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[2-2005]

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Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell'architettura e dell'arte. A sottoporsi alle domande è Cesare de Seta.



LPP: Una auto-presentazione in quattro righe…


CD: Sono uno storico anche se architetto: farsi accettare dai colleghi storici non è facile perché gli statuti teorici e di metodo sono assai più severi. Scrivo con chiarezza e una certa verve che mi viene riconosciuta dai mie traduttori. Lo considero un gran complimento.



LPP: Ha pubblicato anche tre romanzi….


CD: Non a caso bene accolti. E' un'attività assorbente, ma gratifica il mio bisogno di comunicare con tutti senza gli schermi della specializzazione.



LPP: Cosa ne pensa dell' architettura in Italia oggi …


CD: Situazione confusa, senza direzioni. Ma ormai nell'era della globalizzazione il problema non è più nazionale. Mi chiedo se ha più senso paralare di culture nazionali.



LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale farebbe costruire casa sua...


CD: Francamente non ci ho mai pensato e mi va bene quella che ha fatto mia moglie Tullia, io ho scelto solo il colore lavagna delle pareti… per attutire la luce abbagliante di Posillipo. E' piaciuta anche al nostro amico Renzo.



LPP: Il nome di una star internazionale alla quale non farebbe costruire casa sua...


CD: Hadid, perché dalle sue bellissime mise en scène non saprei mai cosa vien fuori.



LPP: Il nome di un edificio famoso che la repelle.


CD: Il teatro Carlo Felice di Genova \ L'opera littoria di Piacentini a la faccia del revisionismo!



LPP: Il nome della sua rivista preferita. E perché…


CD: Ne ricevo tante italiane e straniere, le sfoglio e di rado mi capita di leggere un articolo che si ripaga del tempo impegnato. Preferisco alle patinate le dimesse, alcune spagnole o di Campus americani.



LPP: Qualche parola sul caso Niemeyer a Ravello


CD: Esemplare prova di provincialismo e di malafede: c'è da vergognarsi a cavalcare nobili battaglie per la difesa dell'ambiente e del paesaggio - per le quali ho speso una vita - per fini che nobili non sono. Ho scritto dell'Auditorium in "L'architettura della modernità tra crisi e rinascite" (Bollati-Boringhieri, 2002) ben prima che scoppiasse la bagarre.



LPP: Ma in Italia siamo ammalati di conservazione?


CD: Non direi proprio, se si giudica dalla distruzione del nostro paesaggio. Ma ho sempre amato la buona architettura che è sempre un contributo alla qualificazione dell'ambiente.



LPP: Come sta l'università in Italia? E a Napoli?


CD: Male, male: ho scritto non so quanti articoli su "La Repubblica" sulla crisi di fondo della nostra istruzione. Ci sono delle isole, certo, di qualità, ma il quadro complessivo è deprimente e preoccupante.



LPP: Napoli aveva una eccellente cultura soprattutto nel campo della storia dell'architettura. Si può dire che continua?


CD: Vorrei poter dire di sì: comparativamente stiamo meno male di altri, ma io ho fiducia soprattutto in quelli che hanno meno di 40 anni, perché alcuni hanno seminato e qualcosa si raccoglierà.



LPP: Se un giovane appena maturato e particolarmente brillante le dicesse che vuole fare l'architetto, che percorso gli consiglierebbe?


CD: Di andare all'estero, viaggiare, girare il mondo. Come ebbi la fortuna di poter fare io e ne sono grato alla memoria di mio padre che me lo consentì con generosità, dandomi fiducia.



LPP: Non c'è critica ma solo storia (Tafuri). E' d'accordo?


CD: Sostanzialmente sì, lo stesso Croce l'aveva scritto. Ma distinguerei tra critica militante a tambur battente e riflessione storica: nella prima si possono commettere errori, nella seconda sono assai meno giustificabili.



LPP: Due parole sulla scuola Veneziana da Tafuri in poi…


CD: C'è una scuola veneziana? Direi piuttosto una compagine accademica molto nutrita e eterogenea con alcuni bravi docenti e altri meno bravi che insegnano a Venezia. Come ovunque. Tafuri non ha avuto eredi e lo sapeva benissimo per primo lui.



LPP: Bruno Zevi. Un giudizio sintetico sul personaggio.


CD: Personalità importante a scala mondiale per almeno quindici anni: dal 1945 al 1960. Poi con la rottura della sua egemonia con la Storia di Benevolo - impuntatosi sulla critica operativa - fece pasticci e contribuì a confondere le idee. Ho di lui un ricordo bellissimo: dopo che uscì il mio primo romanzo "Era di maggio" e poi il secondo "La dimenticanza" mi scrisse cartoline spiritosissime ma piene di partecipazione e simpatia. Il terzo "Terremoti", con il quale giunsi in finale allo Strega, non l'ha potuto leggere. Oso sperare che mi avrebbe votato.



LPP: Gli architetti e i suoi colleghi la leggono?


CD: Come studioso credo proprio di sì, considerati i ritmi con cui si ristampano i miei libri: i romanzi che io sappia in pochi : Benevolo, Frommel, Rosenberg, Piano, Piccinato, De Feo, Purini, Patetta, Consonni, Tonon…



LPP: Gioco dell'aereo che precipita : De Fusco, A. Gambardella, Pica Ciamarra, Gravagnuolo. Ne può salvare uno. Chi sceglie? Rigioco dell'aereo, ha paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo negherebbe?


CD: Ovviamente salverei l'amico Renato, anche se negli ultimi anni ha infranto "codici" condivisi e per lui è grave… Non lo negherei a nessuno il paracadute, perché c'è chi si suicida da sé senza bisogno di spinta.



LPP: Una lettura che consiglierebbe a un architetto, una che consiglierebbe a uno studente e, infine, una che consiglierebbe a un critico.


CD: L'opera narrativa di Abrham Youshua a tutti. Cesare Brandi viaggiatore e storico dell'architettura che ci fa capire e amare uno spazio come entità vivente di poesia, a uno studente. Per il critico: Denis Diderot sulle arti, per capire come si scrive, tra i contemporanei Jean Starobinsky e Yves Bonnefoy. Due maestri senza il sussiego di taluni maestri.



LPP: Ha avuto dei maestri?


CD: Me li sono andati a cercare: Wittkower, Blunt, Haskell, Braudel, Le Goff; tra gli italiani Galasso, Benevolo, R. Romano, Tenenti. Mi guardo bene di autodefinirmi "allievo" per il rispetto che ho di loro: ma dalla loro frequentazione ho attinto molto e mi sono sempre in debito.



LPP: Mi metta in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Purini, Gregotti, Canali,Venezia, Cellini, Anselmi, Portoghesi.


CD: Piano e Gehry a pari merito proprio perché agli antipodi. Herzog e de Meuron e Coop Himmelb(l)au in seconda. Ci sono poi dei bravi professionisti che rispetto, altri che manderei a ramengo. Legga i mie libri e saprà chi sono.



LPP: Tra i suoi tanti libri quello che ama di più e perché?


CD: Preferisco che scelga lei tra i miei, ma non escluda i romanzi. Per quanto possa apparire una snoberia il mio primo libro è stato "I promessi sposi" che leggo e rileggo dall'infanzia, poi il Gran lombardo di Gadda per la lingua strepitosa in ogni pagina quale che sia l'argomento. Tra gli stranieri ancora Diderot romanziere e Conrad.



LPP: Due parole su Edoardo Persico


CD: Ne ho scritto tanto, ma trovo avvilente l'accanimento di taluni storici dei nostri tempi che si sono industriati a ridurlo alla loro mediocrità. Senza capire nulla del più geniale critico della modernità che abbia avuto l'Italia: morto a 36 anni!



LPP: Tre parole oggi importanti


CD: Non saprei proprio: tutte le parole sono importanti se usate bene e al momento giusto. I suppose!




Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°7 del 2005

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi