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Pare che lunedì 27 ottobre 2003 almeno in ottocento,
tra studenti e docenti, si siano spellati le mani ad applaudire, stipati tra l'aula
Magna e altre quattro aule della facoltà di Architettura di Valle Giulia di Roma,
la conferenza dell'architetto Richard Meier , presente nella capitale per
presentare e inaugurare, tra un cardinale e un vescovo, l'attesa chiesa
di Tor Tre Teste. Accolto come un calciatore della nazionale italiana, Meier ha
tenuto una conferenza in un clima da tifo da stadio. A
cosa applaudivano i futuri architetti e i loro docenti ? Alla religione cattolica,
all'architetto dello star system Meier, a Roma,
oppure alla chiesa in quanto architettura? E se valida quest'ultima ipotesi
perché? A questa domanda quasi nessuno sapeva rispondere, " è bella perché
è bella" è una risposta che si può accettare nella sala d'aspetto di
un veterinario, mica in una scuola di architettura. Intanto si registra
un primo dato in contraddizione col nome della parrocchia Dio Padre Misericordioso,
che non si addice affatto al clima di austerità e sobrietà raccomandate
dalla religione cattolica; vale a dire la poco misericordiosa cifra: ben
trenta miliardi di vecchie lire. La chiesa, progettata nel 1995 ha visto la luce
solo lo scorso ottobre 2003;i tre setti murari denominati vele e realizzate in
cemento, sono l'immagine sintetica e metaforica della fede, a detta
dello stesso autore. Di memoria aaltiana, le vele ricordano la sezione della chiesa
di Riola di Vergato vicino Bologna,che realizzata nel 1968, fu una piccola rivoluzione
dal punto di vista strutturale e distributivo della tipologia della chiesa. In
Aalto le vele sono pelle, in Meier struttura, entrambi i sistemi permettono
l'illuminazione naturale della navata attraverso gli shead.(img 1-2) Al
di là delle metafore evocative e della volontà rappresentativa, la chiesa di
Meier delude. Perche? Colpisce ad esempio,
la mancata occasione per riqualificare, anche se con un intervento puntuale,
una porzione del quartiere periferico,
che, come tutta la periferia italiana (notoriamente la più brutta d'Europa),
ha poche occasioni di avere spazi comuni di qualità che non siano quelli di risulta
tra un edifico abitazioni e l'altro, che successivamente , piazzando
qualche lampione e panchina, i comuni ribattezzano impropriamente parchi. Di
fatto, la chiesa poteva essere l'occasione per creare uno spazio urbano, una
piazza tra i crocevia del quartiere. Meier non fa mezza piega alla consuetudine
italiana degli ultimi anni che vede le parrocchie transennarsi e,
come un ufficio o cinema, quando si è fatta" una certa" chiudere i battenti.
Si adegua prontamente Meier alla necessità di sicurezza e di cancelli e delimita
la sua area d'intervento con un muro. Quello delle chiese transennate, è un
costume in contrapposizione al più conosciuto modello della chiesa
che apre e accoglie con uno spazio antistante che è comune e utile alla società
laica e cattolica; e a maggior ragione questo è vero nel caso della parrocchia
di Tor Tre Teste, che ha ricevuto,
oltre ai sette miliardi della curia, anche un ulteriore finanziamento di cinque
miliardi dalla regione Lazio. Meier allora recinta la sua chiesa con un
muro in cemento bianco dell'altezza di circa due metri, rinunciando a proporre
uno spazio di mediazione che potesse coniugare la richiesta di sicurezza
a quella di spazi pubblicI qualificati. Si
attiene al programma Meier, e come un qualsiasi altro architetto cerca di creare
il suo episodio urbano di qualità tra tanti episodi urbani di pessima edilizia
abitativa (img.4). E' bianco il muro
di cemento di recinzione, così come la parrocchia, un cemento al titanio in cui
la presenza di fotocatalizzatori gli permetterà di rimanere immacolata e inalterata
nel tempo e la proteggerà dagli agenti inquinanti, ma probabilmente non
dai graffitisti di quartiere alla costante ricerca di superfici utili (img.3).
La bianchissima chiesa che nel progetto aveva una vocazione di elegante
astrazione rigorosamente sintetica,
perde la sua forza quando passa dal foglio di disegno alla sua realizzazione.
La costruzione risulta essere sovradimensionata, lo sforzo tecnologico ed economico,
mostruoso e francamente incomprensibile: a partire dalla follia dei conci
in cemento prefabbricato: sono 256 del peso di 12 tonnellate ciascuno. Per metterli
in opera,(non più di tre al giorno),spiega orgogliosissima la Italcementi Group
che ha realizzato l'opera, si sono dovuti inventare una macchina apposita,
che ricorda quella delle antiche cattedrali. 300 sono state le tavole
progettuali vista la grande varietà dei conci, oltre 23000 le ore di progettazione
degli stessi per passare dalla fase di progetto a quella esecutiva. Per Le vele
"cariche di significato religioso" come ci ricorda la Italcementi, sono
"state impiegate soluzioni ingegneristiche avanzate" ma non nell'immediato
accesso alla chiesa evidentemente, dove invece la pesante pensilina
non sembra tener conto delle per niente recenti scoperte ingegneristiche, che,
sorretta da pilastri, la fanno tanto somigliare all'entrata di un anonimo
hotel a tre stelle. Pare che nulla "voli" in questa chiesa, nemmeno
la torre campanaria, volutamente e giustamente non protagonista a vantaggio
esclusivo della lettura visuale e sintetica delle vele, che è servita
in parte da una scala di servizio esterna mortificata dalla scelta di "balconcini"e
dai dettagli dei brutti parapetti in ferro bianco (img.5). La volontà di sintesi
e rigore è ulteriormente indebolita da una serie di episodi architettonici: il
volume del prospetto posteriore, sul quale c'è un campionario di tagli e finestre,
(verticali, orizzontali, strette,
larghe) che rispondono ad una volontà decorativa che non si addice all'astrattismo
architettonico. (img.6) Superflua
la vetrina in corrispondenza dell'altare dov'è in mostra l'ostensorio
visibile dall'esterno della chiesa,che fa tanto negozio di articoli
religiosi; così come sono superflui i tagli all'altezza del suolo e in corrispondenza
dell'altare che permettono di vedere esclusivamente i piedi di chierichetti
e sacerdoti che servono messa. Neppure
con uno sforzo estremo di immaginazione e facendo ricorso a metafore e analogie,
si trova il dettaglio indispensabile (img.7). Delude le aspettative
la chiesa di Meier, soprattutto perché manca un bersaglio importante: quello di
marcare un momento dell'architettura di una capitale di un paese, dove da
troppo tempo non si produce un'opera moderna che non sia in mattonicini. Non
segna l'inizio di niente questa chiesa, se non la conclusione,
il punto di arrivo di un lungo iter progettuale. Quel lunedì 27 ottobre
i centinaia tra studenti e docenti che assistevano alla conferenza di Meier, invece
di applaudire incondizionatamente
come adolescenti al concerto del loro cantante preferito, avrebbero dovuto fare
domande, come dovrebbe essere in una scuola di architettura che promuove il senso
critico e non l'accettazione incondizionata della novità. |

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[1-2004] |
