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Il progetto che abbiamo presentato è volutamente
provocatorio (anche se assolutamente realizzabile), perché piuttosto che soluzioni
tecniche più o meno complesse ed ingegneristiche abbiamo concentrato la nostra
attenzione sull'aspetto emozionale che le varie soluzioni adottate avrebbero potuto
determinare. Abbiamo così cercato di regalare delle emozioni, di creare stupore,
di giocare su quei significati reconditi che l'elemento acqua richiama in ognuno
di noi (forse per ognuno in modo diverso, forse attraverso immagini che per alcuni
sono sviluppate solo a livello inconscio… ma comunque presenti). Nell'ottica
in cui ci poniamo l'acqua diventa un elemento primario, non solo perché indispensabile
da sempre per la vita, ma soprattutto perché - nello spirito di questo progetto
- è un'insostituibile fonte di poesia… è un gioco di riflessi in cui ogni goccia
rappresenta un piccolo specchio dell'anima… è momento di pausa e sospensione,
forse anche di nostalgia… è il regalo di un cristallo attraversato dalla luce
che commuove l'animo di chi lo osserva con cuore aperto… è il gioco di un bambino
che ancora - sempre - sa stupirsi di fronte alla propria immagine riflessa… è
gioia, spruzzi, sorrisi… è vita. Ci
rivolgiamo ai poeti e ai bambini, non perché selezioniamo gli utenti potenzialmente
interessati a questo progetto, ma perché in ogni persona vorremmo far affiorare
questi aspetti, sempre più marginali in quella quotidianità frenetica che ci soffoca. Vorremmo
un negozio emozionante, eccessivo (forse), ma che lasci un segno in chi vi entra,
un ricordo certo; aspiriamo a creare un impatto forte, uno stupore che rimanga
anche all'uscita dal negozio. Abbiamo ricercato una soluzione innovativa, e non
a caso l'abbiamo trovata nel mondo dell'arte, che più degli altri sa sviluppare
questi aspetti "emozionali": l'opera cui ci riferiamo è di Pino Pascali, che esprime
la sua creazione come "un guardarsi nello specchio, un non-vincolarsi ad un unico
sistema essenziale, alla ricerca di un continuo nomadismo creativo". Abbiamo
voluto creare un negozio "straordinariamente diverso": entrarvi deve essere un'esperienza
non dimenticabile, in quanto troppo curiosa e divertente, per la sua unicità;
abbiamo cercato un modo per rendere riconoscibile l'ambiente e che per questa
sua caratterizzazione potesse entrare nell'immaginario collettivo della gente
e diventare un immediato "marchio di riconoscimento": sarà, semplicemente, "il
negozio con l'acqua"… ovunque, quello dell'Allegri! Ecco
perché la soluzione proposta prevede un pavimento flessibile, sempre mutevole
secondo le circostanze, in cui al piano calpestabile si affianca un vero e proprio
"pavimento d'acqua"… che sia grande, piccolo, laterale o centrale secondo le esigenze,
non importa. Se si vuole, il calpestio
può essere, almeno in parte, anche trasparente, così da estremizzare la dimensione
del gioco… in una continua frontiera tra la sicurezza di un appoggio certo e l'incertezza
del passo successivo, tra il vero e il falso, tra la realtà e l'apparenza… che
potrebbe anche far confondere la lastra trasparente con l'acqua vera e propria! L'acqua
sarà dunque a filo con il livello di calpestio, non "filtrata" da inutili "mediazioni",
non separata nè segnalata rispetto al resto del pavimento: abbiamo voluto evitare
qualsiasi tipo di protezione, (… se si gioca, si gioca fino in fondo!), che avrebbe
attutito quel rapporto con l'"elemento" che deve invece essere diretto: il confronto
ci deve essere… e già immaginiamo
quanti volutamente toccheranno l'acqua con le dita, sorridendo. Un
ambiente che ci regala quindi un dono preziosissimo: un'emozione, un'esperienza. Il
progetto non si esaurisce ovviamente qui, anche se tante parole abbiamo dedicato
al precedente tema che per noi era veramente fondamentale, al limite tra gioco
e fantasia; l'ambiente non deve infatti ridursi ad essere una "statica boutique"
nemmeno a livello funzionale, ma diventare un polo, un punto di aggregazione…
come ci piace definirlo"uno spazio regalato alla città". Per
questo ipotizziamo un negozio flessibile, che possa assumere diverse configurazioni
spaziali, ed a seconda delle stesse ospitare vari eventi: una presentazione di
libri, una mostra d'arte, un happening con proiezioni video… A
livello spaziale, che possano ridefinire (ogni volta in modo diverso) i vari "settori"
del negozio, contribuiscono dei pannelli scorrevoli lungo le guide del soffitto
o del pavimento, su cui possono essere proiettate immagini di quadri, filmati,
notizie su iniziative culturali, opere di giovani artisti (su cui sappiamo - e
vi ringraziamo per questo - volete puntare) in un ideale proseguo delle iniziative
che voi avete avviato nel 1999. I
pannelli diventano così quadri virtuali, ma anche possibili elementi divisori
dello spazio, e sono assolutamente flessibili, spostabili, ma anche eliminabili
ove non servissero. Ulteriore
configurazione che va a connotare l'ambiente , ancora una volta con l'intento
di attribuirgli una marcata trasformabilità, è quella che caratterizza il soffitto:
dei parallelepipedi discendenti, che possono essere abbassati ad altezze diverse
per creare la conformazione spaziale più adeguata all'evento in corso: i parallelepipedi
possono diventare sedute per i clienti, piani per appoggiare vestiti ed accessori,
sorta di "vetrine interne" per richiamare l'attenzione su un particolare
capo d'abbigliamento, oppure "contenitori espositivi" per sculture o altre
opere d'arte,o ancora punti di installazione per computer che forniscano
connessioni telematiche, o infine "scrivanie alternative", adibite ai più svariati
usi (punto-cassa, piani di appoggio per libri, cataloghi, monitor…) La
scelta di configurare lo spazio "dall'alto" non è ovviamente casuale. Oltre ad
essere, a nostro avviso, un modo originale, funzionale e flessibile per sfruttare
al meglio gli spazi,( oltretutto caratterizzandoli non poco così da colpire d'impatto
un nuovo cliente), ancora una volta rimandiamo all'aspetto emozionale e al significato
simbolico della scelta proposta: un soffitto che scende (fino a terra, ma anche
solo di pochi centimetri!), sfalsato in corrispondenza dei diversi parallelepipedi
a maglia quadrata che lo compongono, è a nostro parere un modo non "urlato", volutamente
non palesato,(perché il tentativo è quello di creare un'atmosfera generale
in cui si viene immersi quasi senza accorgersene) per richiamare la pioggia… nei
toni di grigio, nei riflessi del materiale, nella sensazione di una superficie
"in movimento" che a poco a poco sembra abbassarsi… fino a quando il blocco -
ultima "goccia" di un soffitto smaterializzato - non andrà a raggiungere
l'acqua "già piovuta" sul pavimento. Ancora
una volta a seconda delle esigenze si potrà così avere il canonico negozio "a
soffitto piano", una parete leggermente sfalsata con solo pochi elementi abbassati,
o infine una vera e propria cascata di parallelepipedi, funzionali all'evento
in corso. Con
queste variabili configurazioni spaziali (in planimetria attraverso l'interscambiabilità
del pavimento, in sezione attraverso la scelta individuale circa i parallelepipedi
da abbassare, in prospetto circa l'uso degli schermi all'interno del negozio)
vorremmo andare così a definire uno spazio "pubblico", (quello del negozio, così
inteso perché "regalato" alla città), che si accosta in una voluta forzatura con
lo "spazio dell'anima e della riflessione" rappresentato dall'acqua, e si compenetra
con lo spazio del "privato", quello a disposizione di ogni punto vendita per le
sue esigenze più propriamente materiali, da noi individuato nel "controsoffitto"
(ma è riduttivo definirlo così… perché in esso è semplicemente celato un secondo
negozio, nascosto ma vivo, pronto a mostrarsi del tutto o in parte, interagendo
così al meglio con le manifestazioni previste)… "il privato sgomita nel pubblico"! Un
ulteriore elemento che ci piace sottolineare, e che è forse necessario spiegare,
riguarda il ruolo della vetrina e delle pareti laterali: anche queste sono pensate
in termini virtuali, come grandi LCD che - all'uopo - possono proiettare ulteriori
immagini. Tra le numerosissime ipotesi possibili, ne avanziamo solamente una più
specifica: di notte, oltre l'orario di chiusura, il negozio stesso potrebbe diventare
una vetrina di se stesso, e non ci sarebbe bisogno di esporre alcun oggetto fisico,
si potrebbe proiettare il campionario offerto direttamente sulle pareti… ovviamente
infinite sono le immagini che si può ipotizzare di mostrare, da schermate del
sito web dell'Allegri, a carte meteorologiche che aggiornino in tempo reale circa
le condizioni meteo nel mondo (ad integrazione del "totem" esterno)… e nulla vieta
che le proposte "culturali" non si limitino ai pannelli interni, ma che invadano
anche le pareti. In questo modo il
negozio nel suo complesso va a rappresentare un "oggetto da mostrare", una "finestra
sulla città", e proprio per questo abbiamo voluto smaterializzare per quanto più
fosse possibile la soglia tra interno ed esterno, evitando di progettare la "classica
vetrina", ma rendendola neutrale, quasi impercettibile: un filtro solo fisico,
ma non percettivo, che così non impedisca la contemplazione di quanto proiettato
(o esposto) all'interno. Di notte come di giorno. La relazione con il marciapiede
e con la via diventa così diretta, immediata, quasi come se l'interno del negozio
fosse una prosecuzione dello spazio pubblico. Unico
elemento di segnalazione esterno che abbiamo pensato appositamente anche per il
passante più distratto, che non si guarda attorno, e non è attirato nemmeno dalle
proposte dell'interno, consiste in un "richiamo" sonoro, che incuriosisca ed induca
per lo meno a girarsi e a guardare dentro il negozio. Un inaspettato sottofondo
di pioggia che scende, improvvisa, che scuota il passante e lo lasci spiazzato,
che lo induca , per una volta, ad interrompere il suo "frenetico viaggio". Tutta
questa serie di attenzioni, che rende il negozio non solo punto vendita, ma polo
per la città, luogo deputato ad eventi culturali, punto di incontro e discussione,
riferimento per i cittadini (sia nel momento in cui l'evento fisicamente avviene,
che nel momento in cui è il virtuale a predominare la scena), dovrebbe portare
a rompere quel rapporto standard, quanto "stanco", tra chi vende e chi compra:
le commesse saranno amiche, informeranno circa le iniziative previste, saranno
una sorta di "padrone di casa" di cui fidarsi e con cui confrontarsi; l'atto del
comprare sarà semplicemente consequenziale a questo clima, la gente non entrerà
nel negozio solo per vedere i prodotti in vendita, ma per informazioni, per aggiornarsi
sulle ultime novità, per godere delle opere esposte,per soffermarsi a chiacchierare…
o semplicemente per curiosità! Si
può avere così un effettivo "incontro" e una proficua "contaminazione"
tra moda, arte, design… e quotidianità!! |





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[12-2002] |

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Concorso internazionale di Architettura under 35 Progetto
di Davide Crippa [capogruppo]
Matteo Corno Barbara
Di Prete Pierluigi Gelosa Vincitori
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