channelbeta - canale d'informazione sull'architettura contemporanea

[12-2004]

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A sottoporsi alle domande è duo Vincenzo Corvino e Giovanni Multari, uno tra i più bravi gruppi che operano in area campana e che è stato protagonista, tra l'altro, dell'eccellente restauro del Pirellone di Milano. Abilissimi, si salvano in corner su tutte le domande difficili, tirando fuori la loro indubbia simpatia e una consumata diplomazia.






LPP:Una auto-presentazione in quattro righe…


Vincenzo: Due amici che amano il proprio lavoro e ne condividono gli entusiasmi e le delusioni, due architetti che guardano al progetto come occasione per "misurare" la specificità dei luoghi.
Giovanni: Appartengo ad una razza migratoria, quella calabro-cosentina e viaggio da 41 anni. Le prime tappe: Cosenza, Napoli e Milano. Gli incontri: Alberto Izzo, Edoardo Catalano, David Chipperfield, Goncalo Byrne, Vincenzo Corvino... da lì in poi Corvino+Multari con il supporto e la passione di un gruppo di bravi e giovani architetti.




LPP:Cosa ne pensate dell' architettura in Italia oggi



Vincenzo: L'architettura per realizzarsi necessita di una committenza. Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha ripreso a guardare alla qualità delle trasformazioni delle città come ad un valore aggiunto . L'attenzione all'architettura paga un ritardo di cinquant'anni, ma penso che cominciano, anche se con grandi difficoltà, ad emergere segnali incoraggianti in particolare da parte di giovani architetti.


Giovanni: L'architettura italiana vive un ritorno molto interessante, in un clima di ritrovata normalità, aperta al confronto con la cultura architettonica internazionale. La vicenda dei concorsi ha rappresentato senza dubbio l'episodio determinante per far emergere le idee ed i progetti di una nuova generazione di architetti che, in un contesto ampio, lavorano con un rinnovato interesse al sito e alla storia.




LPP:Il nome di un architetto italiano vivente al quale fareste
costruire casa vostra…



Vincenzo: Se potessi indirei un concorso ad inviti ristretto a professionisti eccellenti: Guido Canali, Francesco Venezia, Franco Purini. Se invece dovessi proprio incaricare direttamente darei una opportunità ad un gruppo di giovani architetti Michele, Marco, l'altro Marco, Mino, Giovanna e Mario… i nostri assistenti di studio.


Giovanni: Senza dubbio Corvino+Multari .... ma se fossi Bulgari darei l'incarico da Antonio Citterio!




LPP: Il nome di una star internazionale alla quale non fareste costruire casa vostra…



Vincenzo: Oggi non si parla più di maestri ma di star e di ciascuna mi sembra che potremmo evidenziarne affidabilità ma anche limiti, tutte però meritano un gran rispetto per la dedizione e la ostinazione che dedicano al proprio lavoro e allora, anche in questo caso, un bel concorso riservato allo star system!


Giovanni: Sir Norman Foster.... non avrei la possibilità di pagare l'onorario




LPP:Finalmente un tribunale dell'architettura accusa l'Italia per gli ultimi trenta anni. Per errore chiamano anche voi come imputati. Tre motivazioni che daresti per farti scagionare.



Vincenzo: Il primo è che trenta anni fa eravamo alla scuola elementare, il secondo che venti anni fa eravamo all'università, il terzo che dieci anni fa abbiamo solo cominciato a pensare più che a fare…


Giovanni: L'unica mia difesa sarebbe che in Italia si diventa architetti a 50 anni e pertanto, non avendo raggiunto la maggiore età, godo dei benefici di legge!




LPP:Cosa pensate dell'Università in Italia? E dell'università di Napoli?



Vincenzo: Le Facoltà di Architettura italiane vivono un momento di profonda crisi dovuto anche ad una mortificazione che la figura dell'architetto ha subito nel nostro paese negli ultimi cinquanta anni. Mi sembra, però, che gli studenti, la loro quantità ed il loro entusiasmo all'apprendimento siano il punto dal quale ripartire anche per alimentare e stimolare una nuova generazione di docenti. Anche Napoli è reduce da anni di crisi, ma sono fiducioso che il prossimo futuro, con la presidenza di Benedetto Gravagnuolo, vedrà "sdoganare" la nostra Facoltà alla quale ci legano affetti, ricordi e gratitudine a maestri-docenti del calibro di Alberto Izzo, Renato De Fusco, Alfredo Sbriziolo, Michele Capobianco, Nicola Pagliara, Salvatore Bisogni quasi tutti, purtroppo, vicini alla fine della loro dedizione accademica.


Giovanni: Non c'è una evidente differenza... il pensiero contemporaneo e il rapido e mutevole cambiamento ogni giorno entra nei palazzi dell'Accademia. Questo fatto determina nuove condizioni e nuovi contesti per lo studio e l'apprendimento dell'Architettura in particolare, e di tutte le discipline in generale. Questo fatto è evidente quando partecipi ad un workshop o ad una conferenza. Generazioni diverse, a confronto, testimoniano la necessità di un processo ineludibile e danno il senso di quanto siano poco attuali le modalità e procedure attraverso le quali si costituisce un programma di lavoro e di ricerca e quindi di didattica. Incontro alcuni che sentono la necessità di prestare attenzione a questa nuova condizione dell'università, incontro molti che pare non se ne stiano rendendo conto...




LPP:Qualche parola sulla vostra esperienza al Pirellone…



Vincenzo: Il Restauro del Grattacielo Pirelli di Giò Ponti ha rappresentato certamente l'esperienza più significativa della nostra giovane attività. L'averla affrontata con il massimo dell'impegno e del rispetto dell'opera di un maestro, ci ha consentito di mantenere le coordinate durante tutto il viaggio irto di rischi ma anche per questo particolarmente affascinante. Il restauro è una opportunità di confronto e dialogo con la storia di speciale portata e nel caso di un edifico del moderno o più propriamente del contemporaneo questa condizione accentua i propri caratteri se hai gli occhi per vedere… Ah dimenticavo di evidenziare la committenza e il comitato tecnico scientifico e la Darc per il prezioso contributo.


Giovanni: Dal Pirellone porto dentro la consapevolezza che tra una moltitudine silenziosa e indifferente, in una massa molle e compatta, al pari di un gigante in piedi sulla folla o come una asta conficcata nella sabbia, il grattacielo d'argento difende la sua dignità e la dolorosa ostinazione del fare architettura!




LPP:Tre edifici contemporanei che salvereste da un disastro nucleare…



Vincenzo: Mi verrebbe di salvare abbastanza della contemporaneità e non sempre tutto della storia, ma se devo fermarmi a tre: il Beaubourg di Renzo Piano, il Museo di Gibellina di Francesco Venezia, la Facoltà di Teologia di Alberto Izzo


Giovanni: Sono convinto che ci sarà molto da salvare nell'architettura contemporanea.. ma nelle condizioni poste, davanti alla catastrofe nucleare, salverei il Complesso Pirelli di Giò Ponti, il Beaubourg di Renzo Piano ed una città: Barcellona!




LPP:Gioco dell'aereo che precipita: Dal Co, Boeri, Ciorra, Irace . Ne potete salvare uno. Chi scegliete? Rigioco dell'aereo, avete paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo neghereste?



Vincenzo: Non mi immagino nella condizione di salvare qualcuno, ci vedo più nella condizione di partecipare a dei processi nella quale la critica ha il dovere di fare sempre meglio, i nomi in questione sono tra gli esponenti eccellenti e chi più chi meno, è utile che in questo momento in Italia resti vivo.


Giovanni: Parto dalla seconda... darei a Super-Pippo Ciorra il compito di saltare giù con Fulvio Irace, poi una volta a terra darei la guida dell'aereo a LPP così le sorti di Dal Co, Boeri, Ciorra ed Irace saranno nelle sue mani!




LPP:Voi fate molti concorsi. Alla luce di questa esperienza, cosa pensate dei concorsi che si fanno in Italia? Sono tutti attendibili o alcuni sono delle bufale?



Vincenzo: Penso che il concorso sia uno strumento e non un obiettivo. La nostra attività si caratterizza per una continua partecipazione solo perché ci sembra il modo più efficace e la migliore occasione di confronto e di ricerca che consente l'accesso ad eventuali commesse. D'altronde siamo convinti che per vincerne alcuni c'è solo un modo: perderne molti!


Giovanni: Partecipiamo a molti concorsi poiché riteniamo questa la procedura migliore per l'affidamento degli incarichi professionali. In Italia ci sono oggi molti concorsi, tutte le amministrazioni pubbliche, ma anche alcuni privati, seguono questa procedura. Gli esiti dipendono da chi la svolge: il committente, le giurie, i progetti, gli architetti... se avvengono dei fatti poco chiari le responsabilità non vanno ricercate nella procedura, che è sempre perfezionabile, ma negli attori e nei fatti di ogni singola vicenda, ovvero i famosi fattori discrezionali... sempre di più committenti e giurie scelgono progetti ed architetti meritevoli dell'affidamento.




LPP:Ma la città di Napoli sta migliorando o no? E , se si , gli architetti sono coinvolti in questo sviluppo?



Vincenzo: Sì la città di Napoli negli ultimi anni ha fatto passi da gigante. Ha riacquistato una dignità ed un dimensione culturale che gli anni 80 avevano completamente mortificato. Gli architetti sono poco coinvolti o meglio sono coinvolti con metodi strani non c'è una consapevolezza della qualità urbana contemporanea e mancano occasioni di confronto. Qualcosa sta cambiando e qualche timido concorso comincia a venire fuori, Napoli può e deve fare di più, ci sono energie positive che vanno intercettate e valorizzate e la politica ha il dovere di creare le condizioni per farle manifestare. Nel frattempo mi accontento di gioire del fatto che mia figlia un giorno vivrà in una città con opere di Alvaro Siza.


Giovanni: Vivo a Napoli dagli anni 80 e quindi ne sono innamorato da più di venti anni. Vivevo nella Napoli greco -romana e da lì ho vissuto gli anni del cambiamento, gli anni di Bassolino, e sono quindi testimone della messa in luce di una storia straordinara... Oggi sono sicuro che un maggiore coinvolgimento degli architetti possa dare un adeguato contributo a questa città unica per cultura e geografia, in una miscellanea di urbs e civitas che sono un sistema di maree permanente.




LPP:Tre parole oggi importanti



Vincenzo: Passione, etica, ostinazione, l'architetto vive anche di utopie positive e questo lo "obbliga" ad essere una persona per bene


Giovanni: Metodo, confronto, dubbio





Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°39 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi