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Contemporanea |

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Questo studio si propone l'indagine di metodologie
di organizzazione spaziale alternativi alla griglia ortogonale. Per fare ciò abbiamo
scelto di lavorare su Chandigarh, città simbolo ed esempio cristallino del ruolo
della griglia nella progettazione architettonica ed urbana nel XX secolo. Il pretesto
operativo e' il dato emerso da recenti studi demografici condotti a Chandigarh
che dimostrano una tendenza che, qualora rimanesse costante, porterebbe ad un
aumento della popolazione di oltre il 33% nel giro di 15 anni. La
struttura urbanistica di Chandigarh, come quella economica, nella loro configurazione
attuale non sono in grado di affrontare un tale incremento ed e' quindi necessaria
una strategia di cambiamento. Il primo problema da affrontare e' quindi quello
di scegliere dove intervenire. Questo
progetto, a partire dalle problematiche elencate sopra, si concentra sull'individuazione
di aree attive, cioè con potenzialità di cambiamento delle strutture urbanistica
ed economica della Chandigarh odierna. Queste aree potranno guidare le scelte
successive e costituiscono il primo passo nello sviluppo del processo progettuale. Il
paradigma adottato ha cercato il più possibile di avvicinarsi ad un modello non
deterministico e acausale. L'approccio e' stato un insieme di bottom-up/data-driven
e top-down/arbitrario. Gli strumenti software sono stati usati in modo non-convenzionale
con metodologie operative rigorose e definendo un insieme di strumenti-operazioni
codificati e utilizzati nel corso dello studio in modo consistente. Il
lavoro si e' sviluppato in tre fasi: Informazione, Attivazione, Individuazione.
Nella
prima fase sono stati scelti tre sistemi di dati utilizzati per informare i tre
elementi base di un'animazione particellare: l'emettitore, gli attrattori e i
repulsori. L'utilizzo
di software di animazione tridimensionale ha consentito, nella seconda fase, di
oggettivare il sistema complesso di relazioni approntato nella fase uno. Nell'ultima
parte si e' proceduto all'individuazione delle aree di potenziale intervento,
caratterizzate in base a operazioni booleanes di intersezione e unione, il cui
significato operativo e' sostanziato dal processo che le ha generate. Descrizioni
alle immagini. 01.0.0
Informazione Definizione
degli elementi dell'animazione particellare: emettitore, attrattori, repulsori. 01.1.0
Emettitore. 01.1.1
Villaggi pre-esistenti: l'area ora occupata da Chandigarh nella sua configurazione
precedente la costruzione della città, con l'indicazione della posizione e della
dimensione degli insediamenti e della griglia ortogonale della città attuale.
L'influenza dei modelli spaziali precedenti puo' efficacemente sovvertire la rigidità
imposta dalla griglia ortogonale allo sviluppo della città. 01.1.2
Le informazioni sui villaggi pre-esistenti vengono estratte dalla planimetria
iniziale. A partire da questi dati verra' generata una nuova organizzazione spaziale
che informera' il movimento dell'emettitore e la quantita' di particelle immesse
nell'animazione. In nero i villaggi inclusi dell'attuale perimetro; in grigio
i villaggi esclusi. 01.1.3
Tramite l'utilizzo della sfocatura gaussiana in Photoshop vengono evidenziate
le interazioni tra gli elementi del diagramma precedente. Le sfumature di colore
indicano gradi maggiori o minori di interazione tra le parti. In grigio e' evidenziata
l'area comune di interazione (area isocroma continua). 01.1.4
Vengono tracciati i contorni delle isocrome in modo da ottenere una mappa dei
livelli di interazione. La sfocatura gaussiana viene applicata all'area comune
di interazione per evidenziare le aree di maggiore o minore intensità. L'area
colorata in questo diagramma genera il percorso per l'emettitore nell'animazione
particellare. 01.1.5
In quest'ultimo diagramma la definizione dell'emettitore e' completa. L'area colorata
rappresenta l'emettitore: l'asse mediano e' la sua traiettoria effettiva nell'animazione,
la variazione in larghezza rappresenta invece le diverse intensita' di emissione.
Questi valori sono stati ottenuti utilizzando le curve isocrome (indici di intensità),
cioè aumentando la larghezza della banda colorata di un fattore moltiplicato per
il valore del livello di isocromia in quel punto. 01.2.0
Attrattori. 01.2.1 Mercati
informali (rehris): l'area ora occupata da Chandigarh nella sua configurazione
precedente la costruzione della città, con l'indicazione della posizione e della
dimensione dei mercati. I mercati informali sono la base della vita quotidiana:
le aree nelle vicinanze di mercati esercitano una grande attrazione per la nuova
popolazione. 01.2.2
Le informazioni sui mercati vengono isolate. A partire da questi dati verrà generata
una nuova organizzazione spaziale che informerà la posizione e la forza degli
attrattori nell'animazione particellare. 01.2.3
Tramite l'utilizzo della sfocatura gaussiana vengono evidenziate le interazioni
tra gli elementi del diagramma precedente. Le sfumature di colore indicano gradi
maggiori o minori di interazione tra le parti. In grigio e' evidenziata l'area
comune di interazione (area isocroma continua). 01.2.4
Vengono tracciati i contorni delle isocrome in modo da ottenere una mappa dei
livelli di interazione. La sfocatura gaussiana viene applicata all'area comune
di interazione per evidenziare le aree di maggiore o minore intensita'. Le aree
colorate in questo diagramma genrano l'organizzazione spaziale degli attrattori. 01.2.5
In quest'ultimo diagramma la definizione degli attrattori e' completa. Le croci
indicano la posizione degli attrattori nel campo, mentre la diversa larghezza
dell'area colorata rappresenta le diverse intensità. Questi valori sono stati
ottenuti utilizzando le curve isocrome (indici di intensità), cioè aumentando
la larghezza della banda colorata di un fattore moltiplicato per il valore del
livello di isocromia in quel punto.
01.3.0 Repulsori. 01.3.1
Costo degli affitti: indicazione del costo degli affitti settore per settore.
Questa informazione mette in risalto la probabilità delle varie zone della città
di accettare nuova popolazione: maggiore il costo degli affitti minore sarà il
numero delle persone attratte. 01.3.2
Le informazioni sugli affitti vengono isolate. A partire da questi dati verrà
generata una nuova organizzazione spaziale che informerà la posizione e la forza
dei repulsori nell'animazione particellare. 01.3.3
Tramite l'utilizzo della sfocatura gaussiana vengono evidenziate le interazioni
tra gli elementi del diagramma precedente. Le sfumature di colore indicano gradi
maggiori o minori di interazione tra le parti. In grigio e' evidenziata l'area
comune di interazione (area isocroma continua). 01.3.4
Vengono tracciati i contorni delle isocrome in modo da ottenere una mappa dei
livelli di interazione. La sfocatura gaussiana viene applicata all'area comune
di interazione per evidenziare le aree di maggiore o minore intensità. Le aree
colorate in questo diagramma genrano l'organizzazione spaziale dei repulsori. 01.3.5
In quest'ultimo diagramma la definizione dei repulsori e' completa. Le croci indicano
la posizione dei repulsori nel campo, mentre la diversa larghezza dell'area colorata
rappresenta le diverse intensità. Questi valori sono stati ottenuti utilizzando
le curve isocrome (indici di intensità), cioè aumentando la larghezza della banda
colorata di un fattore moltiplicato per il valore del livello di isocromia in
quel punto. 02.0.0
Attivazione. L'animazione particellare
viene eseguita. Il sistema di relazioni complesse e' reso evidente dal movimento
delle particelle.
02.1.0 Primo fotogramma.
02.1.1 Distribuzione delle particelle
nel fotogramma scelto. 02.1.2
La sfocatura gaussiana applicata all'immagine precedente permette di evidenziare
le aree di maggiore o minore densità di particelle. 02.1.3
Il tracciamento dei contorni delle aree isocrome permette di individuare i diversi
livelli di densità. 02.1.4
L'area colorata individua la zona in cui si riscontrano particelle a densita'
piu' bassa (area di diffusione). 02.1.5
L'area colorata individua la zona in cui si riscontrano particelle a densita'
piu' alta (area di concentrazione).
02.2.0 Secondo fotogramma.
02.2.1 Distribuzione delle particelle
nel fotogramma scelto. 02.2.2
La sfocatura gaussiana applicata all'immagine precedente permette di evidenziare
le aree di maggiore o minore densità di particelle. 02.2.3
Il tracciamento dei contorni delle aree isocrome permette di individuare i diversi
livelli di densità. 02.2.4
L'area colorata individua la zona in cui si riscontrano particelle a densita'
piu' bassa (area di diffusione). 02.2.5
L'area colorata individua la zona in cui si riscontrano particelle a densita'
piu' alta (area di concentrazione).
02.3.0 Terzo fotogramma.
02.3.1 Distribuzione delle particelle
nel fotogramma scelto. 02.3.2
La sfocatura gaussiana applicata all'immagine precedente permette di evidenziare
le aree di maggiore o minore densità di particelle. 02.3.3
Il tracciamento dei contorni delle aree isocrome permette di individuare i diversi
livelli di densità. 02.3.4
L'area colorata individua la zona in cui si riscontrano particelle a densita'
piu' bassa (area di diffusione). 02.3.5
L'area colorata individua la zona in cui si riscontrano particelle a densita'
piu' alta (area di concentrazione). 03.0.0
Individuazione Circoscrizione
di aree di potenziale cambiamento della struttura economica e urbana di Chandigarh. 03.1.0
Aree Attive 03.1.1
Sovrapposizione delle aree a densita' piu' bassa ricavate da tre fotogrammi (aree
di diffusione). 03.1.2
Le aree vengono colorate per evidenziare le zone di sovrapposizione. L'intersezione
delle aree di diffusione individua una zona specifica (zona di permanenza) importante
per lo sviluppo di una strategia di intervento, e cioè l'area in cui, in qualunque
punto dell'animazione, si può riscontrare la presenza di particelle. Non dice
nulla sulla loro densità, che sarà variabile, ma da la certezza della presenza
di una qualche attività. 03.1.3
Sovrapposizione delle aree a densita' piu' alta ricavate da tre fotogrammi (aree
di concentrazione). 03.1.4
Le aree vengono colorate e rese traslucide per evidenziare le zone di sovrapposizione.
L'unione delle aree di intensita' individua una zona specifica (zona di variabilità)
importante per lo sviluppo di una strategia di intervento, e cioè l'area in cui,
in momenti diversi dell'animazione, si può riscontrare la massima densità di particelle.
Non dice nulla sulla loro collocazione precisa, che sarà variabile, ma da la certezza
del limite entro cui si spostano le concentrazioni più alte. 03.1.5
L'area di permanenza e l'area di variabilità consentono ora lo sviluppo di una
strategia sostanziata, permettendo al progettista di interagire col sito fisico
attraverso una costruzione astratta, attraverso un modello distante della griglia
ortogonale. QuArch 2001
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[10-2002] |
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