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[4-2005]

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Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell'architettura e dell'arte. A sottoporsi alle domande è Marcello Sestito, architetto, professore universitario, discepolo di Eugenio Battisti e Pierre Restany.




LPP: Una auto-presentazione in quattro righe…


MS: Eteronimo e sincretista, con una forte attitudine al viaggio che si manifesta nelle due condizioni principali: nei testi, in verticale, e nello spazio in orizzontale.
Pertanto una sorta di perenne emigrazione dai luoghi, siano essi dell'infanzia (Catanzaro Lido) o quelli di adozione (Milano). Lungo il peregrinare più maestri hanno -intercettato-interrotto-depistato-confortato-incrociato- il cammino: Battisti, Purini, Restany, Anselmi. Mi sono occupato di aspetti precognitivi legati all'arte e all'architettura, con un profondo rispetto per il mondo animale e la linea dell'orizzonte che, dalle rive dello Jonio dove sono nato, osservavo da bambino. Ho frequentato una torre Cavallara, di quelle che Carlo V ha disseminato lungo le coste meridionali, ed in essa ho rivissuto la fenomenologia bachelardiana dell'abitare. Tra i molti progetti d'architettura, disegni, auto sperimentali e accendini solari, ho realizzato circa 6000 animali di pane nati dalla manipolazione incessante della mollica, una mania da entomologo che mi distende- e mi estende.
Ho amato di più la line curva, di Borromini, Guarini, Gaudì, Finsterlin, Mollino, Kiesler, Giorgini,Bel Geddes, Casto Fernando Schow, forse, come vorrebbe Ridolfi, per quella sana assonanza al corpo femminile.
In tempi non sospetti ho parlato di Clonismo, Interstizialismo, Fluidismo, Metamorfismo, con l'assoluta convinzione che stiamo per avviarci verso un
ultraorganico con architetture prossime alle sinapsi.


LPP: Cosa ne pensa dell'architettura in Italia oggi…


MS: Credo che l'architettura italiana, per quanto mi sforzi di cercare di capirne una identità specifica che a tratti mi sfugge (ma che non sfugge a Purini), soffre di un ritardo coltivato entro un equivoco irrisolto: l'aver creduto che il sistema trilitico, e pertanto la campata ortogonalista, fosse vincente sulla pur presente parte espressionista, forse a causa della sua tettonicità. Nemmeno il Post Modernismo di Portoghesi è riuscito a riabilitare ciò, teso com'era verso uno storicismo passatista che ha dato già i suoi distorti risultati.
L'aver taciuto su ricerche parallele, e nascosto, quando non occultato protagonisti come Mollino, o Giorgini o Baldessari, per fare qualche esempio, ha contribuito a far sì che in ambiti extra nazionali si potessero proseguire tali ricerche interrotte con notevole vantaggio.
La maggior parte della giovane generazione, pur con punte interessanti, è tesa verso un protagonismo eccessivo a cui spesso non fa riscontro il risultato dell'opera. E' difficile individuare sane ricerche in epigoni e ripetitori, in scuole e controscuole. Però "Il pensiero del maestro, come vuole Focillon, già insediato in una posizione estrema, non tollera il supplemento di esagerazione che vi apporta l'allievo. Le cattive cause esigono talento o temperamento. Il discepolo per definizione, non possiede né l'uno né l'altro". La
sottointerpretazione, più che la sovrainterpretazione di buona parte della critica recente ha anch'essa contribuito a tale risultato.
Ma lo stallo maggiore è dovuto ai concorsi truccati ove, ormai, partecipando, si ha sempre più l'illusione di confortare un sistema, di giustificare un'operazione, nemmeno tanto occulta, spesso sostenuta dagli ordini professionali.
Ma, essendo l'Architettura un' arte ottimista, serve poco il lamento prolungato, credo che dovremo ricominciare a parlare di arte necessaria, di rinnovato realismo stemperato da una vena d' utopia. Pertanto temi come: l'abitare; architetture in paesi poveri; riconsiderazione delle aree depresse del pianeta; attenzione a luoghi negletti ed emarginati; tecnologie alternative; architetture dell'accoglienza; diverranno programmi per le prossime biennali se solo ne sapremo tenere conto.
L'architettura Italiana che soffre, ma è anche la sua forza, del peso specifico della storia, dovrà concentrarsi più lungamente sulle condizioni abitative, anche quando l'umano si trasforma in postumano.



LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua…


MS: La casa la farei da me, non riesco a immaginare un solo Architetto che non farebbe lo stesso, ma mi piacerebbe che alcune parti potessero realizzarle alcuni amici, non necessariamente architetti.



LPP: Il nome di una star internazionale alla quale non faresti costruire casa tua…


MS: Mario Botta, credo che si sia avviato entro una circolarità tematica ove le architetture guardano se stesse, come suppellettili, o bomboniere, estrusi metallici, in cui la vita al loro interno sembra un incidente casuale.


LPP: Il nome di un edificio famoso che ti repelle...


MS: Ho stimato il Beaubourg alla sua nascita ma ora lo trovo devitalizzato, esprime anche il contrario delle motivazioni che hanno determinato la sua nascita.


LPP: Il nome della tua rivista preferita. E perché...

MS: Ho amato moltissimo "Modo" nella vecchia conduzione di Mendin(genio delle riviste:Domus, Casabella, Ollo): vitale, innovativa; possedeva l'arte della meraviglia e del paradosso, la convivenza di più fattori tra loro ravvicinati ed il mondo ti appariva come una entità unificata pur nella diversità delle informazioni.



LPP: Qualche parola sulle tue ultime pubblicazioni

MS: Quando ero ragazzo sapevo di disegnare bene, ma non sospettavo di dover scrivere dei testi, ora mi accorgo che ne ho fatti tanti.
Ho esplorato il mito e le sue intime connessioni in
: Il gorgo e la rocca, tra Scilla e Cariddi territori della mente, interamente dedicato all'area dello Stretto di Messina, luogo dei gorghi e delle sirene, scopro in una carta del King un'isola nascosta: Aeae di Circe-Calipso.
In
Colonne Stilate ho trattato del corpo e delle sue modificazioni e delle trasformazioni conseguenti in architettura: e quindi dell'impossibile vitruviana. In Alfabeti d'Architettura mi sono occupato dell'invenzione, della precognizione in architettura e di questa arte allografica che trova nei singoli protagonisti e nei disegni più intimi una diversa chiave di lettura, più introversa e personale come appunto un alfabeto nascosto e interiorizzato. I grandi ne possiedono uno che a tratti si delinea come un traccia stilistica, gli epigoni copiano tali tracce residue.
Con
Architettura Globale, Solidi Fluidi, o del comporre retto e curvo, che nasce nel 1996 e culmina nel 2003, prima dell'ondata no global , priva di senso tanta è la sua generalizzazione, ho cercato di esplorare l'idea di un globo da sempre visto nella sua interezza: una filosofia- architettura dell'urbe et globi, che ho ritrovato in Cusano, e affrescato nella basilica di Santa Caterina a Pedara in Sicilia.
Un recentissimo testo
L'Architettata Mano, colma una mia ossessione, ma che ho rintracciato in molti maestri dell'architettura, la mano come soggetto distinto capace di divenire essa stessa architettura: da Rossi a Samonà, a Juan Borchers, Le Corbusier, Pesce, La Pietra, Mendini, Anselmi. Ma il testo è soprattutto una ricognizione e un pretesto per parlare di Pentadattilo in Calabria a forma di mano e del suo bisogno di ripensamento progettuale.



LPP: Come sta l'università in Italia? E a Reggio Calabria?

E a Palermo?

MS: L'università sta malissimo, riflette lo stato dell'Italia d'oggi, una dittatura silenziosa e sottile ci pervade, e se l'università è preposta a formare coscienze critiche in questo diventa un disturbo inutile. Pertanto la Moratti ha solo perseguito un teorema, confortata dal silenzio della chiesa che attende la privatizzazione a scopi ecumenici, con il risultato che stiamo avviando una specializzazione per pochi e il nulla per molti. La scolarizzazione di massa, conquista degli anni sessanta- settanta rischia di ripiegare su se stessa con conseguenze nefaste per i giovani del futuro.
Sono in attesa di un saggio serio che mi spieghi dove studiano i figli dei nostri politici e dove si specializzano. Per la sua organizzazione interna il testo più interessante sull'argomento resta dell'etologo Danilo Mainardi che spiega, in
Arbitri e Galline, attraverso l'uso dell'analogia la similitudine tra i protozoi e la riforma universitaria, e di come questa si avvia, pena un malcerto sistema adattativo, ad un possibile collasso.
Seguendo l'onda di una certa visibilità, legata alle autonomie, le università tutte tentano di diventare accattivanti proponendo master, corsi di specializzazione, workshop, ove l'Architettura parcellizzata in una miriade di corpuscoli stenta a ritrovarsi nella sua identità. Questo atto unitario, in quanto atto artistico, ha perso da tempo tali connotati, il tutto assomiglia al telo dei pompieri strattonato in più direzioni dalle discipline , mentre il corpo dell'Architettura precipita.
Le sigle con cui si designano i corsi di laurea hanno spesso del metafisico, con il conseguente depistaggio circa le reali intenzioni educative, l'offerta didattica è solo un malcerto adattamento tra i titoli dei corsi, la disponibilità, e le ore pro capite. Intanto gli studenti viaggiano poco, leggono pochissimo, poco frequentano musei o gallerie d'arte costretti come sono a sostenere tra i quaranta o quarantacinque esami complessivi.
La laurea breve, che formerà post-geometri con velleità d'architetto, tra qualche anno darà i suoi frutti.
La Facoltà di Reggio Calabria, con la conseguente apertura di Siracusa rischia di divenire, vista la scarsità di Città in Calabria, come voleva Gambi, antiurbana , anche se slanci verso il Mediterraneo si devono al nostro Rettore Alessandro Bianchi.
Incastonata come un fortilizio da Deserto dei Tartari, attende un colloquio con la città che non avviene, sarà dovuto alla sua compattezza volumetrica, al suo ermetismo costruttivo, o a noi che vi lavoriamo?
Quella di Palermo, che frequento da poco, malgrado gli slanci di Culotta di Leone e Ajroldi, credo che condivida il medesimo destino: un arroccamento che ha più il sapore di un'attesa che di una sorveglianza.
Ho proposto ormai da tempo, per Reggio Calabria una possibile
Biennale del Mediterraneo di Arte e Architettura che spero di riuscire a far decollare.


LPP: Tre parole su Pierre Restany?

MS: Pierre Restany, il critico militante, operativo, che per far ciò e tenere fede al suo impegno compiva il periplo del mondo ripetute volte alla ricerca dell'arte nei più reconditi anfratti. Il suo insegnamento, la purezza di stile, l'onestà intellettuale, la disponibilità emotiva: tra bacco, tabacco e Venere, ha contribuito con i Nouveaux Realistes alla decifrazione di un mondo che si avviava al Postindustriale. Con il passaggio dal concetto di rappresentazione della verità a quello di presentazione della stessa ha modificato la rotta del destino dell'arte per almeno altri trent' anni.
Il suo volto: un guru, un santone indù,un mentore, un filosofo greco che avrebbe trovato posto nell'affresco del Raffaello in Vaticano, accanto a Platone, Socrate o Leonardo. Per la storia dell'arte l'inizio di un passaggio epocale: quello tra una operatività della critica impegnata direttamente sull'artista e la sua formazione dal vivo e la rottura col mondo accademico estetizzante poco consono alla interpretazione del reale. L'incontro con Yves Klein l'ha folgorato, così come l'immersione Nel Rio Negro in Amazzonia, riemerge con il manifesto di una Natura Integrale come se l'ultimo uomo avesse incontrato l'ultimo scampolo di natura. Propone infine l'arte relazionale che spiega le tendenze attuali di un sempre maggiore coinvolgimento sociale in campo artistico e un'ulteriore attenzione all'uomo. Il suo sguardo accendeva le cose, ho lavorato al suo fianco alla D'Ars dal 1986 fino alla sua dipartita: amico indimenticabile.



LPP: E tre su Eugenio Battisti...

MS: Eugenio Battisti era una mina vagante un vulcano in continua eruzione, rotondeggiante come una lama circolare tagliava e divideva la critica e la storia dell'arte e dell'architettura. Diceva: come una pica parlante di razza la storia risponde sempre con la voce di chi l'interroga, e suggeriva al giovane ricercatore che la ricerca è come fare all'amore, va fatta in proprio, non si può demandare a terzi. L'uomo dal largo sorriso che retrodata in un testo, da consigliare a tutte le scuole del mondo, la nascita della Rivoluzione industriale al dodicesimo secolo in Italia, anziché in Inghilterra nel diciottesimo, è anche colui il quale scopre tra tante altre cose, la figura di Giovanni Fontana, inventore di macchine strabilianti prima di Leonardo. Eisenman dovrebbe consultare il saggio sul Palladio e confrontarlo col "suo" Terragni. L'Antirinascimento alla sua nascita vendette credo trenta copie, ora ci accorgiamo di quanto ad esempio è responsabile della controstoria zeviana, e tutti vorremmo poter scrivere di un antirazionalismo sulla scorta del nostro.
E' stato il promotore di Marcatrè, rivista eccellente, e autore di biografie memorabili: Brunelleschi, Correggio, Antonello da Messina, Michelangelo, Piero della Francesca…conservava qualcosa di eternamente attuale, come l'uomo d'alto ingegno di Valèry. Da umanista era ossessionato della difficoltà di essere contemporanei, perché , spiegava con la voce di Barman, questo è sperimentare la vita personale e sociale come un vortice e sentire il proprio mondo e se stessi in perpetua disgregazione e rinnovamento, in difficoltà e angoscia , in cui tutto ciò che è solido si dissolve nell'aria.
Ricorro sempre ai suoi scritti, quando voglio essere confortato; la sua erudizione indiscussa, la sua disponibilità e umanità immensa.



LPP: Non c'è critica ma solo storia (Tafuri). Sei d'accordo?


MS: Più che d'accordo, e per far ciò occorre spesso, noi malgrado, l'immersione negli archivi, negli interstizi, negli spazi reconditi dell'informazione: bisogna riemergere dagli abissi come Colapesce con l'anello ritrovato.



LPP: Gioco dell'aereo che precipita : Dal Co, Culotta, Thermes, Purini, Gregotti. Ne può salvare uno. Chi scegli?


MS: Salvo Purini, senza di lui indubbiamente l'architettura italiana sarebbe più povera, Tu Luigi non potresti giocare con lui la tua partita a tennis con la palla di ferro, e io perderei un amico e un interlocutore essenziale.




LPP: Rigioco dell'aereo, ha paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo negheresti?


MS: A nessuno, perchè uno mi avanza, visto che Purini e Thermes ne adoperano uno in due. Ma se proprio devo a Dal Co, ha portato "Casabella" ai minimi storici!




LPP: Una lettura che consiglieresti a un architetto, una che consiglieresti a uno studente e, infine, una che consiglieresti a un critico

MS: Ad un architetto consiglierei Filosofia della Composizione di Edgar Allan Poe dove, oltre tutto, l'autore avverte sempre il lettore di non prendere mai troppo sul serio chi si interessa dei meccanismi della mente.
Allo studente, come normalmente faccio, consiglio
Breve Storia del Mondo di Gombrich, libro che mi sentirei di distribuire a pioggia a tutti, come le derrate alimentari ai più bisognosi.
Al critico
Esercizi di ammirazione di Cioran, sono presenti non solo alcuni profili illustri, ma l'autore compie delle vere e proprie vivisezioni, a questo concedimi di aggiungere Vocabolario estetico di Roger Caillois, soprattutto due voci: libertà e originalità nell'arte.




LPP: Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Purini, Gregotti, Canali,Venezia, Cellini, Anselmi, Portoghesi.

MS: Eisenman, Koolhaas, Gehry, Anselmi, Purini, Herzog e de Meuron, Piano, Coop Himmelb(l)au, Gregotti, Portoghesi, Cellini, Fukxas, Canali.



LPP: Tre parole oggi importanti


MS: Post-virtuale, De Divina Sproporzione, Ultraumano.





Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°10 del 2005

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi