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[9-2004]

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A sottoporsi alle domande è Paolo Desideri professore universitario a Pescara e socio di ABDR il gruppo di progettazione che sta realizzando la stazione Tiburtina a Roma e la Glass box che sostituirà la Serra Piacentini al Palazzo delle Esposizioni, sempre a Roma. Nell'intervista Desideri sostiene che i tre edifici che salverebbe da un disastro nucleare sono la Lever House a New York di Gordon Bunshaft per SOM, il Ponte sul Basento di Sergio Musmeci e il Mausoleo dell'Ara Pacis a Roma di Richard Meier. L' intervista e tutte le numerose altre comparse sulla presS/Tletter sono raccolte all'interno della sezione Interviews di Channelbeta http://www.b-e-t-a.net/~channelb/interviews/. Tra i prossimi intervistati il critico d'arte Giuseppe Frazzetto e il direttore di Exibart Massimiliano Tonelli. Molte altre in preparazione.





LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...



PD: Faccio l'architetto. Che in Italia è un grande privilegio farlo davvero. Sono anche professore di progettazione architettonica: riesco ad esserlo perché ho qualcosa da professare, cioè la mia militanza nella progettazione. Ma professore e professionista, da noi, sembra quasi che abbiano due etimi diversi. Ho avuto una formazione ibrida: scuola e bottega. La prima con Ludovico Quaroni (tre anni di trenino didattico dal '76 al 79). La seconda, che è venuta prima, con mio padre e Pier Luigi Nervi, negli anni cinquanta(ma ero bambino), e sessanta: quando gli offices di architettura in Italia erano competitivi con quelli internazionali. Collegamento tra scuola e bottega: Sergio Musmeci, la sua amicizia prima ed il suo corso di Ponti e grandi strutture dopo(sei studenti iscritti nel '78).Molta ingegneria, un amore da sempre per l'architettura anni cinquanta/sessanta. Mi piace il mare, ho una barca a vela



LPP: Cosa ne pensi dell' architettura in Italia oggi.


PD: Dopo trent'anni mi sembra si stia ricolmando lo iato tra progetto ed attuazione del progetto. Mi sembra un passaggio importante perché non credo in una disciplina della progettazione affrancata dal confronto con i diversi livelli dell'attuazione : il confronto con il contesto amministrativo, con quello economico-imprenditoriale, ed infine con il cantiere e la realizzazione. Senza questo confronto, serrato e quotidiano, al progetto non resta che richiudersi nella dimensione dell'autoreferenzialità, cioè dove l'architettura italiana è stata confinata per trent'anni. C'è molto da rifondare, molte competenze da acquisire. Generalmente poca curiosità, scarsissima umiltà, e, ovviamente, una generalizzata incompetenza



LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua.


PD: Mi farei costruire/ristrutturare casa da Enzo Calabrese. Oltre ad essere un eccellente architetto è un designer industriale di livello nazionale, ha quarant'anni, ha l'entusiasmo e le energie che avevo alla sua età.


LPP: Innovazione e ricerca in architettura in Italia...quale è il tuo punto di vista adesso che stai realizzando la Stazione Tiburtina?



PD: Innovazione e ricerca sono il passaggio obbligato dell'architettura contemporanea. Il precipitoso e continuo trasferimento tecnologico mi sembra il più concreto tratto distintivo tra la realtà della produzione edilizia moderna e quella contemporanea. Il progetto contemporaneo è chiamato a ridefinire ogni volta il proprio manuale, è chiamato ogni volta a reinventare il rapporto con il proprio engineering. Non credo nell'architettura che esibisce formalmente tutto questo, ma indubbiamente tutto questo produce uno slittamento dell'orizzonte poetico dentro cui muove il progetto: che si trova ad essere lo strumento con il quale azzardare una forma di miracoloso equilibrio tra le tante componenti sul campo. Uno slittamento della struttura e della strategia compositiva del progetto che non ha nulla a che vedere con l'esibizione pornografica della tecnologia e dei suoi linguaggi.
Innovazione e ricerca sono, per chi pratica l'architettura, un investimento continuo. Un investimento culturale, umano ed economico rilevantissimo. Per ABDR, però, anche una straordinaria scommessa che condividiamo da quando, appena laureati, vivevamo di ristrutturazioni e sperimentavamo materiali(con grande benevolenza dei nostri clienti di allora).




LPP: Finalmente un tribunale dell'architettura accusa l'Italia per gli ultimi trenta anni. Per errore chiamano anche te come imputato. Tre motivazioni che daresti per farti scagionare.


PD: Trent'anni: dunque 1974. Allora: fino al 1980 non ero laureato. '81 a New York da Eisenman. Nell'83-84 trombato al concorso per ricercatore universitario a Roma. Dall'85 ricercatore a Pescara: sino al '90 testi a discarico tutti gli studenti( circa 400 ogni anno). Nel '90 trombato al concorso per ordinario. Nel '91-'92 trombato al concorso per associato. Nel '93 e '94 di nuovo espatriato in america: Canada, alla Waterloo University a leccarsi le ferite. Nel '95 ho scritto la "Città di latta". Nel '96: "Attraversamenti", nel 97 fondata"Gomorra" con Ilardi; dunque per un triennio: costituzionalmente irresponsabile. Nel '98 professore associato(ma è colpa di Giangi d'Ardia che a domanda ha già risposto: mi sono sbagliato). '99,'00,'01 Mi sono occupato di opere pubbliche al Ministero del Tesoro per errore di Ciampi (allora Ministro), dunque: non luogo a procedere. 2001 professore ordinario(secondo errore di Giangi d'Ardia che per questo è già stato condannato).2002 Tiburtina. 2003 Palazzo delle Esposizioni. 2004 Stazione di Lecce : per tre anni patteggio la pena perché certamente colpevole.




LPP: Cosa pensi dell'Università in Italia? E di Pescara? Alcuni dicono che stia passando un periodo di assestamento se non di crisi...


PD: A me sembra che la crisi sia generalizzata in tutte le sedi Universitarie. Una crisi che viene dal mercato del lavoro, anzitutto. A questa crisi che in Italia, come già detto, risale almeno a trent'anni or sono, si sovrappone un discreto casino che deriva dall'incessante sete di riforma didattico-amministrativa che l'università italiana ha cominciato a palesare negli ultimi dieci anni: laurea quinquennale, 3+2, U.E., specialistica, master di primo e secondo livello… Tuttavia a me pare che una buona scuola inizi comunque e tutt'ora da insegnanti bravi ed appassionati: da questo punto di vista lasciami rivendicare l'eccellenza di Pescara che, a me pare, continua a schierare una densità di eccellenti professori che difficilmente trova uguali in qualsiasi altra sede italiana. Per correre il rischio di dimenticarne qualcuno(con inevitabile strascico di lamentele) lascia che ti rammenti che ogni settimana a Pescara si trovano ad insegnare, oltre al sottoscritto, Filippo Raimondo, Carmen Andriani, Lorenzo Pignatti, Giangi d'Ardia, Francesco Garofalo, Enzo Calabrese, Ludovico Micara, Federico Bilò, Alberto Clementi, Mosè Ricci,Rosario Pavia, Andrea Vallicelli, Susanna Ferrini. Non mi pare poco, francamente. Poi lascia che ti dica che la storia di Pescara in crisi, io la sento da sempre, anche durante quelli che oggi vengono riconosciuti come gli anni eroici di Pescara. Eroici perché a Pescara si respirava l'atmosfera didattica di un campus nordamericano. Studenti e docenti per la maggior parte fuori sede, che stavano lì per la scuola che frequentavano. La scuola era il centro della nostra vita, a Pescara. Avevo corsi di una densità asiatica : nel 1987 erano iscritti con me, per la Progettazione III, 412 studenti. Ero solo, senza assistenti. Ricordo orari delle revisioni eroici ed oggi improponibili. Alle due di notte alcune ragazze, le poche residenti a Pescara, venivano immancabilmente accompagnate da padri increduli. Ma in quegli anni a Pescara si respirava, grazie agli Incontri Internazionali, aria diversa. Vennero in tanti invitati da me, con fondi raccattati dalla creatività di Enzo Calabrese all'epoca ancora studente, a fare lezione a Pescara. Enric Miralles e Peter Eisenman, Gustav Peichl, e Zaha Hadid, Coop Himmelblau e Jurgen Sawade, e Boris Podrecca, e Oriol Bohigas, e Rem Koohlaas e Rob Krier e Paul Chemetov e tanti altri che richiamavano folle oceaniche di studenti increduli, e tanto sussiegoso birignao da parte dei sette nani che siedevano in Consiglio di Istituto. Ma anche allora Pescara era in crisi, a sentire i bene informati di del momento. I temi affrontati dalla mia ricerca, e forse più ancora gli esiti concettuali del mio lavoro, erano sopportati con sufficienza da una cultura accademica che ancora, perlopiù, si confrontava con le elaborazioni teoriche del dibattito sulla città e sull'architettura degli anni settanta e ottanta. Tra i tanti episodi non posso non ricordare il convegno sulla "Demolizione" tenuto alla Facoltà di Architettura di Roma nel 1994, dove, nonostante l'azione di tutela esercitata da Tonino Terranova (organizzatore) la mia relazione sui temi del libro che stavo scrivendo( "la città di latta") fu accolta tra i sorrisi dei più e l'espressione palese e greve dei lazzi verbali di qualche terrorista culturale ( ecco la nouvelle ecole adriatique… ecco il Gino Meniconi della maranella Pescarese…).



LPP: Qualche parola sulle Soprintendenze, dopo la tua esperienza per la ricostruzione della Serra Piacentini del Palazzo delle Esposizioni di Roma...



PD: Mi sembra sia venuto il momento di smetterla con il dibattito "ideologico" attorno al ruolo delle Soprintendenze che con alterni giudizi ha caratterizzato gli ultimi decenni. Voglio dire: le Soprintendenze fanno il loro lavoro, cioè il lavoro che istituzionalmente sono chiamate a fare, e credo che sia fuori discussione il riconoscimento del ruolo che la legislazione, almeno per ora(ma personalmente spero a lungo)gli riconosce sul territorio. Credo tuttavia sia urgente cominciare ad entrare nel merito del lavoro che le Soprintendenze svolgono all'interno di quel ruolo che nessuno(io perlomeno)vuole vedere diminuito. Entrare nel merito in modo non ideologico per giudicare la qualità o la mediocrità del lavoro che le Soprintendenze e i Soprintendenti svolgono. Bisogna, ad esempio, cominciare a dire che il lavoro di radicale trasformazione che la Soprintendenza sta facendo del Colosseo, un vero e proprio lavoro di progettazione sul monumento, è un pessimo intervento progettuale, che se presentato da qualsiasi progettista esterno, la Soprintendenza non avrebbe mai approvato: è assurdo e dannoso che per un lavoro così delicato, che sotto gli occhi di tutti ha di fatto chiuso il paramento esterno perimetrale del primo piano del Colosseo, non si sia sentito il bisogno di avviare un concorso internazionale di primissimo piano e si sia preferito l'ufficio interno della Soprintendenza archeologica di Stato. Ecco, vorrei senza carica ideologica, incalzare l'azione progettuale e di tutela svolta dalle Soprintendenze, chiedendo maggiore attenzione, maggiore qualità del servizio. Per il Palazzo delle Esposizioni dove stiamo ricostruendo la ex-serra Piacentini, qualcuno ha notato che il vincolo volumetrico imposto dal Piano di Recupero ha causato una enorme complicazione al progetto che abbiamo sviluppato che probabilmente sarebbe stato migliore(ancora migliore…)senza quel vincolo. Controdeduco: quel vincolo è stato il sale del progetto e gran parte del nostro lavoro-ore ed ore del nostro lavoro- sono state dedicate a trovare una soluzione formale che miracolosamente mettesse in equilibrio le tante necessità del progetto con quella prescrizione. Non auspico tuttavia che la prossima volta il vincolo non ci sia: vorrei che la prossima volta, nell'imporre il vincolo, la Soprintendenza passasse lo stesso numero di ore -tante, tante davvero- a meditarlo e calibrarlo.


LPP: Tre edifici contemporanei che salveresti da un disastro nucleare...


PD: Lever house a New York. Gordon Bunshaft per SOM. Anche perchè credo sia il primo edificio contemporaneo. Ponte sul Basento di Sergio Musmeci. Non è un edificio ma è una delle prove che l'architettura contemporanea italiana esiste. Mausoleo dell'Ara Pacis a Roma di Richard Meier perché non è ancora finito di costruire e già in tanti vogliono distruggerlo



LPP: Gioco dell'aereo che precipita : Fuksas, Piano, D'Ardia, Purini. Ne puoi salvare uno. Chi scegli?

PD: Salvo sicuramente Franco Purini : ancora deve dare molto all'architettura italiana.


LPP: Tre parole oggi importanti


PD: Per la vita, ovviamente, sole mare amore(…solo tre parole…che poi non vanno male nemmeno per il progetto)Per l'architettura: curiosità, etica, competenza. Perché della propria poetica è come del proprio rapporto con Dio: non se ne può parlare che a se stessi.



Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°28 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi