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A sottoporsi alle domande è Umberto Cao, architetto e professore universitario il quale ne ha modificato alcune, spostando l'attenzione sulla facoltà di Ascoli dove insegna. Ne è venuta però fuori lo stesso una intervista viva, interessante e - anche se a tratti diplomatica - non ingessata. Nello stile di Cao che , devo dire, è una delle persone più piacevoli e amabili che io abbia frequentato.




LPP: Insegni ad Ascoli dalla fondazione della Facoltà di Architettura, sei Direttore di Dipartimento, ci puoi presentare in quattro righe questa giovane Scuola di Architettura?

UC: Una Facoltà nata con l' impronta di Eduardo Vittoria e cresciuta sulla base di tre principi: dare il massimo dell' assistenza agli studenti; superare gli steccati disciplinari in nome dell'unità della Architettura; garantire la possibilità di discutere e sperimentare senza timori accademici.



LPP: Che rapporto c‚è tra una piccola Facoltà di Architettura e la sua città?

UC: Pensate che il nostro Ateneo è a Camerino: 8.000 abitanti e 10.000 studenti. Ma noi siamo ad Ascoli, una città che in questi dieci anni è cresciuta e cambiata. La nostra presenza è avvertita dalla opinione pubblica, ma le istituzioni sono diffidenti. La sede ufficiale della Facoltà è un convento del XIV secolo isolato sulla cima di una collina. Dobbiamo „scendere dal colle‰ ed essere sempre più dentro la città e vicini ai problemi, soprattutto come Dipartimento.


LPP: Che cosa significa per un docente architetto insegnare ad Ascoli?


UC: A fronte della fatica per il pendolarismo c'è l'entusiasmo e la libertà di poter costruire una scuola giorno dopo giorno, scoprendo non solo i problemi della didattica, ma le grandi ed attuali tematiche di una città che è molto più vasta del suo centro urbano: da Ascoli alla costa ci sono 25 chilometri di urbanizzazione diffusa, e poi la città adriatica. E‚ una metropoli tutta da studiare, che entra nei temi dei corsi e nelle ricerche.


LPP: E per un direttore di dipartimento?

UC: E' un lavoro faticoso di conquista di una credibilità scientifica e operativa sia nel rapporto con gli enti locali, sia nel rapporto con la comunità accademica. Stiamo avviando molte iniziative, ricerche, convegni, conferenze, seminari, ma non è facile essere considerati sui palcoscenici nazionali.



LPP: Cosa pensi dell'Università in Italia? Manderesti tuo figlio a studiare architettura a Ascoli?

UC: Dico quello che dicono tutti: ci sono ormai troppe Facoltà di Architettura e troppi Corsi di Laurea. Ma soprattutto non mi piace l'intreccio tra le cordate accademiche più o meno generazionali, l'editoria di architettura e la gestione dei concorsi di progettazione: un bel pasticcio! Per quanto riguarda la seconda domanda, argomento delicato: ho due figlie che si sono iscritte ad Architettura (ma non ad Ascoli) ed hanno mollato. Non si sono più laureate, ma fanno lavori interessanti: una è pubblicista, l'altra montatrice cinematografica eppure sarei ipocrita se negassi che questa vicenda mi ha segnato.


LPP: Cosa ne pensi della architettura in Italia oggi?


UC: Io credo che ci sia oggi in Italia (come forse mai in passato) un livello di buona qualità nella architettura rappresentata, mentre si cominciano a vedere anche interessanti opere realizzate. In genere diffido dai critici ad oltranza, da chi non vede mai qualità, credo che questi siano anche i peggiori architetti. Stiamo però vivendo una seconda stagione di architettura disegnata, questa volta attraverso i dispositivi digitali: attenzione a non ripetere gli errori del passato quando si pensava che il progetto rappresentato e quello realizzato appartenessero a due mondi diversi.




LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua

UC: Mi piacerebbe un architetto veramente romano come Anselmi o Purini, ma credo che come committente mi sopporterebbero solo i miei due compagni di progettazione per tanti anni: Massimo Del Vecchio e Gianfranco Marrucci, sceglierei loro.



LPP: Finalmente un tribunale dell'architettura accusa l'Italia per gli ultimi trenta anni. Per errore chiamano anche te come imputato. Tre motivazioni che daresti per farti scagionare.

UC: - Sono da assolvere: avevo appena 29 anni quando ho progettato e realizzato le torri al Laurentino e le case a gradoni a Grottaperfetta a Roma
- Sono innocente: ho vinto un solo concorso di progettazione, e per come vanno i concorsi oggi.
- Sono un pentito: ho progettato e realizzato molto, ma dopo questi trenta anni ho scelto l' Università a tempo pieno.



LPP: Tre edifici contemporanei che salveresti da un disastro nucleare...


UC: - Il Padiglione sul canale ad Amsterdam di Steven Holl
- La biblioteca a Delft dei Mecanoo
- Una casa di abitazione di Kazuyo Sejima



LPP: Torniamo alla tua Università. Quale è stata l'esperienza più stimolante che ti è capitata, insegnamento a parte?


UC: - Nell' autunno del 1997 c‚è stato il terremoto nelle Marche. Il sisma aveva danneggiato molti edifici storici di Camerino che ospitavano strutture universitarie ed aveva allontanato molti studenti. Il Sindaco ed il Rettore da allora hanno avviato un programma di ricostruzione chiamando molti dei loro architetti docenti di Ascoli: per il centro storico e le mura della città Cervellini e Ippoliti; per un campus residenziale Mennella, Cao e Gambardella; per nuovi edifici e laboratori Ciorra, Perriccioli e Cao. Oggi alcuni di questi nuovi edifici sono ultimati, tra cui il mio Polo Informatico, è stata una grande prova di fiducia nei confronti della comunità di architetti e docenti che si era formata ad Ascoli attorno alla Facoltà di Architettura.




Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°26 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi


[9-2004]

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