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La vita di domani sarà organizzata attorno a carapaci, entro spazi proiettati verso l'interno. Si rifugerà nelle pieghe della pelle. Mentre il ritiro degli individui delle società occidentali è in corso e non sembra voler diminuire, gli edifici diverranno sempre più intelligenti e interattivi.


Park Avenue è progettato come scenario di una finzione cinematografica urbana. E' fondato su fatti concreti e collegato a un prossimo futuro fittizio che affonda le sue radici nei nostri giorni. Questo progetto è un'estrapolazione del reale, che permette di testare le attuali tipologie in contesti possibili. In altre parole, è un tentativo di esplorare le possibilità di programmare edifici dirompenti per le attività umane nel cuore della metropoli del futuro, che potrebbe nel complesso soddisfare la domanda di riparo e di interattività e al contempo aprire spiragli su ciò che è sconosciuto.


L'azione si svolge a Park Avenue, New York. Nel cuore della massa urbana, una torre di 31 piani si staglia sopra la città vagando sospesa sull'esistente griglia urbana.


Mentre la griglia di New York predetermina la forma e i confini della torre, un atrio la attraversa da cima a fondo, al centro della struttura rettangolare. Attorno al vuoto creato dall'atrio si snodano negozi; gli uffici sono situati lungo le facciate vicino alla luce. La facciata esterna è un'enorme pelle traslucida composta da spesse pietre trasparenti che reagiscono a impulsi elettronici inviati dall'attività della torre. Con il display digitale continuamente aggiornato, la facciata interna serve da supporto alle attività commerciali. Tali superfici così conformate sviluppano scambi ed aree di informazione tra l'edificio e la vita cittadina.


Il corpo libero dell'atrio vive entro la sua struttura rettilinea. In alcuni punti, la pelle perde la sua forma, fende la facciata esterna aprendo delle finestre e creando punti di vista inaspettati e dirompenti sulla città. I tagli nei muri sono i punti di sfogo di una tensione, e permettono all'edificio di respirare attraverso aperture e di essere colpito dalla luce naturale, trasformando gli spazi interni, finora contratti, in spazi viventi soggetti alla luce.


Sfuggendo alla verticalità e alla geometria indotti dalla griglia newyorchese, questi punti, ulteriori sviluppi della pelle, sono più di semplici finestre. La tensione tra le due pelli generata dal loro sovrapporsi causa un mescolamento tra l'interno e l'esterno, che si fondono. Il progetto tenta di fornire un ambiente sicuro per individui proiettati verso l'interno, e allo stesso tempo di rendere questi stessi individui consapevoli del loro imprigionamento e del loro ritiro entro strutture alienanti. Mentre l'edificio soddisfa le loro necessità e la domanda di protezione offrendo una dimora rassicurante, l'offuscamento del limite tra l'interno e l'esterno incarna e adombra l'esistenza di ciò che non è conosciuto. 


L'attacco al World Trade Centre dimostra la fragilità e la vulnerabilità di edifici alti nella loro configurazione attuale. Oltre a stabilire se è ancora auspicabile costruire tali edifici seguendo lo stesso progetto nell'attuale situazione geopolitica del mondo, ciò che è in gioco è stabilire l'atteggiamento da adottare nei confronti di quelli che sono già costruiti e diventeranno più vecchi.


Gli edifici alti e le ideologie contestate di progresso e di acquisizione di potere che rappresentano potrebbero essere riscattati da una ricostituzione da un lato dell'organizzazione del loro spazio, e dall'altro della loro relazione reciproca.


Considerato ciò, Park Avenue potrebbe essere pensato come la prima parte di un progetto più ampio di rigenerazione della griglia urbana di New York. Facendosi strada attraverso la metropolitana cittadina, il corpo libero si espanderebbe casualmente attraverso la città ed emergerebbe in alcuni punti. Quindi ci possiamo immaginare la creazione di un secondo livello di organizzazione della città nel quale un'altra impostazione incrocerebbe e si sovrapporrebbe alla griglia, portando a una nuova distribuzione dello spazio. Questo progetto non intende smantellare la struttura rigida e lineare degli edifici esistenti né la griglia urbana. Esso cerca di esplorare come l'intera impostazione rettilinea urbana potrebbe essere in un certo senso rinnovata con una diversa identità.


Florent Rougemont



Florent Rougemont, architetto, vive a Rotterdam. La sua attività esplora diversi campi: architettura, design, pianificazione e media.


Ha partecipato a diversi concorsi, tra cui  The city, less aesthetics, more ethics (La città, meno estetica, più etica) per la Biennale di Venezia del 2000; Amphibious Living, Architecture Image and Emotions (Vita anfibia, immagine architettonica e d emozioni) organizzata dalla rivista Arca e da Gruppo Auchan Rinascente. Di recente si è iscritto al concorso per idee per il nuovo municipio di Rotterdam. Inoltre produce animazioni, come Living Architectures (Architetture viventi) presentata al 5° festival internazionale di architettura su video di Firenze.


Attualmente lavora a un riparo per biciclette presso la ESAD Art's school di Strasburgo, un lavoro in corso che sarà completato entro la fine del 2002.

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[05-2002]

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