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A sottoporsi alle domande è Roberto Cherubini che sta attivando l'iniziativa del Centro Studi Interdisciplinari sull'Architettura e sull'Ambiente. Nella prossima presS/Tletter apparirà l' intervista a Renato De Fusco e nel numero successivo a Umberto Cao. Numerose altre in preparazione LPP: CSIAA, cos'è? L'ennesima sigla progettuale tra le tante? RC: Allora chiamalo per quello che è: Centro Studi Interdisciplinari sull'Architettura e sull'Ambiente LPP: Così suona un po' ammuffito... RC: Sapevo che avresti detto così… il fatto è che né io, né Alessandra De Cesaris, né Domizia Mandolesi avevamo idea di cosa sarebbe diventato il centro quando lo abbiamo creato nel 2000. LPP: E cosa è diventato? RC: Il centro si è trasformato nell'ibrido che sapeva di essere sin da piccolo. LPP: Smettila di scherzare... RC: CSIAA sta diventando la struttura di sperimentazione e progetto un po' anomala che mi auguravo fosse sin dall'inizio. Una libera aggregazione (i soggetti cambiano di volta in volta a seconda delle disponibilità personali) di individualità progettanti (non contano classi di età, iscrizioni ad ordini o associazioni professionali nazionali ecc.), dispiegata in occasioni di progetto diverse (spesso del tutto informali, purchè caratterizzate da una richiesta concretamente espressa a fronte di un mandato ad ampia libertà di movimento), col fine ultimo di ragionare sull'architettura fuori dagli schemi concorso/incarico oppure università/accademia/ricerca, e secondo un punto di vista che, in varie gradazioni e misure, finisce per essere ampiamente condiviso dai partecipanti. LPP: Libera aggregazione di individualità progettanti: centrata geograficamente e culturalmente dove? RC: Tra il settentrione di Roma e il meridione di Amburgo. LPP: Struttura dispiegata in occasioni di progetto diverse: ce ne fai un esempio? RC: All'inizio, nel 2000, siamo stati coinvolti in un consulto sul futuro delle aree e delle architetture dell'Esposizione Universale di Hannover. Una vicenda contro corrente: la società di gestione dell'Expo, mentre metteva seriamente a punto le assennate valutazioni che avrebbero condotto all'abbandono di alcuni dei padiglioni più interessanti e al riutilizzo degli scatoloni più sordi, accettò di coinvolgere nella questione, su suggerimento di Bruno Kauhsen, che dopo essere stato per lunghi anni assistente di Gottfried Böhm e poi di Volkwin Marg si era trasferito da quelle parti, un gruppo irregolare di ricercatori e di progettisti internazionali di cui facevamo parte. Intuimmo quello che sarebbe capitato da lì a poco e mettemmo mano a cinque progetti molto poco politicamente corretti che obbligavano l'Expo a ripensare sé stesso. Ne venne fuori un libro (Cinque progetti sul futuro dell'Expo, Artefatto, Roma n.d.r.) e una proiezione continua nel foyer del centro congressi della Fiera di Hannover, nelle ultime 48 ore dell'Expo. Le cose andarono comunque come sono poi andate, ma credo che la lancia a favore dell'architettura andasse comunque spezzata. Allora scrissi che lo facevamo anche per "fornire al popolo di Seattle in marcia, l'occasione almeno per una sosta", adesso non sono più tanto sicuro. LPP: E di recente? RC: Abbiamo risposto alla diretta sollecitazione di uno degli amministratori delegati del Consorzio per lo sviluppo del territorio del Basso Elba confezionandogli il progetto per il Museo delle arti nautiche della Bassa Sassonia, la completa trasformazione di un piccolo porto canale altrimenti in via di insabbiamento a Freiburg sull'Elba, poi pubblicato su Metamorfosi 48/2004. Padiglioni traslucidi dispersi tra le nebbie del mare del Nord, passerelle girevoli, schermi ai cristalli liquidi a simulare dove era, come era, la vita della banchina di una volta LPP: Basta questo per ragionare d'architettura fuori dagli schemi consueti? RC: No, non basta. Per continuare a ragionare organizziamo periodicamente convegni che non sono convegni, ma riunioni tra amici lontani. Poi li chiamiamo apposta in modo roboante Incontri Internazionali di Architettura così da rendere la situazione un po' straniata. Il primo è stato Sull'orlo del precipizio, di nome e di fatto indagava la possibilità di architetture capaci non solo di sopravvivere, ma di lucrare formalmente dalle terre in movimento: le frane, gli smottamenti e le altre belle cose che normalmente rendono un sito in-edificabile. L'ultimo in ordine di tempo si svolgerà in un palazzetto rinascimentale che abbiamo in uso a Proceno, tra Alto Lazio e Toscana: Il progetto delle aree costiere in trasformazione, nel bel mezzo delle crete senesi, pensa un po'… LPP: Sito web?
Intervista a cura di Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°24 del 2004 Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design a cura di Luigi Prestinenza Puglisi |

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[6-2004] |
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