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A sottoporsi alle domande è il gruppo Metamorph composto da Gabriele De Giorgi, Alessandra Muntoni, Marcello Pazzaglini. Una intervista tutta da leggere per capire uno dei primi e più interessanti gruppi dell'avanguardia romana. A giudicare dalle prima risposte, la Muntoni, coltissima e bravissima professoressa di storia dell'architettura contemporanea, sembra la più apollinea ma, alla fine, con le sue tre parole, ci riserva una sorpresa.
LPP: Una auto-presentazione in quattro righe…
Gabriele: Sono METAMORPH da sempre, salvo una breve appartenenza al Grau. Sono figlio di Bruno Zevi. Ho il culto della ricerca sulla metamorfosi, che considero l'espressione più interessante della contemporaneità in tutti i campi. Ne studio i fenomeni a tutte le scale. Ne descrivo e ne progetto i paradigmi. Miei libri recenti: La Terza Avanguardia in architettura, Diagonale. 1998. Affioramenti, avanguardia e città. Diagonale. 2002. Roma. Follie,deliri contaminazioni. Kappa 2004 Alessandra: Preferisco osservare da lontano. Preferisco guardare avanti. Ho sempre perso l'occasione buona, ma non si sa mai… Marcello: Sono attratto dagli enigmi della forma, dai percorsi attraverso cui si costruisce, dalla possibilità di trasmetterne le ragioni. Penso che le forme dell'architettura debbano esprimere il movimento, il dinamismo insiti nel carattere dell'uomo e al tempo stesso la sua dimensione critica e l'ansia della ricerca. Mi piace lavorare all'intersezione tra la dimensione organica, quella espressiva e quella delle avanguardie.
LPP: Cosa ne pensate dell' architettura in Italia oggi…
Gabriele: Dagli anni 90 si sono aperte nuove frontiere di ricerca, con ottiche attente ai mutamenti e alle identità storiche. Vi sono le premesse per intervenire secondo modelli e metodologie adeguate alle complessità delle città e del territorio. Ma c'è un ritardo politico pazzesco . Si dovrà fare un salto qualitativo enorme. Alessandra:la ricerca la trovo interessante, rimane purtroppo sospesa per aria. Un po' anche per colpa nostra, ma soprattutto perché pochissimi conoscono e quasi nessuno ama l'architettura contemporanea. Marcello: Penso che le nuove generazioni abbiano grandi potenzialità. Debbono solo costruirsi più radicate e consapevoli ragioni critiche. La pratica dell'architettura lontana dalla ricerca porta ad un abbassamento della qualità. Nella produzione architettonica italiana vedo una preoccupante scarsità di percorsi poetici, una mancanza di forza ed ostinazione.
LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale fareste costruire casa vostra...
Gabriele: Giancarlo De Carlo Alessandra:Alessandro Anselmi Marcello: Marcello Guido.
LPP: Il nome di una star internazionale alla quale non fareste costruire casa vostra e il nome di un edificio famoso che abbattereste senza problemi…
Gabriele : Raphael Moneo. Il teatro "La Fenice" ricostruito com'era. Alessandra: Imre Makovietz; l'Edicatorium di Rem Koolhaas a Utrecht. Marcello: Zumthor. Abbatterei l'edificio di Aldo Rossi a Parigi alla Villette.
LPP: Il nome della vostra rivista preferita ( non rispondete "Metamorfosi"...). E perché?
Gabriele: «Content» edizioni Taschen. Mi piace la stimolante trattazione delle connessioni con le contraddizioni della contemporaneità. Alessandra: «The Architectural Review»: intelligenza, precisione, attualità, selezione. Marcello: «Architectural Record» mostra bene i progetti e spesso ha testi critici sintetici ed interessanti.
LPP: A Roma è ritornata la palude, nel senso che il clima architettonico è di nuovo fiacco?
Gabriele: più che ritornata, confermata. Sono decenni che si fa sempre più ampio lo scollamento tra politica urbana e risorse dell'architettura, che pure sono di primissimo ordine a Roma. Alessandra: Roma non sarà mai una palude. Nonostante tutto, ha una vitalità indistruttibile. Infatti siamo ancora vivi, e pronti ad esplodere alla prima occasione. Marcello: Ben vengano gli edifici simbolo anche se c'è un eccesso di esterofilia ed alcuni sono sbagliati come il museo dell'Ara Pacis di R. Meier. Ciò che preoccupa sono le espansioni di edilizia convenzionata e sovvenzionata che riflettono le contraddizioni e i limiti del professionismo e del sistema produttivo romano. Anche se rispondono agli standard sono ancora delle quantità.
LPP: Come sta l'università in Italia? E a Roma? Quale facoltà consigliereste a un vostro figlio, ammesso che voglia fare l'architetto?
Gabriele: Ho scelto deliberatamente da tempo di lasciare l'insegnamento nell'Università. Il sistema accademico italiano lo sentivo inadeguato alle mie ricerche e aspettative. Perciò "no comment ". Alessandra: L'Università è ferita, però peggiora. A Roma è stazionaria. Mio figlio Lapo frequenta la "Ludovico Quaroni", anche se gli avevo consigliato di andare a Roma-3. Qui non si trova benissimo, ma a Parigi-Versailles, per l'Erasmus, si è trovato molto peggio. Marcello: La riforma del 3 e 2 ha frantumato la formazione dell'architetto con danni forse irreparabili. Consiglio il quinquennale della "Ludovico Quaroni". Ha i contenuti più interessanti: innovazione, rapporto con le arti, multimedialità.
LPP: Ma a Forster che ha ripreso il vostro nome per la Biennale lo perdonate o no? E questa Biennale di Venezia vi è piaciuta?
Gabriele: In generale il perdono è un atto di generosità, ma svela e conferma l'implicita colpa. Ci potrei pure stare. Se però, come in questo caso, l'aria che tira è quella che spinge a condonare tutto, piraterie culturali comprese, non mi sento di incoraggiare tali violazioni delle regole del vivere civile. La ho visitata con imbarazzo e rabbia. Orecchiata, male organizzata, déjà vu. Alessandra: Non perdonare è umano. Perdonare, in questo caso, è diabolico. Capirai bene che non ho voluto metterci piede. Marcello: No. Si è reso protagonista di un episodio di malcostume culturale incredibile. Neanche il più sprovveduto dei giovani che sperimenta le modalità della critica avrebbe mancato per lo meno di citare le fonti, di raccogliere del materiale sulla denominazione Metamorph, o su ciò che si è elaborato ad esempio dalla nostra rivista Metamorfosi quaderni di architettura. Se fossimo in un altro paese gli sarebbero state richieste le dimissioni immediate dalla stessa Biennale. Nella mostra, anche statisticamente, non potevano non esserci buoni progetti, ma le motivazioni per legarli alla metamorfosi sono labili, confuse, non sempre comprensibili. Il tema della metamorfosi è bellissimo, ma è stato consumato sull'altare di un evento solo mediatico. Poi perché è stato scelto il nome Metamorph? Domanda senza risposta. In realtà i sensori della Biennale si sono spenti verso ciò che si produce in Italia per un difetto di fondo: l'assenza di una griglia critica capace di leggerne i fenomeni.
LPP: Non c'è critica ma solo storia (Tafuri). Siete daccordo? Gabriele: A mio parere la storia va considerata nel modo più oggettivo possibile. Ma deve essere commentata e valutata criticamente. Alessandra: Perbacco, no! Semmai non c'è storia senza critica. Marcello: No non è giusto. Il problema non è di separare storia e critica, cosa per altro impossibile, quanto di definire un apparato critico che, anche con modalità diverse, legga gli eventi che ci hanno preceduto e la contemporaneità. Cosa non facile. Tafuri fino al suo libro Teorie e storia dell'architettura del 1968 sembrava volesse farlo. Poi ha rivolto i suoi interessi prevalenti verso le ragioni della storia. Zevi aveva visto con chiarezza il nesso complesso tra storia e critica.
LPP: Gioco dell'aereo che precipita: Muratore, Purini, Schiattarella, Terranova, Ciorra . Ne potete salvare uno. Chi scegliete? Rigioco dell'aereo, avete paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo neghereste?
Gabriele: prima domanda. Lascerei il loro destino a una partita a dadi. Il vincente sarebbe salvo. Seconda domanda. Sono tutti di una certa stazza, nessun paracadute li salverebbe. Alessandra: Il mio amico Tonino T. perché il grattacielo sia sempre migliore. Facile, Purini, perché sa volare da solo. Marcello: Salvo Amedeo Schiattarella. Rimarremmo senza un bravo Presidente dell'Ordine. Farei scendere con lo stesso paracadute Terranova e Ciorra per non interrompere le loro conversazioni su Quaroni.
LPP: Una lettura che consigliereste a un architetto, una che consigliereste a uno studente e, infine, una che consigliereste a un critico
Gabriele: A un architetto consiglierei Lo spettacolo dell'architettura di Gabriella Lo Ricco, Silvia Micheli. B. Mondadori. A uno studente Concetti fondamentali della storia dell'arte di Henrich Wölfflin, Longanesi. A un critico Caos, la nascita di una nuova scienza di James Gleick. BUR. Alessandra: Ray Breadbury, Il Veldt; Gio, Ponti, Amare l'architettura; Arthur Schopenhauer, L'arte di ottenere ragione. Marcello: Ad un architetto La montagna incantata di Thomas Mann, se non lo ha già letto; ad uno studente Le mani di Le Corbusier di André Wogenscky, ad un critico di rileggere Progetto e destino di C.G.Argan.
LPP: Tre parole oggi importanti
Gabriele: "Quintopotere" tecnologia wireless. Alessandra:potrei ripetere le tre parole di Siddartha: aspettare, digiunare, meditare, ma preferisco dirne una: rivoluzione. Marcello: Tecnica, forma, qualità.
Intervista a cura di
Luigi Prestinenza Puglisi
Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°38 del 2004
Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design
a cura di Luigi Prestinenza Puglisi
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