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[9-2004]

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A sottoporsi alle domande è James Elkins, critico e storico che ha scritto un recente libro, What Happened to Art Criticism?, in cui accusa i critici d'arte di non voler prendere posizione, optando per asettiche descrizioni. Quasi inutile sottolineare quanto queste accuse potrebbero valere anche per la critica d'architettura. Nell'intervista Elkins sostiene che il suo architetto favorito è l'artista Anish Kapoor. Quello che invece non ama affatto è Frank Gehry. L' intervista e tutte le numerose altre comparse sulla presS/Tletter sono raccolte all'interno della sezione Interviews di Channelbeta http://www.b-e-t-a.net/~channelb/interviews/. Tra i prossimi intervistati l'architetto Paolo Desideri, il critico d'arte Giuseppe Frazzetto e il direttore di Exibart Massimiliano Tonelli.





LPP: Si presenti brevemente...

JE: Sono uno storico, ma un tempo ero un pittore. Sono laureato in pittura, e così ricordo sempre le critiche che mi sono state mosse quando ero studente. A mano a mano che ho lavorato nella storia dell’arte, ho sempre più realizzato che la critica d’arte non è in essa compresa, salvo come materia di interesse storico.



LPP: Cosa è successo alla critica d’arte? Perché pensa che la critica stia divenendo debole? Perché i critici oggi preferiscono descrivere, piuttosto che prendere posizione o esprimere un’opinione?

JE: E’ una domanda davvero difficile! Se dovessi scegliere fra le possibili risposte, direi che molti critici e artisti credono in una sorta di pluralismo che pensano possa evitare i paragoni fra diversi stili e maniere. Se dovessi poi scegliere una seconda risposta, direi che dopo la Pop art molti artisti hanno pensato che la storia (la storia dell’arte) non ha molto da dire loro. Entrambe le posizioni sono “permissive”: lasciano fare agli artisti ciò che vogliono, senza doversi preoccupare del passato.



LPP: Quali sono i suoi critici preferiti, e perché? Ho notato che non cita molti critici italiani nel suo libro (se ricordo bene, nel suo libro si fa un rapido accenno solo a Bonami, Celant e Longhi). Perché?


JE: Ebbene, nonostante il fatto che io abbia un dottorato in teoria dell’arte italiana, sono vent’anni che non lavoro più in quel campo, e il mio italiano è peggiorato molto. Mi piacerebbe molto conoscere di più sulla critica d’arte italiana. I suoi lettori possono suggerirmi qualcosa? (A proposito, non sono un grande appassionato di Celant: penso che non argomenti in modo convincente, e non credo che il suo senso storico sia molto acuto).
I miei critici preferiti: non sono molti! Michael Newman, Joseph Masheck, Benjamin Buchloh, Rosalind Krauss – anche se gli ultimi due non si ritengono dei critici, e il primo è un collega!



LPP: Nel suo libro ci sono tre suggerimenti per migliorare la critica d’arte. Ce li potrebbe descrivere? Dopo aver pubblicato il suo libro, ha pensato a qualche altro criterio?

JE: In breve, penso che i critici dovrebbero cercare di capire (a) il motivo per cui non giudicano in modo ampio e ambizioso: perché non cercano di scrivere “grandi libri” o di comprendere grandi parti dell’arte del ventesimo secolo; (b) cosa sono i loro propri giudizi; e (c) da dove hanno tratto questi giudizi, poiché la maggior parte di noi non è originale, anche se ci piacerebbe pensare di esserlo.



LPP: Pensa che i problemi che colpiscono la critica d’arte siano simili a quelli relativi alla critica architettonica?


JE: Sì; penso che siano universi paralleli. La critica architettonica ha i propri dogmi, le proprie teorie, e i propri giornalisti che non esprimono giudizi. E, tra l’altro, la critica musicale è un altro caso parallelo.

LPP: Chi sono i suoi architetti preferiti al momento?


JE: Il mio preferito: Anish Kapoor! Quello che preferisco di meno: Frank Gehry. Proprio ora, mentre sto scrivendo, sto guardando dalla finestra del mio ufficio di Chicago, e vedo la nuova scultura di Kapoor e il nuovo auditorium “bandshell” di Gehry. Non mi piace Gehry perché non è più innovativo. Tuttavia io non sono il primo a chiamare Kapoor architetto. Ho sentito questo aneddoto: ad una cena a Chicago per l’inaugurazione di questi due nuovi lavori, si dice che Gehry abbia esclamato: “Anish, il tuo lavoro è magnifico: in questo momento ti dichiaro un architetto!”. Si dice che Kapoor abbia risposto: “Vaffanculo!".





Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi


Traduziione di Michela Lucchini



Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°27 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi