
|
channelbeta - canale d'informazione sull'architettura contemporanea |


|
[10-2004] |
|
channelbeta COPYFREE |
|
Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell'architettura e dell'arte. A sottoporsi alle domande è Massimo Ilardi, che definirei un sociologo prestato all'architettura. E' infatti professore alla facoltà di architettura di Ascoli. Massimo, nell'intervista nota che la nostra disciplina soffre della mancanza di una sperimentazione a tutto campo. LPP: Una auto-presentazione in quattro righe... MI: Insegno Sociologia Urbana, e cioè i fenomeni e le figure sociali che trasformano il territorio della città, nella Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno. Mi riuscirebbe difficile pensare di poterla insegnare fuori da una facoltà di architettura perchè é solo qui che posso confrontarmi quotidianamente con l'altro soggetto della trasformazione: e cioè il progetto urbano e di architettura. E' dal conflitto tra figure sociali e progetto che nasce la metropoli contemporanea. LPP: Una brevissima presentazione di Gomorra MI: 'Gomorra' comincia a prendere forma nel 1997 partendo da due insoddisfazioni tuttora presenti: la prima, dalla impossibilità di poter capire il fenomeno metropolitano muovendosi all'interno di una singola disciplina. La seconda, dalla quasi scomparsa della nozione di territorio provocata dalla globalizzazione del mercato e da una architettura che in molti casi si riflette semplicemente nelle immagini della moda e della pubblicità. LPP: Ma come possono interagire progetto e metropoli diffusa e spesso spontanea? MI: Certo é difficile. Però non è vero, come si sostiene da più parti, che assistiamo a un processo di deistituzionalizzazione e alla nascita di una struttura sociale orizzontale e meno gerarchica: assistiamo invece a una frammentazione degli spazi sociali ciascuno perimetrato dalle sue istituzioni che organizzano al loro interno in maniera dettagliata vita quotidiana, comportamenti e dipendenze, e delimitano nettamente i contorni tra dentro e fuori, noi e loro, tra chi vorrebbe consumare e chi può consumare. Ci troviamo di fronte a una istituzionalizzazione senza precedenti che stabilisce regole in ogni settore della vita umana.
LPP: Qualche parola su Bologna, città alla quale avete dedicato un numero di Gomorra. Ma in architettura la sinistra è così reazionaria? MI: Ancora oggi nella cultura della sinistra sopravvive lo spirito della storia inteso come l'eternamente perdurante che racchiude in sé passato e avvenire, e le sue leggi immutabili che devono guidare la contingenza della politica. La città e il suo centrostorico, come lo scrive Tonino Terranova, rappresentano questa potenza del tempo in quanto incarnano lo spirito della storia. Bologna, per conservarsi dentro questo tempo, ha addirittura programmaticamente rinunciato a trasformarsi in spazio metropolitano tagliando i ponti con la sua periferia. Qui sta il pensiero reazionario della sinistra sulla città. L'ordine del tempo contro il disordine dello spazio: pensare che il progetto possa mettere ordine senza 'sporcarsi' con l'anarchia, l'instabilità, i dissidi che attraversano lo spazio. E soprattutto quello dei centri storici che, proprio grazie agli sforzi eroici dei loro sacerdoti per allontanarli dalle sfide della contemporaneità, si trasformano in parchi a tema e in mano a quegli stessi 'barbari' chiassosi e consumisti dai quali vorrebbero difenderli. LPP: Cosa pensi della Facoltà di Architettura di Ascoli? MI: Una piccola-grande facoltà. Piccola forse per il numero degli studenti, ma grande per la sua apertura alla discussione e al confronto. LPP: Di che male soffre l'architettura in Italia? MI: Non sono un architetto ma provo a rispondere. Credo che soffra della mancanza di una sperimentazione a tutto campo. Ma questa paura di sperimentare non é solo colpa degli architetti ma di un sistema politico-culturale chiuso e conservatore che impedisce di costruire e costringe i giovani architetti a muoversi lungo rotte già note e ripetitive.
MI: La farei costruire sicuramente da Sergio Petrini. Non solo perchè é un bravo architetto, ma anche perchè da più di vent'anni, tutti i venerdì sera, tranne ad agosto, ci incontriamo sullo stesso tavolo per giocare la 'telesina'. Petrini é un vero e proprio muro di cemento: sta lì al suo posto senza farsi prendere mai dalla frenesia o dall'affanno, distilla dolorosamente le scelte, tiene l'avversario a distanza, non accetta quasi mai il duello, indietreggia invece, si scansa, si chiude. Per lui la matematica é l'armatura del mondo. E quando mai crollerebbe una casa progettata da lui? LPP: Gioco dell'aereo che precipita : V'è tutta la redazione di Gomorra. Ne puoi salvare uno. Chi scegli? MI: Naturalmente salverei la nostra grafica Susanna Gulinucci. Senza la sua bravura e la sua pazienza la rivista non uscirebbe mai. Lascerei al suo destino Paolo Desideri, o forse Pippo Ciorra o Umberto Cao. Dipende dal momento. Ma sarebbe alla fine un destino per nulla tragico: sono talmente bravi che costruirebbero immediatamente un paracadute con la stoffa dei loro pantaloni e gli elastici dei loro slip. LPP: Tre parole oggi importanti
Intervista a cura di Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°33 del 2004 Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design a cura di Luigi Prestinenza Puglisi |