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[10-2004]

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A sottoporsi alle domande è Alessandro Castagnaro architetto napoletano e storico dell'architettura, oltre che persona squisita nel più stretto senso meridionale.Alessandro, nell'intervista, è costretto ad ammettere che abbatterebbe gli chalet di Mendini nella Villa Comunale di Napoli e che da un disastro aereo salverebbe De Fusco piuttosto che altri illustri architetti campani.






LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...

AC: Un architetto-velista, animato da senso umano, che ama l'architettura per se stessa e non è mai stanco di studiarla e di scriverne.




LPP: Cosa ne pensi dell' architettura in Italia oggi

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AC: L'architettura in Italia è senz'altro in crisi per il crescente allontanamento della società da questa disciplina e da quest'arte. E' grave che non esista la cultura del nuovo e che la cultura del recupero sia poco o niente praticata in un paese con così radicata stratificazione storica ed artistica.




LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua

AC: Naturalmente il mio: ci proverei per gusto e - condizione non ultima - perché non potrei permettermi il pagamento di una parcella.



LPP: Come sta la storia dell'architettura in Italia, gode di buona salute?

AC: Sempre più la storia dell'architettura si va riducendo ad un resoconto di fatti, documenti, eventi, privo di giudizio critico, di metodo interpretativo e di controllo delle fonti. Direi che va curata dalle basi.




LPP: Un edificio contemporaneo famoso che abbatteresti senza pensarci un attimo...


AC: Gli chalet di Mendini nella Villa Comunale di Napoli.




LPP: Cosa pensi dell'Università in Italia? E di Napoli?


AC: La vita universitaria è ridotta ad una affannosa e continua ricerca di budget e di sponsor. La formazione degli allievi è forse tra gli ultimi obiettivi che si tengono in considerazione.

La situazione a Napoli è aggravata dal caos endemico della città e dall'atavica filosofia del «tira a campa'». In maniera elegante è in continuo work in progress.




LPP: Qualche parola sull'auditorium di Niemeyer a Ravello...

AC: Un altro peccato mortale che "Italia Nostra" ha sulla coscienza. Una "bufala" celata dietro l'ipocrisia della macchina burocratica. Eppure, col mio senso irriducibile di ottimismo, mi vedo già ad ascoltare un concerto a Ravello nel piccolo capolavoro dell'auditorium di Niemeyer.




LPP: Tre edifici contemporanei che salveresti da un disastro nucleare...


AC: Padiglione tedesco all'Esposizione di Barcellona di Mies van der Rohe, La casa Kaufmann di F.LI Wright, Museo ebraico a Berlino  di D. Libeskind




LPP: Gioco dell'aereo che precipita : De Fusco, Pica Ciamarra, Alfonso Gambardella, Aldo Loris Rossi.


AC: Da bambino amavo giocare a "31! Salvatutti!". Oggi, dovendo scegliere una persona sola, salverei il pilota, naturalmente con la segreta speranza che porti con sé il mio maestro Renato De Fusco.




LPP: Tre parole oggi importanti


AC: Costanza, coerenza, umanità. Naturalmente non riferite solo all'architettura.





Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°32 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi