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[5-2005]

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Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell'architettura e dell'arte. A sottoporsi alle domande risponde Nicola Leonardi, direttore della rivista The Plan.








LPP: Una auto-presentazione in quattro righe…


NL: Felicemente sposato con una donna molto più intelligente di me, due figli (Anna 5 anni, Guido 1 anno). Ad Anna faccio già fatica a stare dietro perché assomiglia alla mamma. Con Guido ci intendiamo. Penso che molti si chiedano da dove io sia saltato fuori, in effetti è una domanda pertinente..... Sono un ingegnere, arrivo da una famiglia di medici, ingegneri, pubblicitari ed imprenditori. Avevo l'idea di una rivista che oggi è The Plan: mi sembra che sia piaciuta e questo mi rende felice. Continueremo a farla sempre con lo stesso entusiasmo. (sul mio video sono 4 righe, non so sul tuo…)




LPP: Parlaci brevemente dalle rivista The Plan...


NL: In un panorama ricco di riviste, The Plan cerca di essere prima di tutto una rivista utile, da leggere e da analizzare, non solo da sfogliare e…poi dimenticare. Penso che per un professionista, che ha sempre poco tempo per leggere, sia importante trovare in una rivista non solo un attimo di svago, alla ricerca dell'ispirazione, ma anche un momento di lavoro e di ricerca di soluzioni, anche tecniche, a proprie problematiche progettuali. Uno degli aspetti più interessanti di The Plan è che i suoi numeri non invecchiano: tuttora i numeri del 2003 sono molto richiesti. Credo che la scelta e l'approfondimento dei contenuti insieme alla cura delle immagini e della grafica creino un equilibrio riuscito. The Plan è una rivista di architettura e design nel senso più largo: dà attenzione a grandi realizzazioni come a piccoli interventi, ad architetti famosi ma anche a giovani talenti. Facciamo ricerca in tutto il mondo per cercare di avere un taglio il più possibile aperto ed internazionale, senza trascurare l'Italia. Quando mi viene chiesto su quale base scegliamo i contenuti o se abbiamo un taglio tematico rispondo che il comune denominatore che ricerchiamo è la qualità, progettuale e costruttiva.



LPP: Dacci tre ragioni per comperarla...


NL: Risposta sincera: perché è una rivista seria, d'avanguardia e libera.
Risposta commerciale: il rapporto prezzo/contenuti è equilibrato.

Risposta stupida: è in assoluto la migliore rivista di architettura di Bologna centro storico (Ottagono la fanno fuori dai viali) ma non vorrete mica comprare una rivista di architettura fatta da un ingegnere (io), un'economista (mia moglie) ed un grafico visionario (Ricky)!?



LPP: Parlaci anche brevemente dei libri che state pubblicando come casa editrice

NL: Dal 2003 è nata anche The Plan Editions. Abbiamo cominciato con la "Medaglia d'Oro all'Architettura Italiana", in coedizione con la Triennale. Volume che un gradito invito di Luca Molinari ci ha dato l'opportunità di pubblicare. E' stata un'esperienza molto interessante e piacevole. Nel 2004 abbiamo pubblicato la monografia di MCA, lo studio di Mario Cucinella, che oltre ad essere un caro amico, è per me, uno dei maggiori talenti dell'architettura italiana. Credo che nei prossimi anni sarà uno dei grandissimi, sopratutto per la sua grande capacità creativa. Quest'anno ad Aprile usciamo con la monografia dedicata al lavoro di Hadi Teherani e del suo studio BRT Architekten di Amburgo. E' un volume molto importante sia come contenuti che come formato. Le opere di Teherani sono affascinanti per la loro qualità e avanguardia creativa e progettuale. Tutte insieme hanno dato vita ad un libro ricco e di grande impatto scenografico. Riccardo Pietrantonio, insostituibile curatore "globale"dell'immagine di The Plan, ha dato a questo volume una veste grafica assolutamente innovativa ed esplosiva. Vedere per credere. Il taglio editoriale è quello della nostra rivista: grande cura delle immagini insieme ad un'impostazione ed approfondimento dei contenuti molto tecnico.




LPP: Cosa ne pensi della ricerca architettonica in Italia oggi ...


NL: Credo (e spero…) che stia decollando. Dopo anni difficili, dominati da pochi nomi e grande immobilismo, oggi molte cose si stanno muovendo e molte iniziative di largo respiro sembrano in procinto di partire sia al Nord sia al Sud. Spesso sento preoccupazione per il fatto che gli architetti italiani sono fagocitati da quelli stranieri; personalmente credo che l'intersezione delle culture sia fondamentale anche a livello architettonico e che come gli architetti stranieri vengono in italia, i nostri italiani dovrebbero lanciarsi all'estero. Vedo la Spagna fare passi da gigante soprattutto nel riconoscere i vantaggi anche economici e, perché no, anche speculativi legati alla qualità, alla creatività ed all'avanguardia dell'architettura: noi siamo molto più timidi, legati ed impacciati. Non parlo necessariamente dei progettisti, quanto piuttosto delle nostre normative, di come l'architettura viene gestita a livello politico e di come gli investitori e i developer in generale abbiano poca lungimiranza. Il problema è di larga portata: la classe politica andrebbe educata a capire l'architettura contemporanea così come dovrebbe esserlo il grande pubblico. Questo sembra sia successo in Spagna, noi siamo, per ora, anni luce lontani da loro. In italia cultura significa storia, arte, musica, cinema, teatro. E l'architettura? Molti non la citano nemmeno. Basta vedere quanto spazio i quotidiani dedicano all'architettura: molto poco. In Italia avremmo ottimi giovani architetti: sarebbe bello che non venissero bloccati dal sistema politico, dalle normative, da investitori miopi-speculativi e da un pubblico insensibile.



LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti progettare casa tua...


NL: Renzo Piano. Perdonami la banalità: io andrei a vivere dentro la Fondazione Beyeler, una delle opere di architettura più poetiche e d'atmosfera che abbia mai visto.



LPP: Il nome di una star internazionale alla quale non la faresti progettare...


NL: Italiana: Vittorio Gregotti: dio mi scampi
Straniera: Arata Isozaky: peso specifico del plutonio arricchito



LPP: Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.


NL: Le torri Petronas di Kuala Lumpur, progetto di Cesar Pelli: le trovo orrende. E'difficilissimo progettare un bel grattacielo, in quel caso non ci sono proprio riusciti


LPP: Saranno famosi: fammi tre nomi

NL: Aldo, Giovanni e Giacomo



LPP: Un giudizio sul DAPT di Bologna dove hai studiato.


NL: Nel suo complesso, se quello è un dipartimento che dovrebbe creare i progettisti del domani, credo che ci sia di che preoccuparsi. E' l'atmosfera statica (e asfittica) nella quale ti stupisci di non vedere muffa e ragnatele ai muri, che genera un ambiente senza spinta propulsiva dal punto di vista didattico teorico e pratico. E' un piccolo mondo, molto, molto stanco. Stanco credo soprattutto delle lotte intestine per il potere universitario che deconcentrano e tolgono entusiasmo a coloro che dovrebbero esserne il motore, ovvero i professori. Salvo la cultura e la classe di Giuliano Gresleri, professore di Storia dell'Architettura, e di Giampiero Cuppini (correlatore alla mia tesi), professore di restauro e conservazione, la serietà professionale e la disponibilità di Claudio Comani, professore di Architettura Tecnica e di Organizzazione del cantiere (mio relatore alla tesi), la simpatia didattica di Carlo Monti, professore di urbanistica e direttore del DAPT. Purtroppo, da quando The Plan esiste non mi ha mai dato la possibilità di presentarlo ufficialmente in facoltà dato che c'è una loro rivista interna. Cosa c'entri con The Plan poi non si sa!! E' buffo pensare che ad oggi ho presentato The Plan in quasi tutte le università d'Italia tranne quella della mia città, dove ho studiato. Salvo infine l'entusiasmo e la creatività didattica di Marco Prati, del corso di Composizione 2, che forse più di altri mi ha insegnato e che ogni anno mi accoglie per una chiaccherata su The Plan con i suoi accoliti, pochi in relazione al valore delle sue lezioni.



LPP: Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini,Cellini, Casamonti, Culotta,Cucinella. ( per cortesia non mettere pari merito)

NL: Hai fatto una bella ribollita!! Allora… Herzog e de Meuron, Koolhaas (ho fatto molta fatica a scegliere tra 1° e 2° posto), Piano, Hadid, Gehry, Moss, Coop Himmelb(l)au, Cucinella, Fuksas, infine molto staccato Eisenman. Se mi permetti di citare alcuni altri nomi tra i miei preferiti, pescati tra le star (come hai fatto tu), ti aggiungo Nouvel, Ando, Holl, Arets, Houben, Van Egeraat, ed il mio amato Teherani. Fuori classifica gli altri del tuo elenco e comunque tutti successivi a quelli che ho messo nell'ordine. Anselmi perché conosco di lui solo il Municipio di Fiumicino. Purini perché per quanto nome di grande risonanza, personalmente ne conosco poco il lavoro. Cellini e Culotta perché non li conosco affatto (ma mi sto già documentando, e non dire che sono un ignorante, perché so che ma li hai messi apposta). Infine Casamonti perché purtroppo fa poco l'architetto. Dico purtroppo perché credo che sia un architetto di talento e sarebbe potuto essere tra i grandi: la sua discoteca a Curno è un piccolo gioiello ed anche gli altri suoi progetti sono di valore. Il direttore di Area lo fa bene, ma credo che nel suo intimo abbia più feeling con la progettazione (che forse però da sola gli darebbe meno potere, a cui credo lui sia abbastanza affezionato…).


LPP: Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico

NL: a uno studente: Spazio, Tempo e Architettura di Sigfried Giedion. Per me fu come la porta che si apre su un mondo nuovo
a un architetto: il principe di Macchiavelli, per imparare a non essere solo un creativo ma anche un demiurgo
a un critico: Extacity di Nigel Coates. Un libro delirante, onirico e interessante a livello intellettuale



LPP: Quale rivista italiana consiglieresti, oltre a The Plan? E quale straniera?


NL: Italiana - Domus. Senza dubbio. Prima di Stefano Boeri. Durante Stefano Boeri. E dopo Stefano Boeri. Domus è un'icona che cambia, ma rimane, per fortuna, sempre un riferimento. Credo in effetti che la sua capacità di passare i decenni risieda proprio nel suo essere sempre diversa da sé stessa. Fatto a cui va reso merito alla Mazzocchi. Per inciso, visto che tutti ne parlano, io ho letto sempre con grande piacere la Domus di Sudic/Casciani, che stimo molto entrambi, ma leggo ancora con piacere la Domus di Boeri. La trovo un esperimento culturale di grande coraggio e di avanguardia editoriale. Spero che si divertano a realizzarla, perché leggendola da editore mi viene in mente che fare una rivista così sarebbe molto divertente. Auguri a Stefano Boeri, nella speranza che il suo quadruplo salto mortale carpiato con ritorno gli permetta di cascare in piedi e ricevere gli applausi (meritati). Auguri anche a Stefano Casciani, i cui speciali trovo sempre molto belli ed interessanti. Forse non andranno d'accordo, non so, ma sono una bella accoppiata di Stefani.
Straniera - Architectural Review. Da sempre continua a fare ricerca, sceglie talenti nuovi e architetture particolari. Non copia le altre riviste, ma segue una linea tutta sua. La trovo fuori dal coro, sensibile agli emergenti. A dire il vero forse è lei che il coro lo crea, dietro di sé! Onore a Peter Davey, un grandissimo direttore oltre che un uomo di grande sensibilità e umanità, sia da sobrio sia da brillo.




LPP: Progetti per il prossimo futuro...


NL: Una settimana in catamarano a Barbuda?? Scherzo, purtroppo. Una monografia su una coppia di architetti semplicemente fantastici (che però non ti dico chi sono!!). Un'altra monografia di un super architetto in incognito. Meditare se portare The Plan a bimestrale e decidere quanto puntare sui libri a fianco della rivista…



LPP: Tre parole oggi importanti


NL: Riferite all'architettura: materiali (hanno caratteristiche sempre più incredibili), virtuale (una grande chance per chi lo sa usare), energia (oggi si può progettare architetture che ne consumano poca: facciamolo!)
In generale: clima (dovremmo pensarci di più), religione/cultura (faremmo volentieri a meno della prima se è usata per dividere i popoli, sarebbe bello che si diffondesse la seconda), guerra/pace (una costante delle umane cose, ma nel mondo dei sogni ci sarebbe solo la seconda) In effetti non volevo finire con un commento melodrammatico, comunque va bene così.







Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°18 del 2005

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi