channelbeta - canale d'informazione sull'architettura contemporanea

[12-2004]

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A sottoporsi alle domande è Dante Benini. Allievo di Scarpa, Niemeyer e Zevi e autore del prossimo polo per l'innovazione e per il lavoro a Milano, Benini ci propone un'architettura aperta all'innovazione, attenta alla natura e aperta al confronto internazionale.






LPP:  Una auto presentazione in quattro righe …


DB: Architetto per un caso della vita, poi innamorato, poi convinto che l'architettura non sia una missione ma è certamente un ideale: l'orgoglio di far parte della costruzione del mio tempo.



LPP:  Cosa ne pensi dell'architettura in Italia oggi …


DB: Vedo una grande vitalità: la committenza si è evoluta e sta prendendo una coscienza internazionale (evidentemente i successi commerciali più palesi hanno convinto che "good architecture sale"), ed anche la gente comune ha preso consapevolezza che la buona architettura è propedeutica ad agevolare i rapporti sociali che, nel quotidiano, diventano meno tesi, più educati e sereni. Gli spazi comuni, o di lavoro, diventano momenti di appartenenza e di identità dove è più facile riconoscersi e raccontarlo al mondo.



LPP:  Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua …


DB: Renzo Piano, che oltre alla mia amicizia avrebbe tutta la mia fiducia per una, se possibile, ulteriore ricerca nel suo percorso professionale.



LPP:  Il nome di una star internazionale alla quale non faresti costruire casa tua e il nome di un edificio famoso che abbatteresti senza problemi …


DB: Isozaki, nelle ultime cose lo trovo un po' bloccato.
Il Vittoriano, come perorato dal Prof. Zevi in tutto il suo percorso critico con ragioni da me ampiamente condivise.



LPP:  Descrivimi Carlo Scarpa in quattro righe …


DB: "Un uomo" e per tutti noi un architetto dove il senso estetico, della signorilità, dell'educazione sia nella vita che nel comporre, unitamente alla materia e alla sensibilità davano origine a poesia, all'interno della quale vivere e meditare: irripetibile.



LPP:  Cosa ne pensi della vicenda dell'auditorium a Ravello?


DB: Prescindendo dall'emotività del mio rapporto personale con Niemeyer, trovo che nessuno possa assumersi la responsabilità di scrivere in futuro sul progetto gratuito del "maestro" dono alla cultura mondiale e che ha come collocazione divina l'Italia: "opportunità mancata". Soffochiamo le urla dell'ignoranza e dell'ottusità da ovunque esse provengano.



LPP:  Milano sta ridiventando la capitale italiana dell'architettura? cosa ne pensi dei nuovi progetti per questa città?


DB: Capitale dell'architettura mi sembra un "parolone", tutta l'Italia si sta muovendo con le dovute proporzioni, si respira un fermento che sta dentro le persone e prescinde dall'economia, anche se è inutile negare che l'effervescenza del mercato immobiliare è un buon catalizzatore di intenzioni. Credo quindi che Milano sia il posto giusto al momento giusto, con le giuste opportunità dopo quaranta anni di immobilismo abulico e totale. I progetti? Tutti straordinari: ho dubitato di Fuksas quando ha "osato" l'intervento fiera, oggi lo amo perché c'è riuscito, ed è solo merito suo, della rabbia, della voglia, caparbietà che ha messo nel progetto. Bravo!
Portello? Un vivaio di idee, il cinquanta per cento delle quali sarà sufficiente a rivitalizzare l'interesse mondiale sulla città.
Garibaldi Repubblica è ancora un po' troppo in hold per giudicare, Hines però è una garanzia di qualità, staremo a vedere.
Montecity è un'enorme operazione di città modello dove come in un nuovo rinascimento vorrei anch'io aver partecipato, una sicura pagina di storia.
Poi ci sono pezzi e spot di straordinaria importanza ben documentati da un efficientissimo Urban Center, cosa che ho invidiato a Londra per anni.



LPP:  Ci descrivi brevemente il tuo polo per l'innovazione e per il lavoro a Milano?


DB: "Ricerca avanzata" è da questo momento la parola d'ordine; l'invasione della mano d'opera a basso costo ha ucciso il nostro mercato, le nostre armi restano la ricerca e l'innovazione che ci hanno consentito di avere un ruolo internazionale come popolo e stato. Il "Polo per l'Innovazione" si propone, attraverso la gestione della Provincia di Milano, di formare con tutte le risorse possibili, le persone adatte a quanto ci si è prefissati. Il progetto è stato oggetto di concorso internazionale, ci siamo giocati l'aggiudicazione con i nomi più illustri del panorama architettonico, riteniamo di aver vinto "togliendo, dove gli altri hanno messo". Abbiamo avuto una "visione", una architettura ipogea che liberava orizzonti inesistenti a Milano, sopra la quale in un piano inclinato le famiglie trascorrevano il loro tempo in un luogo socialmente ospitale a totale disposizione, con il vociare dei bambini che quasi si legge nel progetto.



LPP:  Quali sono le difficoltà maggiori nelle quali ti imbatti quotidianamente nello svolgimento della tua attività professionale?


DB: Le solite che tutti gli architetti conoscono, oltre a queste la moralizzazione della nostra professione che "deve" essere considerata indispensabile come "scienza esatta"; non pressappochismo ma un servizio garantito che come tale deve essere pagato.
La concorrenza dell'accaparramento, massacrando i prezzi per servizi che non sarà in grado di mantenere, potrà compromettere la credibilità degli architetti italiani.



LPP:  Se un ragazzo ti dicesse che vuole fare l'architetto, dove lo manderesti a studiare?


DB: In una Università qualsiasi e di laurearsi al più presto, gli raccomanderei di prendere coscienza della professione che ha scelto; gli direi come Scarpa ha detto a me "Leggere cento pagine di architettura al giorno per non distrarsi mai dal "pezzo". Gli farei frequentare appena possibile uno studio o vari studi e gli raccomanderei di andare il più possibile al cinema per sognare - e in futuro far sognare a sua volta ma sul concreto.



LPP:  Gioco dell'aereo che precipita: Gregotti, Aulenti, Botta, Citterio, Mendini, Sottsass. ne puoi salvare uno. chi scegli? rigioco dell'aereo, hai paracaduti per tutti tranne che per uno. a chi lo negheresti?


DB: Salverei Botta, è stato mio relatore quando vinsi il mio primo premio in Arca a trentotto anni, fu molto dolce e disponibile.
Non lo negherei a nessuno, a costo di metterne due leggeri con un solo paracadute. Mi farei però dare prima delle garanzie da tutti sul prosieguo della loro professione.



LPP:  Tre parole oggi importanti


DB: Pace Socialità Sostenibilità





Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°40 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi