. Una terza sala strettamente collegata è destinata alla rivendita di oggetti, immaginando in tal senso una sinergia commerciale che serve a contenere i costi di gestione.
Sempre a quota 0.00 si presenta la caffetteria, corredata dei locali di preparazione necessari, in grado di assicurare piccoli e veloci pasti caldi, è dotata di una sala affacciata sul piccolo giardino interno adiacente alla Chiesa di S.Vitale, oltre alla rotonda centrale che funge anche da connettore con la libreria
\ oggettistica, e ospita le proposte multimediali, un osservatorio sull¹ultima frontiera contemporanea, consentendo peraltro di unire la sosta dal percorso espositivo con l¹acquisto di cataloghi, libri, oggetti etc.
Il giardino interno, con lo sfondo della restaurata facciata della chiesa, si offre per la magica vivibilità del clima romano e risolve anche la funzione di accesso autonomo alla caffetteria, attraverso il ridisegno della casetta San Vitale su via Nazionale.
Questi accessi sono tutti autonomi (potranno consentire l¹attività anche in orari diversi da quelli delle esposizioni), ma sempre in grado di far proseguire il pubblico verso le mostre in programmazione e gli altri spazi del Palazzo.
Dall¹altro lato , con accesso proprio da via Milano, si presenta uno spazio destinato alla ricezione e intrattenimento dei più piccoli, attività imprescindibile da un museo moderno rivolto anche ad un pubblico giovanile.
Ai tre ingressi dedicati alle attività commerciali fin qui descritti, si sommano quelli già oggi utilizzati da via Milano e dallo scalone monumentale di via Nazionale. In questo modo il Palazzo è dotato di cinque accessi per il pubblico, muniti di varchi automatici a controllo elettronico del biglietto. Il titolo di ingresso (valido per una durata temporale definita dal gestore), può essere acquistato in una delle 6 biglietterie corrispondenti alle casse delle attività commerciali, agli ingressi via Milano e via Nazionale e al chiosco esterno. Intorno alle attività commerciali sono state previste delle zone di libera circolazione, che consentono il passaggio gratuito anche tra i vari livelli, mentre l¹accesso alle sale espositive avviene solo su presentazione del biglietto magnetico. Tessere per gli abbonati o per biglietti cumulativi, garantiscono poi il passaggio senza la fila al botteghino. Questa libertà di percorrere il Palazzo, non corrisponde ad un aumento del personale di controllo, ridotto invece a pura assistenza di cortesia alla clientela.

Il sistema dei flussi dei visitatori, regolato come abbiamo visto, è poi supportato all¹interno da due nuovi ascensori, collocati sulla testa dell¹edificio, da due nuovi impianti per la zona roof garden in sostituzione del gruppo oggi esistente e infine dai due oggi presenti in posizione baricentrica, per i quali è prevista la sostituzione delle cabine e delle motorizzazioni; in aggiunta sono previsti 2 ascensori per il personale, uno riservato per le cucine del ristorante ed un montacarichi dedicato alle opere.
In questo modo si vengono a creare tre livelli con altrettante aree espositive perfettamente autonome (si può accedere ai tre piani senza passare per le altre mostre), oltre alla possibilità di suddividere lo spazio del piano nobile in prossimità del transetto che distribuisce le sale cinema e teatro, portando le zone autonome a quattro.
Autonoma risulta anche la sala polifunzionale, arricchita di un altro ingresso direttamente da via Milano (ottenuto liberando una cabina ACEA), che permette di raggiungere circa 180 spettatori, contro il limite dei 99 imposto dalla attuale scarsità di uscite di emergenza.

Come già indicato precedentemente, l¹originale progetto di Pio Piacentini inseriva come terminale dell¹edificio una serra. Agli architetti De Boni e Colombari, va riconosciuta la paternità dell¹ipotesi di ricostruzione del manufatto originario e di aver sia iniziato il lavoro di documentazione storica, sia di aver immaginato, nel loro piano programma redatto nel 2000 per l¹Azienda Palaexpo, un modello di ricostruzione.
In questo progetto, sotto la sorveglianza e la sollecitazione della Soprintendenza ai Beni Architettonici, è stato ripreso il tema del ripristino, ne sono stati approfonditi gli aspetti tecnologici e si è ipotizzata pertanto una ricostruzione del manufatto rispettosa della storia nei materiali e nelle forme, pur garantendo una serie di accorgimenti tecnologici ed impiantistici atti a risolvere le spinose questioni di comfort che, irrisolte originariamente, ne avevano provocato l¹abbattimento.
Una grande ³serra² con copertura in travi metalliche ad arco ribassato, completamente trasparente, per un altezza totale interna di circa 12,70, che in fase esecutiva verrà approfondita per garantire coerenza tra il segno contemporaneo e la memoria storica.
Il Ristorante Roof Garden, resta così collocato a quota 16,40 analogamente a quanto oggi esistente, restituendo a questa attività una funzione importantissima del museo. Non va sottovalutato infatti il ruolo strategico di questa sosta in un percorso espositivo che raggiunge i 6000 mq., enfatizzato poi dalla felice collocazione che affaccia sui giardini di via del Quirinale con lo scorcio della facciata laterale del Quirinale stesso.
La collocazione delle aree commerciali a quota 0.00, restituisce alla funzione espositiva le sale adiacenti via Piacenza; il vuoto creato dalla asportazione della struttura
\ allestimento di Dardi, viene ridefinito da una nuova lettura funzionale e architettonica: per comprendere l¹effetto originario della doppia altezza e per garantire ancora la lettura delle trasparenze e delle ³viste² che sono insite nel progetto di Piacentini, viene praticata un¹apertura longitudinale. La riproposizione di questo nuovo affaccio \ lucernario, solo accennata e comunque irrisolta nell¹intervento di Dardi, restituisce l¹originale spazialità verticale e completa il prezioso sistema delle illuminazioni zenitali.
La riqualificazione delle sale espositive è stata risolta con il ridisegno dei flussi dei visitatori ( ottenuto con un alcuni elementi vetrati mobili) che garantisce uno svolgimento fluido del percorso mostra, dalla dotazione delle sale di una controfodera munita di una struttura metallica portante che consenta l¹esposizione di qualunque pannello o quadro o verniciatura (nel rispetto quindi del monumento), oltre a distribuire alimentazioni elettriche, allarmi, impianti speciali, riducendo al minimo le azioni invasive delle ³viecavi² e da plafoni sospesi che contengono i sistemi di illuminazione e svolgono anche una funzione di diffusori della luce naturale dei lucernari di Dardi.
Questi infine, verranno mantenuti e valorizzati. L¹adozione di un brise soleil sulle vetrate delle sale espositive permetterà la regolazione della luce diretta, impedendo che i raggi penetrino direttamente. Solo questo sistema di oscuramento verrà provvisto di una motorizzazione a controllo remoto, mentre i pannelli diffusori interni, potranno conservare un¹impostazione fissa
Molte altre opere compongono il progetto anche se qui non espressamente elencate, dai nuovi impianti alle dotazioni antincendio, alle nuove cabine elettriche, ai guardaroba, biglietterie, segnaletiche etc, nell¹ambizione di dare un volto omogeneo e coerente ad un edificio espositivo tra i più importanti di Roma, e dotarlo delle strutture necessarie per mettersi al passo ed in concorrenza con le grandi istituzioni culturali del mondo.

Firouz Galdo





Note al margine della direzione artistica ai lavori di
Restauro del Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale, Roma

Il restauro architettonico del Palazzo delle Esposizioni di Roma è l¹occasione per un riassetto strategico e funzionale degli spazi interni da destinare ad un uso di intrattenimento culturale più orientato verso il visitatore, per offrire un servizio di qualità e interesse quanto più aggiornato e attraente possibile, obiettivo imprescindibile per un successo di affluenza e quindi economico delle manifestazioni.

Nonostante sia stato costruito allo scopo di ospitare mostre, il palazzo di via Nazionale non è facile perché nella mentalità moderna l¹imponenza della struttura è quanto mai ingombrante e paralizzante. Le dimensioni da cattedrale e la personalità dell¹edificio sovrastano la presenza delle opere che faticano a liberarsi del gioco di un palazzo che invariabilmente risalta più delle opere stesse. La stessa simmetria totale su tutti gli assi, disorienta il visitatore e omogeneizza il materiale in esposizione rendendo faticosa la comprensione di qualsiasi percorso espositivo. Adottando l¹impianto basilicale l¹arch. Piacentini ha involontariamente introdotto vincoli invisibili e forti, derivati dalle proporzioni auliche che non accettano mediazioni di sorta. La stessa griglia di riferimento nella pianta è paralizzante per un uso libero e flessibile degli spazi, così come richiesto oggi dalle tipologie espositive di maggiore successo. L¹edificio subisce anche la forte caratterizzazione dal recente intervento di Costantino Dardi (1984-89), che è molto presente ed ingombrante, perché contrappone all¹edificio di Piacentini un decoro di geometrie strutturali seppur delicate e trasparenti. Il progetto di Dardi è stato inoltre particolarmente svilito dalla qualità della esecuzione ed è oggi particolarmente impoverito dalla cattiva manutenzione.

In funzione al suo obiettivo di luogo di intrattenimento culturale, il Palazzo delle Esposizioni si dota di un impianto di servizi riadattando il piano a quota 0.00 ad un uso commerciale con coffee shop, book shop, gallerie etc, riqualificando la sala conferenze e la sala proiezioni al primo piano e ricostruendo la serra con un ristorante più raffinato di quello esistente. Il grande numero di ingressi svela la nuova filosofia del palazzo che vuole essere un luogo aperto, disponibile ai più diversificati programmi. Le strutture espositive necessitano di questi servizi perché la visita alle mostre non è più un mero percorso culturale e didattico ma è anche un occasione di svago e divertimento raffinato e colto. I visitatori pretendono poter vivere il tempo della visita nel modo più piacevole, senza stancarsi e usando tutto quello che è possibile per approfittare di un attimo spesso rubato allo stress e alla fatica quotidiana.

Il progetto in corso raccoglie tutte le innovazioni più sperimentate nel settore, soprattutto di carattere tecnologico in relazione agli impianti di riscaldamento e raffreddamento, di sicurezza e di illuminazione e di flessibilità allestitiva. La sfida più grande è infatti dotare gli spazi espositivi di un assetto adatto e di una attrezzatura che coniughi l¹esigenza della conservazione e valorizzazione del palazzo con la massima flessibilità d¹uso. L¹errore più grande sarebbe quello di ingombrare ulteriormente il palazzo con elementi non necessari: paradossalmente per neutralizzare il monumento di Piacentini bisogna operare per riportarlo alla sua forma più autentica e asettica, astraendone l¹incombente monumentalità.

C¹è un equilibrio delicato e difficile nel definire quanto è accettabile per accentuare la presenza delle opere senza entrare in competizione con il palazzo. L¹intervento suggerisce ai futuri progetti di allestimento dei parametri di riferimento per non cadere nei tranelli verso i quali spesso guidano gli stessi temi espositivi: sono stati indicati i percorsi preferenziali, le pareti e le aree di maggiore visibilità e importanza, ma soprattutto è stato studiato e predisposto un sistema di illuminazione unico ed innovativo con lampade mobili e flessibili e la luce naturale è schermabile con varie sfumature.

Per evitare che il palazzo si confonda con l¹allestimento e viceversa, gli spazi espositivi sono stati dotati di un sistema di pareti verticali per appendere le opere che riveste i muri delle sale e realizza un ideale fondo neutro e uniforme: i pannelli luminosi con fari integrati (attualmente in fase di studio e di prima prototipazione) danno unità a tutti gli spazi diffondendo ovunque un elevato grado di comfort visivo.

Tutti questi elementi, al pari delle invisibili regole imposte dalla classicità dell¹architettura originale, aggiungono ulteriori strumenti altrettanto discreti ma fondamentali alla futura gestione del Palazzo, essendo stati regolati i vincoli fisici e culturali a garanzia del successo del futuro funzionamento.

Michele De Lucchi
Ottobre 2002



[12-2002]

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Il progetto è stato affidato agli architetti Firouz Galdo e Michele de Lucchi, il primo incaricato dell'ufficio tecnico ed il secondo in qualità di consulente artistico. Dello staff di progettazione hanno fatto parte gli architetti: Gabriele Pierluisi; Enrico Quell, Simone Orsi; Andrea Schingo, Filippo Flego;Gianluca Adami; Barbara Reggi; Valentina Putzolu; Manuela Gabellino; Roberta Galantino e l'ing. Lorenzo Breda


Didascalie delle immagini



Foto 01 Palazzo delle Esposizioni, vista esterna con stendardo


Foto 02 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ Sala espositiva piano nobile, con nuove pareti e nuovi plafoni di illuminazione.

Foto 03 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ Sala espositiva piano nobile, con nuove pareti e nuovi plafoni di illuminazione.

Foto 04 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ La nuova ³serra², vista interna sul ristorante.

Foto 05 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ Nuovo accesso da via Milano con vista della nuova serra superiore.

Foto 06 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ Le nuove sale espositive piano monumentale

Foto 07 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ Il nuovo ingresso da via Milano.

Foto 08 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ Area multimediale piano - 1

Foto 09 Palazzo delle Esposizioni 2002 ­ La nuova caffetteria piano -1


Foto 10 Sezione longitudinale del palazzo.


Foto 11 Luce naturale e artificiale


Foto 12 esploso assonometrico


Foto 13 percorsi al livello 0


Foto 14 percorsi al livello 1


Foto 15 percorsi al livello 2


Foto 16 schema funzionale livello 0


Foto 17 schema funzionale livello 1


Foto 18 schema funzionale livello 2


Foto 19 pianta nuove sale espositive, schizzo di Michele De Lucchi


Foto 20 prime idee dei plafoni mobili, schizzo di Michele De Lucchi


Foto 21 riflessioni appuntate su un blocco di schizzi

di Michele De Lucchi


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