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[10-2004]

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A sottoporsi alle domande è Mosè Ricci, progettista e professore alla facoltà di Pescara. Mosè è architetto di valore (il progetto della stazione ferroviaria di Firenze proposto dal suo gruppo era migliore di quello vincitore di Foster) e persona dotata di notevole intelligenza teorica ( tra le altre cose è uno degli animatori di Villard e dirige, con Rosario Pavia, la collana Babele di Meltemi). E' anche uno straordinario anello di congiunzione tra le istituzioni, ministeriali e accademiche, e la sperimentazione. Una intervista, acuta ma molto diplomatica, da leggere attraverso le righe.






LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...

MR: Ho studiato a Roma, liceo e università e -anni dopo- da borsista ad Harvard. Sono un buon marinaio. Insegno urbanistica a Pescara e sono tra i fondatori di Villard. Dirigo con Rosario Pavia la collana Babele per Meltemi. Leggo volentieri domus e il romanista. Lavoro con Filippo Spaini: progetti di architettura, ricerche e qualche concorso.




LPP: Cosa ne pensi dell' architettura in Italia oggi


MR: L'architettura in Italia oggi è un genere di importazione, come il cinema, la musica, la letteratura e anche il design (malgrado Zardini). Oppure è storia. Non c'è da stupirsi in un Paese che non investe più nella ricerca e che considera la cultura una branca minore della comunicazione. Milano è la città che si rinnova di più oggi in Italia e i nuovi progetti sono di Pei, Liebeskind, Hadid, Isozaki, Bolles&Wilson, Chipperfield, Botta e Fuksas. C'è un solo italiano in campo, come nell'Inter... Le responsabilità sono molteplici. Certo la committenza ha le sue, ma si sa che i grandi clienti cercano le grandi firme. Allora il problema è che non riusciamo a far emergere figure, conta la scuola e la comunicazione. L'università è, quasi sempre, autoreferenziale e tende a creare un mercato protetto della cultura architettonica. Non abbiamo avuto in Italia un Hertzberger o un Bohigas, capaci di creare occasioni, di mettere in relazione e di far crescere scuole e persone. Qui si pubblicano le riviste di architettura più importanti, ma negli ultimi 20 anni i loro direttori -che avrebbero potuto avere un ruolo trainante- si sono impegnati diversamente. Ora ci stanno provando, faticosamente e in modo diverso, Pio Baldi, Alberto Ferlenga e Stefano Boeri. Corriamo su una strada in salita





LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua


MR: Avrei detto Gio Ponti... Ma tra i vivi sceglierei un giovane come Metrogramma o uno studente con la testa libera e veloce, perchè mi interessa l'interazione più che il segno. Oppure per comodità, perchè mi piace discuterci e perchè li pagherei poco direi uno qualsiasi tra Aldo Aymonino, Pippo Ciorra e Filippo Spaini. Ma in fondo penso che anche l'autocostruzione non sia una pratica da buttar via.




LPP: Cosa pensi del Darc? E della mostra del Darc sulle dieci opere italiane a questa Biennale?


MR: La DARC è l'unica istituzione che concretamente promuove e valorizza l'architettura contemporanea in Italia. Le sue iniziative alimentano il dibattito sulla cultura architettonica nel nostro Paese. Offre spazi di visibilità ai giovani architetti. Organizza ricerche, mostre e pubblicazioni. Fa moltissima comunicazione e continuamente prova a demolire il muro di scetticismo che in Italia separa la società dagli architetti. E spesso ci riesce. Certo ha un'anima benculturalista che guarda alla tutela. Ma senza tutela non c'è valore. La campagna per le architetture italiane contemporanee di interesse storico avviata con le università locali ha un grande significato e fa emergere una nuova immagine del nostro Paese. Da questo punto di vista bisogna guardare alla mostra di Venezia. E' un'operazione storiografica, affidata a storici che guardano ad un contemporaneo datato, ma è anche il gioco di chi butteresti dalla torre che si fa su queste pagine e serve a lanciare una ricerca importante.





LPP: Finalmente un tribunale dell'architettura accusa l'Italia per gli ultimi trenta anni. Per errore chiamano anche te come imputato. Tre motivazioni che daresti per farti scagionare.


MR:

A. Per legittima difesa: in questo periodo ho cercato di fare architettura per non morire tra le parole
B. Perchè il fatto non sussiste: sono così poche le architetture che ho realizzato che non credo che possano aver inciso in un modo o nell'altro sulla vicenda italiana degli ultimi trent'anni.
C. Per non aver (ancora) commesso il fatto: come architetto e come docente mi auguro di avere responsabilità maggiori negli anni a venire





LPP: Cosa pensi dell'Università in Italia? E di Pescara? Alcuni dicono che stia passando un periodo di assestamento se non di crisi...


MR: Ne ho già parlato. L'università in Italia vive un periodo di grande confusione.
Stiamo provando con
Villard (seminario itinerante, dottorato internazionale VdH e master) a tracciare un percorso che permetta agli studenti di andarsi a cercare le occasioni più interessanti per imparare lì dove si realizzano, indipendentemente dalle sedi accademiche e dagli steccati disciplinari. Dopo i primi cinque anni e i circa cinquecento studenti partecipanti, si può dire che Villard cominci a funzionare.
Per una scuola di surfisti del cambiamento come Pescara gli assestamenti sono fisiologici e continui. Non credo che sia in crisi, tuttaltro. Dopo 15 anni ora abbiamo un nuovo preside, Alberto Clementi, che è una garanzia di qualità. Oggi Pescara si propone a chi viene a studiare da noi come un portale accademico, come punto d'accesso qualificato e comodo a diverse reti nazionali e internazionali di scuole di architettura, di istituzioni culturali e di gestione delle trasformazioni dalla città e dei paesaggi.




LPP: Qualche parola sulle Soprintendenze in Italia

MR: Le Soprintendenze verranno distrutte dai labirinti burocratici della riforma Urbani che moltilpica le competenze e i poteri e che renderà impossibile qualsiasi approvazione e qualsiasi controllo. Si potrebbe discutere se questo sia un bene o un male, ma se la cultura architettonica italiana ha mantenuto una certa credibilità internazionale hai mai provato a pensare quanta parte hanno avuto e hanno le ricerche, le sperimentazioni e i progetti promossi dalle soprintendenze? Io credo che abbiano un ruolo determinante.




LPP: Tre edifici contemporanei che salveresti da un disastro nucleare...


MR: La mediateca di Sendai di Toyo Ito, il Laban Dance Centre di Herzog & De Meuron e la Biblioteca di Francia di Perrault



LPP: Gioco dell'aereo che precipita : Desideri, Dardia, Purini, Spaini. Ne puoi salvare uno. Chi scegli?

MR: Magari potessi fare qualcosa per tutti, ma Desideri si salva da solo, D'Ardia e Purini sono già precipitati in questa rubrica e non credo che possano essere su questo volo, scelgo Spaini e incrocio le dita... il mio destino e il suo sono troppo legati.




LPP: Tre parole oggi importanti


MR: Tecnica, curiosità e leggerezza.





Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°34 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi