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[12-2004]

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Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell'architettura e dell'arte. A sottoporsi alle domande è Paola Cannavò, una delle progettiste del bravissimo gruppo EU, un trio femminile che lavora sui temi del paesaggio tra l'Italia e la Germania. Paola, che come dimostra nell'intervista è una persona spiritosa e brillante, ha scritto recentemente un libro a_tra_verso che consigliamo per tre motivi: è fresco, affronta i temi del paesaggio, punta sull'intelligenza e la sperimentazione.







LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...

PC: Architetto, emigrata da dieci anni a Berlino, origini siciliane (dico questo anche per far piacere all'intervistatore che è nato a Catania). Con Maria Ippolita Nicotera e Francesca Venier, preziose compagne di lavoro, siamo lo studio.eu




LPP: Tre motivi per i quali dovremmo leggere il tuo libro...

PC: Scrivili tu che lo hai letto.



LPP: perché il titolo è a_tra_verso?


PC: Mi piace giocare con la grafica e il significato delle parole. Inoltre volevo che fin dalla copertina si capisse che dentro il libro non ci sono certezze ma alcune riflessioni a_tra_verso le molte esplorazioni che hanno caratterizzato la mia attività in questi anni.




LPP: Il sottotitolo del libro è: inseguire la trasformazione… Inseguire o precedere?


PC: Inseguire. Forse raggiungere. Mai precedere. Credo che il nostro lavoro sia definire lo spazio per le trasformazioni, non le trasformazioni attraverso lo spazio.





LPP: Dimmi i nomi di tre architetti paesaggisti che ami


PC: Amo un solo architetto (non paesaggista). Penso che Burle Marx ha disegnato i più bei giardini moderni e apprezzo il lavoro del gruppo West 8 che risolve situazioni complesse con progetti poetici.



LPP: Perché tu e le tue due colleghe di eu siete andate a lavorare a Berlino? Come si vive sempre in aereo tra la Germania e l'Italia?



PC: Io sono arrivata qui per caso, le altre per la loro strada. Perché poi ci siamo rimaste? È una città piena di contraddizioni e questo si addice al nostro temperamento. La percentuale di tempo che spendo in aereo non è maggiore di quella che chiunque altro esercita il mio mestiere passa in movimento: le distanze sono maggiori, ma quando ti senti a casa in più luoghi non percepisci più i Km che li separano.



LPP: Dove manderesti tuo figlio a studiare architettura del paesaggio?


PC: Oggi lo terrei qui con me.




LPP: Gioco dell'aereo che precipita: Zagari, Donin, Tischer, Pizzetti. Ne puoi salvare solo uno...chi scegli?

PC: Ovviamente Tischer, il caro Ippolito è abbastanza grande da poter volare.



LPP: Chi è il tuo architetto preferito?

PC: Koolhaas con tutto lo staff AMO, OMA,…ma se chiudo gli occhi e penso "architettura", vedo un edificio di Niemayer.
Su quale giovane gruppo italiano d'architettura punteresti?
Punterei sul gruppo dei ventenni che incontro nei workshop in giro per l'Italia.




LPP: Tre edifici contemporanei che fanno paesaggio...


PC: Il Velodromo di Perrault a Berlino, la Kunsthal a Rotterdam di Koohlaas e credo nel nuovo edificio del MAXXI di Zaha Hadid in costruzione a Roma.




LPP: Un edificio contemporaneo che giudichi sopravvalutato


PC: I ponti di Calatrava.




LPP: Tre parole oggi importanti


PC: Capire, programmare, progettare per "inseguire la trasformazione"






Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°35 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi