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Le domande sono tra il serio, il faceto e il malizioso per dare modo di far trasparire verità che spesso i discorsi ufficiali non fanno trapelare. L'intervistato può però modificare, cancellare o sostituire le domande con altre a suo piacere. A sottoporsi alle domande è Vittorio Savi, intellettuale di stazza e persona di grande curiosità, autore di numerosi saggi, professore di Storia dell'architettura a Ferrara. Savi opta per una visone decisamente tradizionalista: i suoi architetti italiani preferiti sono Monestiroli, Purini, Cellini. E trapela un forte amore per Aldo Rossi sul quale Savi, lo ricordiamo, ha scritto un libro nel 1975.


LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...


VS: Non sono storico, anche se, per citare Sainte-Beuve, talvolta ho atteggiamenti da storico. Mi penso critico dell'architettura, come te, caro Luigi. Esercito la mia critica attraverso quella che ritengo la forma superiore dell'intendimento, il racconto critico, dove il racconto si basa sulla Erlebnis, per quanto disperatamente limitata come la mia, l'avventura, l'esperienza viva e diretta del fenomeno architettonico. Mi dai due righe per aggiungere che se il racconto di ogni altro critico si fondasse sopra l'esperienza e non altro, il panorama critico sarebbe diverso, forse più utile, certo più avvincente?



LPP: Cosa ne pensi della architettura in Italia oggi e chi sono per te i tre migliori progettisti in Italia?


VS: Oggi l'architettura italiana, anzi la cultura architettonica in Italia, tralascia la tradizione teorica e poetica che ieri la identificava. Trascura la tradizione, ovvero l'unità sottile di quella che fu l'Erlebnis dell'architetto morto con quella che è l'Erlebnis dell'architetto vivo. Soprattutto questa distrazione colpevole provoca la crisi sbandierata. Vale la pena di ammirare gli architetti meno distratti. Tra gli esponenti del cerchio generazionale dal diametro lungo quindici anni, dei nati tra il 1940 e il 1955, ammirare Monestiroli, Natalini, Purini.



LPP: Che ne pensi della Domus di Boeri?


VS: Penso bene, in particolare della sua tendenza. Implicitamente, Domus tende all'alleanza del resto culturalmente imprescindibile tra l'architettura e il territorialismo, due discipline, una antica, una nuova, entrambe comprensive della relativa indisciplina. Però la rivista dovrebbe badare a che il territorialismo non si areni nell'analisi aggiornata, sofisticata, puramente descrittiva. Inoltre trovo esemplare che, almeno fin qui, Boeri che la dirige con grande esprit de finesse vi scriva poco o niente. Trovo bella la grafica di Piazza. Pletorica invece l'intervista ricorrente di Obrist.



LPP: Che fine ha fatto la Tendenza?


VS: Anche in architettura, bisognerebbe seguire la profonda tendenza problematica, scartare la superficiale tendenza arbitraria. Quanto alla Tendenza con la t maiuscola è da lamentare che, probabilmente, ormai pochi sappiano di che cosa si trattasse. Quasi ai tre quarti del secolo scorso, la Tendenza consistette nell'invenzione di Aldo Rossi per conferire forma organizzata alla ricerca dei valori peculiari dell'architettura del territorio urbano ed extraurbano. Ricerca tuttora inesausta.



LPP: Funzionano le università di architettura? In quale manderesti tuo figlio, se potessi dargli un consiglio?


VS: Naturalmente, parliamo delle facoltà universitarie italiane. Ebbene costato come, malgrado tutto, senza esitare ripeto malgrado tutto, le facoltà di architettura funzionino. Di qui a consigliarne una a mio figlio ...



LPP: Pregi e difetti degli accademici ...


VS: Non tutti gli accademici allignavano nelle accademie. Certo, da studente prima, da docente dopo, ho potuto conoscerne qualcuno all'università ... Il suo difetto era tentare di avere potere culturale, riuscendoci pure. Altro difetto, fingere di non essere il conformista che era. Nessun pregio particolare. Ma adesso l'accademico mi sembra sociologicamente scomparso.



LPP: Tre parole che oggi ti sembrano importanti


VS: Parole che erano importanti ieri e che dovrebbero esserlo oggi, per non dire domani. Generatrici di etica e di estetica, idea e immagine, segno e significato, prosa e poesia, parole collegate nell'unica proposizione di senso tanto analitico quanto operativo: Less is More, meno è più.  Poco notevole il termine Abbau, decostruzione.



LPP: Gioco della torre: Tra Aldo Rossi e Bruno Zevi chi butteresti? 


VS: Aldo Rossi fu poeta e critico in un solo uomo (e quale poeta, e quale critico, dico, per far breve, torreggiante nella storia dell'architettura senza aggettivi). Bruno Zevi fu critico in un solo uomo (e quale critico, uno che consumò se stesso nell'errore). A malincuore, butterei Zevi.



LPP: Secondo giro del gioco della torre: tra Vittorio Gregotti e Francesco dal Co? 


VS: Se non sbaglio, tu vorresti che io paragonassi il pensiero e l'azione del vecchio direttore di Casabella al pensiero e all'azione dell'attuale direttore della stessa rivista e scegliessi. A costo di deluderti, ecco invece la mia risposta. Francesco dal Co è il critico, l'esponente della generazione architettonica cui anch'io appartengo. Da giovane scrisse il saggio sul rappresentante della cosiddetta Linea  Dura. Si chiamava Hannes Meyer e la «venerabile scuola del Bauhaus». Lo lessi a perdifiato, nello spazio del pomeriggio trascorso a ridosso del muro di Berlino, nella casa cadente, nella perduta Cladiustrasse. Bellissimo, indimenticabile. Con battuta di spirito espressiva del mio vero sentimento, mi chiedo "Quali meriti maggiori potrebbe vantare Vittorio Gregotti, perché lo risparmi?"



LPP: Se da un bombardamento nucleare potessi salvare solo un'opera di architettura contemporanea italiana, quale salveresti?


VS: Per ragioni non del tutto personali, vedrei volentieri il salvataggio dell'edificio-viaggiatori di Firenze SMN di Michelucci e compagni, logoro com'è ora. Ma, con la coda dell'occhio controllerei che, nello stesso parco ferroviario, sia andato distrutto l'edificio della centrale termica di Angiolo Mazzoni, così efferatamente sopravvalutato.





Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°17 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi




[6-2004]

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