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Le domande sono tra il serio, il faceto e il malizioso per dare modo di far trasparire verità che spesso i discorsi ufficiali non fanno trapelare. L'intervistato può però modificare, cancellare o sostituire le domande con altre a suo piacere. A sottoporsi alle domande è Tonino Terranova, autore del fortunato libro sui mostri metropolitani, direttore di dipartimento a Roma e autore di un recente libro sui grattacieli.



LPP: Una auto-presentazione in quattro righe...


TT: un allievo di Quaroni e di Zevi e di Tafuri, a lorsignori piacendo ed in ordine di recalcitranza, un compositivo atipico, uno che gli piace scrivere comunque, un teorico antiteorico, un accademico da troppo tempo, un povero vecchio, di sessantadue anni oggi proprio, con imprinting anni Sessanta e dunque con tentazioni di delusione, con tante cose da scrivere e tanto poco tempo...per ri-cominciare correggendo i tanti errori: magari con "ri-descrizioni di Roma, città metropolitana frollata"...ops, sei righe!



LPP: Cosa ne pensi della architettura in Italia oggi e chi sono per te i tre migliori progettisti in Italia?


TT: non bene, si sa, sta finendo di farsi fregare tutte le competenze del suo "essere utile a qualcuno" come fosse possibile salvarsi solo in quota poèsia...senza base di prosa;  quei tre che riescono a porsi come architetti italiani internazionali: uscendo dal provincialismo antimodernizzazione, comprendendo che una definizione nazionale è tanto più debole oggi per noi tra neopatriottismi pelosi e neoclassicismi infondati, ricollocandosi in un contesto dialogico-conflittuale che è sempre più evidentemente euromediterraneo, quei tre più piagati-piegati.........quei tre! (ma anche quei trenta che fanno cinicamente il loro mestiere di costruttori di mostri immobiliari al meglio ...il lavoro sporco, qualcuno lo deve pur fare, ...oppure anche i trecento che fanno faticosamente il loro dovere di costruttori di una sempre più improbabile Qualità Diffusa) ( più, naturalmente, i nuovi "giovani" dei Te del Tac!!!)



LPP: La tua posizione sull'Ara Pacis di  Meier e sull'ala Cosenza...


TT: l'ho espressa già con quello che non vorrei sembrasse un "turiamoci il naso": ritorno da Londra, dove con ogni evidenza la costruzione-trasformazione è un valore in sè, compresa la circostanza molto pragmatica che tra 10 edifici nuovi 4 sono indecenti 3 sono mediocri 2 sono belli 1 è bellissimo ( e comunque rappresentano diverse tendenze tecnico-culturali, comunque spesso riqualificano mediante forti dis-continuità traumatiche, spesso partecipano di discutibili ma vitali strategie urbane)...la nostra stasi è indecenza (e fornisce alibi a mostri non metaforici tollerati purché tollerino di essere culturalmente ignorati, ciò che essi concedono molto molto volentieri)

Ad esempio è commovente, checché si pensi di ciascuno di loro, vedere gli edifici di Foster e di Rogers e di Herzog & de Meuron traguardarsi e sfidarsi fra loro, dentro la città e dentro gli skylines e dentro le nuove percorrenze del flusso di intrattenimento culturale di una, dopotutto, "città europea" - ma non sepolcro-imbiancata!



LPP: I tre mostri italiani che ami di più e i tre che non ami affatto…


TT: odio il tre, che vorrebbe mettere a posto tutto: comunque pirellone e torrevelasca a Milano, grattacielopiacentiniano e torrebega a Genova, castellaccio brasiniano e palazzaccio calderiniano ma anche corviale e casilino a Roma li amo...non amo affatto il magma di micro-mostruosità tessutale che viene protetta dal sensocomunismo conservazionistico ormai delirato-pervadente nonchè dagli interessi miserabilmente di compromesso al ribasso che mandano in narcosi e forse in necrosi la metropoli dissoluta prima ancora di nascere...ma non è una lagna: occorre uscire finalmente da una cultura di "resistenza" che è stata nobile in parte fino a Pier Paolo Pasolini ma oggi è controproducente in un contesto pressocchè rovesciato...non amo affatto il torrino e l'infernetto e soprattutto la loro ideologia autoconsolatoria ed autoindulgente ...il bene-abitare della tavernetta e della Terrana...cose più grosse non le posso nominare, ma basta fare il percorso dall'aeroporto di Fiumicino alla magliana ...peggio di tutto però la "mancanza di mostri" (metaforici?)...al proposito, sono tra gli "amici del mostro" sopraelevata di San Lorenzo: perchè cancellare una infrastruttura moderna alla Giedion significa subire l'ideologia "new urbanism" di un centro-città che imbelletttandosi espelle nel periurbano gli elementi di conflitto-dinamismo-energicità anzichè contenerli sui diversi piani della contemporanea Città a Layer di cui predicò l'ultimo degli Archigram



LPP: Funzionano le università di architettura? In quale manderesti tuo figlio, se potessi dargli un consiglio?


TT: potrei glissare? farò di tutto per far funzionare sempre meglio la Ludovico Quaroni! invece, vorrei rispondere ad una domanda posta a Pica Ciamarra: mi piacerebbe riprendere con forza la parola che Italo Calvino non fece in tempo ad elaborare per le sue "Lezioni americane" (troppo celebri per la troppo famigerata perchè  misinterpretata "leggerezza"), ed è CONSISTENZA

a pensarci bene risponde anche alla domanda sull'università: poi,...sapresti sistemarmi due figlie, una eto-psicologa ed etno-antropologa l'altra? grazie!



LPP: E il dottorato dove glielo faresti fare?


TT: alla Ludovico Quaroni, seminari meta-compositivi tri-dipartimentali, notevole quello del terranovantonino, ri-descrizioni metropolitane…



LPP: Tre parole che oggi ti sembrano importanti


TT: Ri-descrizioni con occhiali nuovi, quelli che Banham inforcò per comprendere Los Angeles ad esempio.

Consistenza, mettere sul tavolo le... capacità di governare i problemi della tecnica, assumendosene anche il disagio simbolico.

Riduzione, in quanto capacità sintetica di riduzione al semplice pragmatico ( e, possibilmente, poetico) della complessità parolaia con cui tutti i parrucchieri ormai si sciacquano la bocca ......ma questo non significa per me poter abbandonare la trasversalità degli attraversamenti disciplinari, gli auto-spiazzamenti ed i corto-circuiti dei linguaggi moderno-contemporanei, e dopotutto  l'obliquità attribuita ad Apollo, padre di Apelle figlio di Apollo...poichè odio il tre, posso aggiungere una Laicità non Imbecille?



LPP: Gioco della torre: tra Ludovico Quaroni e Bruno Zevi chi butteresti?



TT: celiando l'ho implicato nella trinità della prima risposta, ma non getterei nessuno dalla torre tra  quelli che dovremmo saper usare per ri-costruirci una cosa che ti stupirà sulla mia penna ed a proposito di quei "cattivi soggetti", una nostra tradizione, una nostra nuova tradizione del nuovo, una nostra nuova invenzione della tradizione che sappia raccogliere il meglio dai confliggenti anzichè gettare quasi tutto in nome di pregiudiziali prese di posizione di parte (che pure li caratterizzarono...). una tradizione senza maiuscola?


P.S. potrei ri-cominciare?




Intervista a cura di

Luigi Prestinenza Puglisi




Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°16 del 2004

Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi




[6-2004]

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