|
Continuano le interviste a personaggi impegnati
nel campo dell'architettura e dell'arte. A sottoporsi alle domande sono i due
soci di Exposure, in questo momento tra i più bravi sulla scena italiana.
LPP:
Una auto-presentazione in quattro righe…
Dorit:
Sono israeliana, ho 34 anni e madre di 2 figli ,sensibile
,timida e lunatica. Ho viaggiato un po' per lavoro e un po' per studio , ho imparato
tanto dalla diversità delle culture , mi aiuta a crescere anche in campo professionale
, sto ancora imparando……dalla vita.
Oliviero:
Nomade dell'architettura. Straniero in patria, formato
all'estero, per nulla introdotto in Italia. Ho 44 anni, sono architetto da 7,
prima ero…economista. Ho passato diversi anni in Asia e poi negli USA. Sono cresciuto
professionalmente alla corte universitaria di Tschumi e da Zaha Hadid. Ho lavorato
negli Usa, in Inghilterra, Spagna e Giappone.
LPP:
Ci parlate brevemente della vostra esperienza di lavoro in Thailandia?
Dorit:Io
ho conosciuto il cliente Schle Wood tramite Oliviero circa 6-7 anni fa: è una
persona illuminata. Una persona con una estrema intelligenza che vuole sempre
imparare, sapere, ascoltare ed aiutare.
Oliviero:
Cliente illuminato, contesto difficile ma meno legato
a costrizioni burocratiche, sorprendente capacità costruttiva locale, rispetto
dell'architetto, grande apprezzamento dei lavori finora costruiti.
LPP:
Cosa ne pensate della ricerca architettonica in Italia oggi ...
Dorit:Esiste
forse qualche opera interessante in Italia ma non penso che esista un'architettura
italiana di oggi ….praticamente non c'è.
Oliviero:
Triste situazione. I giovani vorrebbero fare ma non possono,
i vecchi potrebbero ma sono troppo legati a schemi ormai superati e triti, dove
ogni sforzo è teso al mantenimento di uno status quo. Vedo comunque arrivare la
caduta del muro di Berlino. A forza di preferire architetti stranieri a quelli
italiani per le grandi opere, prima o poi ci si renderà conto che esiste una architettura
diversa da quella "imposta" e le vecchie cariatidi verranno spazzate via…
LPP:
Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti progettare casa vostra...
Dorit: Forse
Fuksas.
Oliviero:
Mia moglie (cioè Dorit, n.d.r.), anche se è solo italiana
di adozione.
LPP:
Il nome di una star internazionale alla quale non lo fareste progettare…
Dorit:
Isozaki, perchè da ogni "star" meno male c'è sempre qualcosa da imparare e che
mi muove qualcosa dentro….isozaki non riesce a farlo.
Oliviero:
Franck Gehry. Per il suo disprezzo totale del contesto e dei programmi.
LPP:
Il nome di un edificio famoso che non vi piace affatto.
Dorit:
Tra i pochi edifici famosi che ho visitato…direi la New
Tate gallery di Herzog e de Meuron, hanno sfruttato poco l'enorme potenziale del
edificio.
Oliviero: Chiaramente
il Guggenheim di Bilbao
LPP:
Saranno famosi: fatemi tre nomi di italiani e di uno straniero…
Dorit:
Non saprei …essere famosi non dipende solo dalla bravura
di un architetto.
Oliviero:
La mai conoscenza di giovani italiani è troppo limitata,
anche se ho visto alcuni dei lavori dei giovani citati dal Sole24Ore e mi sembrano
notevoli, direi quindi qualcuno di quella lista. Stranieri direi il gruppo ARX
New York, di Frederic Levrat e Zolaykha Sherzad. Hanno vinto Europan 5, il concorso
per la biblioteca delle nazioni a Ginevra con Peter Eisenman, e sono stati nominati
tra i 5 migliori giovani del panorama americano. Ora passano il loro tempo tra
l'insegnamento alla Columbia University a NY e Kabul, cercando di aiutare la ricostruzione
dell'Afghanistan.
LPP:
Un giudizio sulle facoltà di architettura in Italia... Secondo voi fuori si studia
meglio?
Dorit:
Ho avuto la fortuna di poter fare paragoni quando ero
studente al Politecnico di Milano. Il mondo va avanti, la scuola è fatta da studenti
che devono essere messi in condizione di inventare, fare e creare nuovi schemi
di architettura come in tutte le scuole importanti nel mondo….ma in Italia non
c'è questa possibilità.
Oliviero:
Ho avuto l'avventura di dover fare il Politecnico dopo
la mia laurea alla Columbia University di New York e il contrasto è stridente.
Direi che la cosa peggiore in Italia è l'atteggiamento dei professori nei confronti
degli studenti, prevaricante, distaccato, a volte insolente. Due eccezioni che
meritano di essere nominate, Stefano della Torre e Remo Dorigati, persone squisite.
L'insegnamento è poco sperimentale, troppo legato a schemi molto rigidi, ci vuole
una ventata di gioventù.
LPP:
I concorsi di architettura in Italia, una truffa? E all'estero?
Dorit:
Non credo ai concorsi.
Oliviero:
Più che una truffa, un meccanismo sbagliato completamente
che si presta a manipolazioni profonde alle quali un architetto "normale" non
può reagire. Difficile vedere una via di uscita a breve.
LPP:
Un consiglio che dareste a un giovane architetto italiano…
Dorit:
Andate a lavorare all'estero. Consiglierei gli Stati Uniti
per avere la possibilità di poter ragionare diversamente dall'Europa.
Oliviero:
Assolutamente andare all'estero, possibilmente in paesi
diversi per aprirsi la mente e lasciarsi andare.
LPP:
Mettetemi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss,
Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini,Cellini,
Casamonti, Culotta, Cucinella, Boeri. ( per cortesia non mettete pari merito)
Dorit:
koolhaas,Hadid, Eisenman Herzog e de Meuron, Fuksas, Gehry,
Coop himmelblau, Piano, Boeri….
Oliviero:
Reputo Koolhaas un gradino sopra tutti. Zaha è stata la
mia guida spirituale, Herzog e de Meuron mi hanno deluso con la new Tate Gallery
ma sono ottimi architetti, Eisenman sta diventando scultoreo anche lui ma gli
do meriti per il suo passato concettuale. Coop Himmelb(l)au hanno grandi spunti
lirici, Fuksas l'ho stimato più all'estero, Boeri quel poco che ho visto mi è
piaciuto, Piano penso abbia fatto il suo tempo, gli altri non sono in grado di
giudicarli. A parte, ultimo, Frank Gehry…
LPP:
Un libro che consigliereste a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico…
Dorit: libro
per studente:Delirius New York …koolhaas libro per architetto: Lezioni di
regia di Eisenstein Libro per critico: "la cabalà " ebraica
Oliviero:
E' un territorio difficile dove il rischio di fare retorica
è elevato, indico quindi i libri che hanno marcato il mio sviluppo: Studente:
Antonin Artaud : Le theatre et son double Architetto: Bernard Tschumi: Architecture
and Disjunction Critico: Roland Barthes: La tour Eiffel Sconsiglierei vivamente
Architettura e nichilismo di Cacciari…
LPP:
Quale rivista consigliereste ( una italiana e una internazionale)?
Dorit:
Rivista italiana Domus dopo che l'ha presa in mano Boeri.
Internazionale Architectural Review .
Oliviero:
Le stesse
LPP:
Progetti per il prossimo futuro…
Dorit:
...costruire in anche in Israele….. Oliviero: Rimettersi
in gioco continuamente, ad ogni progetto. Faticoso ma necessario.
LPP:
Tre parole oggi importanti
Dorit:
Sensibilità, visione, ricerca.
Oliviero:
Contemporaneità(Zeitgeist), coerenza, curiosità
Intervista
a cura di
Luigi
Prestinenza Puglisi
Intervista
pubblicata sulla PresS/Tletter n°16 del 2005
Lettera
con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design
a
cura di Luigi Prestinenza Puglisi LINKS: ZIG
ZAG FACTORY EXPOSURE ARCHITECTS Dorit Mizrhai / Oliviero Godi english
version
|