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Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell'architettura. Le domande sono tra il serio, il faceto e il malizioso per dare modo di far trasparire verità che spesso i discorsi ufficiali non fanno trapelare. L'intervistato può però modificare, cancellare o sostituire le domande con altre a suo piacere. A sottoporsi alle domande è Stefano Casciani, critico di architettura e progettista, il quale non si è trincerato dietro risposte diplomatiche, anche davanti a domande imbarazzanti sul futuro di alcune istituzioni milanesi e a proposito dei suoi architetti preferiti. LPP: Una auto-presentazione in quattro righe... SC: In assoluto il miglior narratore italiano di design, arte e architettura; designer sofisticato ma poco prolifico (è geneticamente incapace di adulare gli industriali), ottimo direttore di riviste. Poco amato dal demi-monde della critica, molto amato da donne di varie età, condizione sociale e nazionalità. Secondo Lina Sotis, "Uno come tanti, a vedersi, ma - dicono - particolare nella intimità". LPP: Cosa ne pensi della architettura in Italia oggi… SC: Sono incuriosito dai tentativi di guarire un malato terminale con aspirine, frizzi e lazzi. Un miracolo può sempre succedere, soprattutto se i politici italiani, compresi quelli di centrodestra (ma non i mafiosi), imparassero la ormai antica lezione di Mitterrand. LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua… SC: Maria Claudia Clemente e gli altri dello Studio Labics. Però a condizione di ficcare parecchio il naso nel progetto. LPP: E un designer al quale affidare il progetto per la tua poltrona preferita... SC: Non lo so. Forse Tokujin Yoshioka. Non è italiano ma lavora in Italia, ed è vivente. LPP: Cosa faresti se potessi ridisegnare il salone del mobile di Milano? SC: Lo chiuderei. Ormai è stato sostituito dal Fuori Salone, molto più interessante che trascinare i piedi per chilometri dentro padiglioni raccapriccianti, alla ricerca di un'introvabile novità. Vedi però anche la risposta 7. LPP: E se ti dessero la responsabilità della Triennale? SC: Caccerei tutto l' attuale management e lo staff dei curatori. Purchè ci sia lo sponsor fanno anche le mostre dei pannolini usati. Nominerei tre nuovi direttori: Giacinto Di Pietrantonio per l' arte, Paola Antonelli per il design, Massimiliano Fuksas perL'architettura. Proibirei l'uso in mostra di video, televisori e computer. Poi andrei a cercare sponsor che non vogliano niente in cambio: ad esempio per fare la più completa, la più bella, la più divertente e commovente mostra mai fatta su Achille Castiglioni. LPP: La nuova fiera sarà una occasione per Milano? SC: E' il seguito della risposta 5. Con il progetto di Fuksas visitare la Fiera tornerà ad essere una esperienza interessante. Purchè facciano i collegamenti stradali e ferroviari, che ancora non ci sono. E magari li prolunghino a Malpensa, che così come è è da chiudere. Regalo un idea a chi di dovere: il Museo del Design facciamolo nella nuova Fiera. Alla Triennale non si farà mai. LPP: Gioco della torre: Gae Aulenti o Sandro Anselmi, chi butteresti? SC: Gae Aulenti è una persona per bene, Anselmi non lo conosco personalmente: ma se è per la architettura, butterei giù tutti e due. Intervista a cura di Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°15 del 2004 Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design a cura di Luigi Prestinenza Puglisi |

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[6-2004] |
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