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channelbeta - canale d'informazione sull'architettura contemporanea |

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Le domande sono tra il serio, il faceto e il malizioso
per dare modo di far trasparire verità che spesso i discorsi ufficiali
non fanno trapelare. L'intervistato può però modificare, cancellare
o sostituire le domande con altre a suo piacere. Il primo a sottoporsi
alle otto domande è Massimo Pica Ciamarra, progettista napoletano, professore
universitario, vicepresidente nazionale dell'InArch, il quale non ha
apportato alcuna modifica alle domande rivoltegli. LPP: Una auto-presentazione in quattro righe... MPC: Sono in una squadra articolata e complessa nella quale si intrecciano competenze in apparenza distinte e punti di vista anche molto diversi. Cerco di saldare prassi ed elaborazione teorica. In quarant'anni ho perso gran parte delle centinaia di concorsi cui ho partecipato. Non sono assuefatto: una forte proiezione nel futuro è un oppio che mitiga l'intolleranza; ovvero consente di sopravvivere nell'inferno a volte anche con l'illusione di essere in paradiso. LPP: Cosa ne pensi della architettura in Italia oggi… MPC: Malgrado l'architettura qui spesso sia vista più come perversione di pochi che come strumento per elevare la qualità della vita; malgrado qui sia prodotta con risorse inadeguate; sia per lo più ottusa da concezioni stantie, procedure e lentezze esasperanti; malgrado ciò sembra oggi voler riemergere dal magma che la soffoca. La rete di chi lo vuole è sempre più estesa, può diventare dominante ed imporre di trasformarne le condizioni. Quindi sempre meno rari, peraltro diffusi in varie regioni, i segnali di fiducia che si materializzano: nascono da domande esigenti, ambizioni in sintonia con risposte appropriate. LPP: Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua… MPC: Davide Vargas. Almeno trent'anni meno di me; poeta oltre che architetto esperto quanto basta, abita nel raggio di 50 km, ragionevole per dove voglio la mia casa. Sembra duttile, ma è giustamente intollerante e polemico. LPP: Ridaresti la metropolitana di Napoli in mano a Mendini? MPC: Soprattutto non la ridarei nelle mani di chi realmente l'ha pensata. Va bene, ma non entusiasma. Doveva essere l'occasione di dare "spessore" allo spazio urbano, di creare nodalità ed identità nelle diverse parti della città; è stata ridotta a banale operazione tecnica, settoriale, sotterranea, con tardivi (spesso anche falsi) a volte intelligenti maquillages. LPP: Funzionano le università di architettura? In quale manderesti tuo figlio, se potessi dargli un consiglio? MPC: Sono sostanzialmente da reinventare, esigono un atto creativo. Non facile e non utile una risposta di poche righe: meglio un forum monotematico, sincero, disincantato, ampio. Da dentro e da fuori.Evitando di confrontarsi nei limitati progetti di suo padre, mio figlio ha studiato e studia filosofia, ha scritto della «Geschichte der Farbenlehre» di Goethe, di Schopenhauer, poi scrive romanzi … Riflette su progetti più ampi! Afferma e pratica libertà. Scelta autonoma, che apprezzo. Non deriva da un consiglio specifico. LPP: Mettiamo che Niemeyer ritiri il progetto per Ravello. A chi ne faresti fare un altro? MPC: Parteciperei al concorso, sicuro di vincere LPP: Tre parole che oggi ti sembrano importanti MPC: Interazioni, diversità, ibridazioni. Comunque: velocità LPP: Gioco della torre: il soprintendente La Regina o Vittorio Sgarbi, chi butteresti? MPC: Imiterei Sansone: crollando la torre, finiremmo in tre! Intervista a cura di Intervista pubblicata sulla PresS/Tletter n°14 del 2004 Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design a cura di Luigi Prestinenza Puglisi |

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[6-2004] |
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