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channelbeta - canale d'informazione sull'architettura contemporanea |


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[12-2004] |
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A sottoporsi alle domande è Giorgio Tartaro uno dei più intelligenti giovani giornalisti e interpreti dell'architettura e del design in Italia. LPP: Una auto-presentazione in quattro righe... GT: Ho studiato musica classica e lettere. Scrivo di progetto per riviste di settore e per un pubblico più allargato (Domus, b0x, D La Repubblica) faccio della televisione sul design (Rai educational, Alice Sky tv), lavoro per La scuola Politecnica di design, collaboro con il Politecnico di Milano e faccio tanti altri lavori, anche per non annoiarmi. LPP: Cosa ne pensi dell' architettura in Italia oggi GT: Avendo fatto lettere e scrivendo soprattutto di design mi ritengo assolutamente al di fuori di un certo dibattito anche se, ovviamente, mi interesso di architettura. Mi sono laureato nel pieno di tangentopoli, dove tutto era fermo per ovvi motivi. Mi sembra che si stiano muovendo molte cose e che finalmente architetti stranieri firmino nuovi progetti in Italia, così come architetti italiani che hanno professato all' estero siano finalmente riconosciuti in patria. Vedo anche che in Italia l' architettura è molto regionale, nel senso che quello che vale a Milano e Trieste non vale a Firenze e Roma (forse in questo meno universale del design) e credo non siano solo questioni di preesistenze. Quello che invece mi interesserebbe maggiormente è un serio dibattito e quindi uno sviluppo sui materiali dell' architettura. Mi sembra ancora troppo un discorso relegato alle forme, alle mode e alla sensibilità della singola firma. LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua... GT: Mia moglie è architetto. Nel caso non la progettasse lei, penso che potremmo accordarci su qualche giovane emergente? (se fossi single forse farei costruire una casa a più mani ad amici coetanei, in barba all' unitarietà del progetto, come discussione continua ed eclettica rappresentazione di quanto mi sta vicino. Troppo utopico?).
LPP: Il nome di un designer italiano vivente al quale faresti progettare la tua poltrona preferita... GT: Enzo Mari, ma solo dopo una accesissima discussione, perché mi piacerebbe una poltrona multifunzionale: che vada bene sia per suonare la chitarra che per leggere o dormire (Starck ha fatto qualcosa del genere ma se dovessi rivolgermi a uno straniero chiederei a Jasper Morrison). LPP: Il migliore sito web e la migliore rivista di design... GT: Per affezione design-italia.it: tra i siti delle riviste domusweb.it; tra quelli personali -sono tanti- il tuo non mi dispiace e ne abbiamo anche parlato su b0x. La migliore rivista di design è quella che parla di quello che mi interessa. le classifiche mi mettono spesso a disagio. Allora la mia migliore rivista di design è un modellino sempre diverso (alla Moretti alle prese con i ritagli di giornale), che raccoglie come una rassegna stampa le migliori cose uscite nel mese. Pastone? Potrebbe chiamarsi The best of the month. Troppo ANSA? LPP: Ma Milano è ancora il centro del design in Italia? E in Europa? GT: Se ne discute da tempo. A giudicare dal Salone del Mobile si direbbe di sì, a giudicare dai progetti che gravitano attorno alla città: lasciamo stare. Forse la cosa positiva è che altre città o comprensori stanno acquistando importanza e quindi mettono un po' in ombra Milano e il suo polmone produttivo (la Brianza). Se poi il parallelo viene fatto tra Milano e l'estero, rispondo che produttivamente non c'è storia; sicuramente come idee e capacità progettuale altre nazioni stanno avanzando. Sarà un problema di formazione o come ritengo più probabilmente di passaggio generazionale tra i maestri italiani del design e i giovani italiani.
GT: Un' altra classifica! Potrei rispondere alla Munari o Castiglioni con una classifica di oggetti anonimi (martello, ombrello la chiavarina) ma ti rispondo con tre oggetti, dài, mi prendo la responsabilità. Lampada Toio, sedia Superleggera, televisore Algol LPP: Che ne pensi della Triennale (ieri, oggi e domani)? GT: Ieri un luogo magico. Oggi fino a ieri un luogo che si tentava di rilanciare. Domani un luogo che mi fa abbastanza paura, non tanto perché si fanno mostre anche sui pannolini usati (come mi sembra di ricordare abbia scritto qualcuno), ma perché spesso sono pannolini scadenti (da dove esce la pipì). Non si può mai generalizzare ma non sempre le mostre in scena in quel luogo possono fregiarsi di tale titolo. LPP: Gioco dell'aereo che precipita : Boeri, Molinari, Irace, Casciani, Lupi. Ne puoi salvare uno. Chi scegli? Rigioco dell' aereo, hai paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo negheresti? GT: Questa è sempre la domanda più difficile. Risponderò così. Visto che sono molto meritocratico organizzerei una lunga sfida a Trivial Pursuit. Sulla negazione del paracadute: Casciani lo salvo perché ho iniziato a occuparmi di design proprio leggendo un suo testo, poi mi ha permesso di lavorare in Rai e a Domus; conosco Lupi personalmente e vorrei poterci parlare ancora; ho conosciuto ultimamente Boeri per lavoro. Irace e Molinari (che i casi della vita già mettono in competizione), li leggo ma non li conosco personalmente, sicché farei tirare loro un secco pari o dispari per l'ultimo paracadute disponibile. LPP: Metti che tuo figlio voglia fare il designer. Dove lo mandi? GT: Sono parte interessata, lavorando sia per il Politecnico di Milano che per la Scuola Politecnica. Sicuramente preferirei un corso di studi accademico ma, udite, udite, se proprio volesse fare il designer lo consiglierei di frequentare Architettura e poi lo obbligherei, senza intercedere, a frequentare gli studi-bottega dei grandi maestri. Solo lì, in quel contesto, ogni parola LPP: Tre parole oggi importanti GT: Correttezza, affetto, serenità. Intervista a cura di Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°37 del 2004 Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design a cura di Luigi Prestinenza Puglisi |