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channelbeta - canale d'informazione sull'architettura contemporanea |


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[10-2004] |
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A sottoporsi alle domande è il critico d'arte Giuseppe Frazzetto autore di un libro che consigliamo agli architetti. E': L'invenzione del nuovo. Caratteri fondamentali dell'arte contemporanea, Giuseppe Maimone Editore. LPP: Una breve auto-presentazione in quattro righe GF: Mio padre Rosario era scultore, e così sono cresciuto con latte ed arte. Non a caso ho iniziato molto presto: a nemmeno 25 anni ero il critico del "Giornale del Sud" di Giuseppe Fava, e sono stato a lungo il più giovane professore d'Accademia di Belle Arti in Italia. (Altri tempi… L). Faccio il critico d'arte (qualunque cosa voglia dire questa definizione), insegno, organizzo mostre, pubblico testi di Storia dell'arte; e inoltre mi lascio prendere da due passioni, musica e filosofia, che mi ricordano che c'è altro, fuori dall'autoreferenzialità del sistema artistico. LPP: Mi sembra che il tuo sia un eccellente libro di divulgazione: cosa tratta e a chi è rivolto? . GF: Chi vuole avere informazioni sugli avvenimenti caratterizzanti la storia dell'arte contemporanea trova in libreria (ed oggi anche in edicola) non pochi testi, spesso ottimi. Ma ho sempre avuto l'impressione che al contrario mancassero pubblicazioni sintetiche e tuttavia esaurienti in grado di orientare il lettore rispetto ai problemi specifici dell'arte contemporanea. Per fare un esempio: perché ad un certo momento alcuni degli artisti più importanti (e tecnicamente capaci, come Picasso) decidono di non usare più le tecniche tradizionali, o addirittura di smettere di produrre opere? Oppure: perché tanti artisti enfatizzano la "inumanità" dell'arte? Questioni di cui di solito nemmeno si inizia a parlare, dando come scontate le risposte, o la cui interpretazione sembra essere rinviata sine die. Ho pensato allora di scrivere un breve testo dedicato appunto alla delineazione di questi problemi, avendo in mente un "lettore ideale" non specialista di cose d'arte, ma curioso ed in certo senso un po' spregiudicato. Infatti molti argomenti trattati in L'invenzione del nuovo sono visti da un'angolatura assai insolita. LPP: Mi sembra che il tuo sia un eccellente libro di divulgazione: cosa tratta e a chi è rivolto? GF: Chi vuole avere informazioni sugli avvenimenti caratterizzanti la storia dell'arte contemporanea trova in libreria (ed oggi anche in edicola) non pochi testi, spesso ottimi. Ma ho sempre avuto l'impressione che al contrario mancassero pubblicazioni sintetiche e tuttavia esaurienti in grado di orientare il lettore rispetto ai problemi specifici dell'arte contemporanea. Per fare un esempio: perché ad un certo momento alcuni degli artisti più importanti (e tecnicamente capaci, come Picasso) decidono di non usare più le tecniche tradizionali, o addirittura di smettere di produrre opere? Oppure: perché tanti artisti enfatizzano la "inumanità" dell'arte? Questioni di cui di solito nemmeno si inizia a parlare, dando come scontate le risposte, o la cui interpretazione sembra essere rinviata sine die. Ho pensato allora di scrivere un breve testo dedicato appunto alla delineazione di questi problemi, avendo in mente un "lettore ideale" non specialista di cose d'arte, ma curioso ed in certo senso un po' spregiudicato. Infatti molti argomenti trattati in L'invenzione del nuovo sono visti da un'angolatura assai insolita.
LPP: Mi sembra che tu sia più sulle tesi di Rosenberg che di Greenberg. È vero? E se sì, in che misura? GF: Di Rosenberg mi piace l'atteggiamento insieme appassionato e disincantato: un modo di porsi molto "postcontemporaneo". Ma dal punto di vista teorico mi sembra un po' debole, a dire il vero. È uno di quegli autori utili da citare, perché con una frase sanno inquadrare una questione; ma quelle citazioni forse poi vanno lasciate tali, nella loro suggestione rapsodica, senza approfondirle. In ogni modo, la mia formazione è molto più "continentale", europea. LPP: Purtroppo detesto Heidegger. Tu invece lo citi diverse volte. È così importante il suo pensiero per la comprensione dell'arte contemporanea? GF: Heidegger è davvero facile, da detestare. È terribilmente caratterizzato dal tono enfatico/profetico "gran signore" che a suo tempo Kant invitò a disdegnare, e perfino a deridere. Inoltre Heidegger ha una formazione mentale ed un gusto che gli rendono aliena l'arte contemporanea: basti pensare al suo celebre saggio L'origine dell'opera d'arte, nel quale si ostina a ragionare assumendo come ovvia la priorità teorico-pratica dell'opera, dell'oggetto artistico, dando quasi l'impressione di non sospettare che uno dei temi essenziali dell'arte ai tempi dell'industria è proprio la difficoltà di concepire cosa l'oggetto artistico debba o possa essere, e perfino se ancora debba o possa esserci. Tuttavia Heidegger pone poi questioni che non possono essere tralasciate, soprattutto rispetto al tema del rapporto soggetto/oggetto. Infine, e non si tratta solo d'una notazione diciamo così "di costume", moltissimi discorsi della critica europea dagli anni Settanta ad oggi sono stati influenzati proprio dal tono e dagli argomenti heideggeriani (o dai suoi luoghi comuni, come "radura", "l'essere è linguaggio", e così via); quindi per un critico d'arte riflettere anche su Heidegger significa, in certa misura, rimeditare la propria formazione professionale. LPP: Vedo che non entri troppo nel dettaglio di alcune dispute teoriche sull'arte contemporanea (Belting, Anto... Sino ai recenti dibattiti in Francia sulla cosiddetta arte allo stato gassoso). Ti soffermi, invece, di più sui teorici precedenti (Benjamin, Adorno, Habermas...). Mi dai qualche ragione di questa scelta? GF: La ragione principale ovviamente risiede nel carattere stesso del libro, nella sua progettazione. Il mio Lettore Ideale, né artista né critico, mi sembrava più interessato ad argomentazioni, diciamo così, "classiche". Ovvero, interpretazioni che hanno già subito la verifica o la falsificazione d'un dibattito lungo e consolidato. I riferimenti di più bruciante attualità (ad esempio quelli al cosiddetto posthuman, o alle teorie dell'immateriale) in L'invenzione del nuovo perciò hanno effettivamente uno spazio più ridotto, rispetto a quello che invece veniva loro riservato in un altro mio libro recente, cioè L'implosione postcontemporanea. L'arte nell'epoca del web globale (pubblicato da Città Aperta nel 2002).
GF: Da un lato la situazione mi pare molto positiva, soprattutto perché finalmente comincia a farsi strada la consapevolezza che essere italiani non è affatto un handicap. O, almeno, può esserlo solo dal punto di vista del mercato. Oggi siamo tutti molto più consapevoli delle conseguenze, inevitabili ed allo stesso tempo estremamente positive, dell'essere eredi d'una cultura specifica. Se questo è vero ad esempio per quanto riguarda le differenze fra Stati Uniti ed Europa, tanto più vero ed importante lo sarà nel caso degli italiani, per motivi così ovvi, in campo artistico, che non vale la pena di spiegarli. Nel panorama postcontemporaneo risulta sempre più chiaro che le diversità culturali sono un'insostituibile ricchezza. Però, allo stesso tempo la situazione italiana risulta sostanzialmente asfittica. Si tratta d'una questione assai complessa, che implica anche un'insoddisfacente o colpevole gestione dell'informazione relativa all'arte, e non soltanto all'arte contemporanea. In sintesi, si può dire che scarseggiano i momenti di dibattito serio e propositivo; e del resto ci sono pochi collezionisti, poche gallerie, per non parlare dei musei specificamente destinati all'arte contemporanea; col risultato che molto spesso si va avanti a "grandi eventi". Ma i "grandi eventi" quasi sempre sono cattedrali che lasciano immutato il deserto di ignoranza e di dilettantismo nel quale sono catapultate. Di conseguenza i nostri giovani artisti sono svantaggiati, dal punto di vista operativo e promozionale, rispetto a quelli tedeschi, statunitensi o scandinavi. LPP: Come critico hai lavorato molto sugli artisti siciliani. Quali sono le tendenze più importanti? GF: Devo correggerti: ho lavorato sugli artisti siciliani come storico, non come critico. Dal punto di vista storico, "la questione siciliana" (come l'ho definita in una mostra al Castello Ursino di Catania nel 1997) è rilevante, sia in se stessa che come esempio d'una molteplicità di fenomeni diffusi dovunque, ed in particolare dell'essenziale, sebbene assai poco dibattuto, nodo problematico dei rapporti fra centri e periferie. Un esempio fra i tanti possibili. In tutte le storie dell'arte e dell'architettura si cita la celebre conferenza "Mistica dell'Europa" con cui negli anni Trenta Persico segnò l'inizio d'una riflessione di portata incalcolabile sulla necessità dell'impegno civile in arte ed in architettura, sulla necessità d'uno svecchiamento antiprovinciale, e così via. Fa riflettere, allora, rendersi conto che quella conferenza fu pronunciata in occasione della mostra di quattro giovani palermitani a Milano, nel '34. La storia della modernità è assai meno ovvia e meno "centripeta" di quanto di solito si creda. LPP: Tre architetti che ami e perché...
LPP: Qualche parola sul tuo sito postcontemporanea.it GF: Il sito inizialmente ha avuto un carattere sperimentale, come "amplificazione" in rete, anche mediante le riflessioni d'un piccolo gruppo di amici, delle tesi che ho proposto nel libro L'implosione postcontemporanea. Il riferimento del resto è ovvio, presente com'è già nello stesso nome del sito. In seguito, l'intento dell'iniziativa s'è precisato come contributo all'analisi delle metamorfosi della sfera estetica, dove appare sempre più difficile, e forse inutile, distinguere le tradizionali forme artistiche dagli elementi e dai comportamenti della vita quotidiana. Sul sito si trovano quindi interventi sull'arte, sull'architettura, sulla musica e sulla letteratura, ma anche riferimenti a spunti di cronaca, a notazioni di costume, e insomma a riflessioni su tutto ciò che dà forma al glancedom (ovvero il "regno del luccichio estetico"). Diamo inoltre spazio a brevi interviste con alcuni dei protagonisti più significativi della cultura italiana, da Sanguineti a Fernanda Pivano, da Balestrini a Cacciari. Per l'inizio del 2005 prevediamo di proporre il sito anche in una versione inglese. Intervista a cura di Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°29 del 2004 Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design a cura di Luigi Prestinenza Puglisi |