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Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell'architettura e dell'arte. A sottoporsi alle domande è Orazio Carpenzano, architetto, professore e straordinario scenografo.
LPP: Una auto-presentazione in quattro righe…
OC: Ho 46 anni, amo l'architettura anche se non sempre abbiamo lo stesso senso dell'umorismo. Amo disegnarla o meglio la penso disegnadola. Mi è ancora difficile farmene un'idea chiara… penso che per gustare una grande architettura sia necessario "apprezzare" la civiltà a cui appartiene. Insegno cercando di considerare il mio bellissimo lavoro non solo dall'interno ma anche dall'esterno e questo, penso, mi aiuti ad imparare.
LPP: Cosa ne pensa dell'architettura in Italia oggi…
OC: Che debba essere solo la Storia a pronunciare il giudizio mi sembra un comodo luogo comune. In Italia è mancata una critica che aprisse la via ai talenti, riconoscendoli e azzeccando "creatori" nel deserto dell'anonimato. E' mancato qualcuno in grado di riconoscere i sintomi non ancora evidenti di uno sviluppo successivo. Penso che ora qualcosa stia cambiando: le forze creative guadagnano influenza e le prospettive potrebbero essere migliori che nel recente passato. Il livello (ahimè!) resta assai modesto.
LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua…
OC: Ma non mi viene in mente nessuno architetto cui farei pensare la casa per me. E' grave? Non mi piace l'idea di un ritratto architettonico e a pensarci bene nemmeno quella di autoritratto
LPP: Il nome di una star internazionale alla quale non faresti costruire casa tua…
OC: Sicuramente a Eisenmann, mi metterebbe molta inquietudine (lo considero perarltro un grande autore).
LPP: Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto...
OC: Tra i "famosi" ci sono anche quelli belli per la loro bruttezza (come i bulldog), comunque il rettorato di Piacentini alla città universitaria va oltre tutto!
LPP: Se ti nominassero direttore della DARC quale sarebbe la prima iniziativa che faresti?
OC: Una grande mostra su quell'architettura, sconosciuta al grande pubblico, che ha lavorato e lavora per trasformare in "cose sensibili" il nesso tra l'uomo e le grandi forze cosmiche, il mondo organico, l'insondabilità della crescita e di ciò che si muove; i mezzi figurativi usati per dare forma plastica all'esperienza temporale.
LPP: E se fossi preside di una Facoltà di Architettura con potere assoluto e un sostanzioso budget a disposizione cosa faresti?
OC: Cercherei di guardare l'architetura anche dall'esterno, rifletterei sull'influenza dei valori estetici nell'educazione all'estrazione e alla costruttività. Punterei ai "doveri" dell'architettura verso la società così come ai suoi diritti (!) Darei spazio e spazi adeguati all'insegnamento, vedrei nel passato nel presente e nel futuro della scuola un tutto inscindibile, un processo vitale eternamente mutevole. Farei l'impossibile per far coincidere la formazione con il campo d'interesse e di lavoro degli studenti e per suscitare profonda comprensione dei rapporti tra le cose (in continuità ed in discontinuità). Naturalmente cercherei di mettere le persone impegnate nella formazione, nelle condizioni di svolgere liberamente e dignitosamente i loro compiti.
LPP: I concorsi di architettura. Così come sono fatti, sono una truffa? Cosa si può fare?
OC: Su questo punto avrei molto da dire, in sintesi penso che il meccanismo del "giudizio", teoricamente applicabile tra cose confrontabili, resti compromesso dal balletto a giro alternato e vizioso tra concorrenti e giudicanti. Capisco che in questo momento la grande firma può sembrare l'investimento più sicuro specie per un paese come il nostro che ha promosso una infinita serie di finti concorsi, ma non posso credere che non ci sia spazio per i giovani architetti italiani. Le cose perciò non vanno molto bene. Cosa si può fare? Misure drastiche che inchiodino il lavoro delle giurie alle richieste della committenza e quindi agli obiettivi dei programmi di gara. Scegliere chi giudica è fondamentale!
LPP: La qualità media dei docenti delle università italiane, non ti sembra un po' bassa?
OC: Si, è un po' bassa, perché insegnare e molto di più che travasare conoscenze. L'interesse dovrebbe essere in relazione a ciò che avviene con la persona che riceve l'insegnamento. Concentrarsi sul "messaggio" da trasferire può rendere cieco il professore nei confronti della sua classe e determinare fatalmente una totale mancanza di un necessario "orientamento consensuale". Il professore autoritariamente concentrato in se stesso e che non sa disinnescare il potere della sua parola tende a intimidire…così facendo, senza il minimo humor, esclude di fatto una didattica positiva ed efficace.
LPP: Descrivici in cinque righe la tua attività con Sylvatica
OC: E' un progetto che costituisce un'apertura per espandere l'effettualità dell'architetura. Un progetto come modo di sentire, interpretare, esprimere, comunicare. Sylvatica è spazio di un contatto, è spia di un contatto tra architettura, danza, suono, motion capture e motion graphics. E' spazio leggibile anche come prolungamento mentale di ciò che si vede, e questo è uno degli aspetti della ricerca che in questo momento mi interessano di più.
LPP: Tre motivi per un architetto per andare ai vostri spettacoli
OC: Sono "spettacoli" utili a quegli architetti che vivono il progetto in modo troppo sistematico e disciplinare. Sylvatica, Physico e tra poco Pycta (al teatro Vascello a maggio prossimo) contengono (all'interno di un rigoroso sistema "autopoietico") qualche scatto di irrazionalità, che fa sempre bene. Sono spazialità progettate e definite come unità composte da reti interattive di componenti che le rigerano ricorsivamente; ambienti per rigenerare ed espandere le nostre forme di percezione e di contatto.
LPP: Gioco dell'aereo che precipita : Dal Co, Ciucci, Muratore, Portoghesi, Nicolini, Gregotti, Purini. Ne puoi salvare uno. Chi scegli? Rigioco dell'aereo, hai paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo negheresti?
OC: Chi salvo e chi mando a morire? Sono personaggi importanti che hanno dato e danno ancora molto all'architettura, salverei Nicolini (mi sembra quello intellettualmente più inclusivo) e sacrificherei, si fa per dire, Dal Co,… c'è bisogno presto di un nuovo direttore a Casabella!
LPP: Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au,Fuksas, Piano, Anselmi, Purini,Cellini, Venezia, Canali. ( per cortesia non mettere pari merito, in ordine dal più amato in poi)
OC: 1- Tra quelli che hai elencato….. diversissimi, 1. Herzog e de Meuron 2. Koolhaas 3. Hadid 4. Gehry 5. Venezia 6. Anselmi 7. Eisenman mi fermerei qui….
LPP: Saranno famosi: fammi tre nomi
OC: Tra i romani più talentuosi senz'altro APST architettura
LPP: Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico
OC: Per tutti e tre Autobiografia Scientifica di Aldo Rossi: la poetica di un grande autore, la sua educazione architettonica "tra sesso e castità" . Un piccolo grande libro che mi regalò nel 1990 Aniella Zattera. Le sono ancora grato perché alcuni libri avvantaggiano…
LPP: Tre parole oggi importanti
OC: Libertà, Comprensione/inclusività e Ironia.
Intervista a cura di
Luigi Prestinenza Puglisi
Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°12 del 2005
Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design
a cura di Luigi Prestinenza Puglisi
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Sylvatica
Physico
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