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Le domande sono tra il serio, il faceto e il malizioso per dare modo di far trasparire verità che spesso i discorsi ufficiali non fanno trapelare. L'intervistato può però modificare, cancellare o sostituire le domande con altre a suo piacere. A sottoporsi alle domande è Luca Guido, membro del senato degli studenti dello IUAV. Luca Guido è noto all'interno dello IUAV per le sue precise e coraggiose prese di posizione a favore degli studenti e  contro una classe docente troppo spesso latitante.


LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...


LG: Ho conseguito la maturità classica e mi sono iscritto alla facoltà di architettura veneziana a 17 anni.

Sono stato eletto membro del Senato degli Studenti  IUAV,  Senatore Accademico  e responsabile della commissione cultura SdS, attualmente sono il presidente di questo organo di governo. Organizzo e promuovo tra gli studenti diverse attività culturali dall'architettura al cinema e alla musica contemporanea. Seguo il dibattito architettonico. Viaggio molto, in Italia e all'estero.

Un giorno per autopresentarmi non mi basteranno quattro righe ma semplicemente una parola: architetto.



LPP: Cosa ne pensi dello IUAV oggi? Lo consiglieresti a un amico?


LG: L'IUAV oggi, come molti sanno, non è più un istituto monofacoltà. C'è architettura, arti e design, pianificazione.

La facoltà di architettura non è più quella di una volta e perde smalto di giorno in giorno.

Pensa solo ai famosi docenti che insegnavano qui e che sono morti (Samonà, Gardella, Scarpa, Zevi, De Luigi, Albini, Astengo, Piccinato, Barbiano di Belgiojoso....) e quelli che nel bene e nel male o sono andati in pensione o non ci sono più per diverse ragioni (Rossi, Tafuri e Valle, Gregotti, Aymonino, Los, Pastor, Tentori,  Manieri Elia, Cacciari, Garofalo, Purini..... non continuo l'elenco per non deprimermi). Dicevo nel bene e nel male. Comunque non ci sono e di conseguenza non c'è dibattito.

Il corpo docente mi sembra stanco e poco aggiornato e le poche persone che coinvolgono gli studenti soprattutto in area progettuale mi pare che portino avanti tesi ormai sorpassate. Tuttavia non posso dire che manchino servizi e spazi. Le nostre condizioni, come ho avuto modo di vedere girando un po', sono molto dignitose. Abbiamo una biblioteca di architettura che ben pochi possono vantare. Poi la vita culturale della città offre molto. Ovviamente bisogna saper cogliere queste possibilità. 

Nonostante tutto la consiglierei ad un amico ma con una raccomandazione: fare solo il triennio di base di cui un anno in Erasmus, e la specialistica da un'altra parte, o viceversa. Forse quello che bisognerebbe fare in qualunque altra scuola di architettura.

La facoltà di arti e design e i suoi corsi di laurea specialistica mi sembrano molto più interessanti....



LPP: Vedi con serenità il tuo futuro dopo la laurea?


LG: Di solito sono gli esami inutili e gli scientifici con scopi puramente matematici a farmi cadere in paranoia.

Non vedo l'ora di finire e sporcarmi le mani e fare carte false per l'architettura. Sono ottimista, siamo in Italia, c'è la politica, ci sono i ribaltoni, c'è l'abusivismo ma soprattutto ci sono i concorsi di architettura (quelli internazionali naturalmente). Insomma le occasioni di architettura mi pare che non manchino. 

Basta avere coraggio. Poi se si è anche bravi è meglio: così non si fanno troppi danni.



LPP: Dimmi tre difetti ricorrenti nel corpo docente che ti danno fastidio


LG: A parte assenteismi(a lezione e agli eventi culturali), ritardi, indisponibilità, incompetenze burocratiche, direi che mi infastidisce,  ma ormai non mi scandalizza più,  la mancanza di aggiornamento, il non avere una posizione chiara e non conoscere le posizioni culturali degli altri.  Mi infastidiscono i criteri delle chiamate d'insegnamento. Questo ovviamente, oltre a chiudere l'università dagli apporti esterni, comporta un processo di autoreferenzialità  e di produzione di surrogati a immagine e somiglianza dei baroni.



LPP: Quali riviste d'architettura preferisci? Come le trovi?


LG: Le riviste di architettura migliori sono senza alcun dubbio quelle giapponesi (JA, GA, A+U).

Segue poi El Croquis anche se in questo periodo, a differenza degli anni dall'85 al '95 non "rischia" più e non promuove; propone solamente delle star toppo conosciute e fin troppo di moda.

Il compito di una rivista dovrebbe essere quello di scovare, promuovere, indirizzare poi anche di registrare eventi e fatti.

Di solito nelle riviste  manca l'aspetto dei saggi critici "firmati" e manca commistione fra i campi del sapere. Architettura, filosofia, fotografia, cinema, letteratura, politica... potrebbero convivere in una rivista di architettura ma con lo scopo di ragionare sull'architettura  o di stimolarla altrimenti non avrebbe senso. Lasciar da parte la patinatura  e la eccessiva pubblicità (che dovrebbe renderle gratuite e non costose) direi  che andrebbe fatto.

In Italia in particolare mi pare che siano tutte da seguire più che da comprare. Sono troppe ed omologhe. Spesso senza "spina".

Le nuove sono condizionate dal gusto grafico o come la nuova Domus dalla superficialità.

Una nota positiva per la svizzera Spazio Architettura.



LPP: Se tu fossi il preside di una facoltà, che faresti?


LG: Tanti Visiting Professor. Laboratori veramente integrati tra discipline progettuali e scientifiche con prevalenza di attenzione verso il progetto di architettura. Mostre, conferenze e workshop. Pochi studenti. Viaggi obbligatori. Nessuna pretesa di "fare" degli studenti, giovani "architetti". Questo non dipende da una scuola.

Se fossi Ministro toglierei esame di stato -a favore di un tirocinio- e ridefinirei le ambigue competenze professionali tra geometri, architetti ingegneri e laureati junior.



LPP: Chi sono i tuoi tre architetti, oggi operanti, preferiti?


LG: Sono la Coop Himmelb(l)au, Behnisch, Domenig, Morphosis, Moss, Libeskind...per l'architettura senza firma e partecipata ammiro quella proposta in Cile dalla scuola di architettura di Valparaiso.



LPP: Gioco della torre: Dal Co o Folin: chi butteresti? 


LG: Naturalmente butterei via il preside della facoltà di architettura Carlo Magnani. Preferisco un politico o un famoso storico dell'architettura alla guida della facoltà di architettura di Venezia. C'è chi scrive libri, chi progetta, chi realizza e viene pubblicato sulle riviste, c'è chi è giovane, chi è famoso.......e c'è chi no.







Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°20 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi




[6-2004]

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