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A sottoporsi alle domande è Pino Scaglione, persona curiosa, energica, piacevolissima e, per quel che basta per renderlo simpatico, un po' confusionaria.
LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...
PS: Architetto prima di tutto, malgrado riesco a farlo poco (ma mi sto organizzando), comunicatore nato, curioso e interessato a costruire reti e mettere insieme persone. Esteta fino alla nausea, esterofilo ma con profonde radici nel meridione. Schietto e sincero, in un mondo di ipocriti e finti, soprattutto tra gli architetti e gli accademici...
LPP: Cosa ne pensi dell' architettura in Italia oggi ...
PS: Trovo che abbia bisogno di una sana e robusta cura di rigenerazione e soprattutto, al pari della società italiana, abbia la necessità di affrancarsi dai problemi della precarietà sociale ed estetico-figurativa. Inoltre svecchiarsi!!! Che noia parlare ancora di razionalismo, maestri, ecc... Tuttavia sono tra quelli ottimisti e penso che c'è molta produzione interessante e sempre più sarà così
LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua...
PS: Senza alcun dubbio Italo Rota
LPP: Il nome di una star internazionale alla quale non faresti costruire casa tua
PS: Senza alcun dubbio Libeskind
LPP: Il nome di un edificio famoso che ti repelle.
PS: Tutti gli edifici di Libeskind, nessuno escluso
LPP: Il nome della tua rivista preferita. E perché...
PS: "Verb" di Actar, per il modo tutto ipercontamporaneo - e anche un pò irriverente rispetto ad una consolidata tradizione - di raccontare il progetto e soprattutto descrivere i processi e le innovazioni della tecnica e del linguaggio, poi la Domus di Stefano Boeri, e trovo Abitare un ottimo magazine di stile, il resto lo sfoglio velocemente
LPP: Se un giovane appena maturato e particolarmente brillante ti dicesse che vuole fare l'architetto, che percorso gli consiglieresti?
PS: Di viaggiare per l'Europa e il mondo per almeno un paio di anni, soprattutto toccando Spagna e Olanda, Gran Bretagna, poi di tornare in Italia e fertilizzare la nostra produzione, studiare e leggere molto, ma anche frequentare molto la rete
LPP: Gioco dell'aereo che precipita : Ciorra, Irace, Molinari, Mosè Ricci, Dal Co. Ne puoi salvare uno. Chi scegli?
PS: Irace, perchè è mediterraneo come me, e mi sembra il più schietto e credo, se lo conosco bene, non saprebbe come cavarsela da solo, gli altri hanno sempre qualcuno che li salva all'ultimo momento. Rigioco dell'aereo, hai paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo negheresti? A Dal Co, che - non si sa perchè, o forse si, per un banale equivoco diventato più grande della realtà - farebbe lo stesso con me.
LPP: Una lettura che consiglieresti a un architetto, una che consiglieresti a uno studente e, infine, una che consiglieresti a un critico
PS: Delirious New York di Koolhaas per un architetto, "Amate l'architettura" di Giò Ponti" allo studente, "Fondamenta degli Incurabili" di Joseph Brodski ad un critico, il miglior libro in grado di raccontare architettura e città dal di dentro (pur essendo solo un racconto)
LPP: Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini,Cellini, Casamonti.
PS: Koolhaas, Herzog e de Meuron, Hadid, Fuksas, Gehry, gli altri a seguire indifferentemente...
LPP: Il titolo di una tesi di laurea che assegneresti ad uno studente.
PS: Un progetto-processo: abitare il futuro
LPP: Tre parole oggi importanti.
PS: Rete, contemporaneo, futuri
Intervista a cura di
Luigi Prestinenza Puglisi
Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°4 del 2005
Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design
a cura di Luigi Prestinenza Puglisi
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