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Channelbeta
- Canale d'Informazione sull'Architettura Contemporanea |


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Caltanissetta, maggio 2002 Tra
le questioni irrisolte della città contemporanea, "l'inquinamento visivo urbano",
merita certamente una riflessione organica, approfondita. Una riflessione e una
proposta progettuale sul "sistema città" come sistema complesso di relazioni,
come luogo dell'identità e della comunicazione della collettività. Una
città è un sistema complesso di relazioni. Una rete di relazioni in uno specifico
spazio - tra persone, cose ed eventi. Le relazioni possono essere materiali e
concrete, o immateriali, virtuali. I soggetti - i cittadini - interagiscono in
un luogo fisico: il territorio, il paesaggio urbano. La città è dunque un grande
sistema topologico di relazioni le cui parti rappresentano altri sistemi topologici
di relazione. La cittadinanza è
il sentire l'appartenenza ad un luogo. Essa si articola secondo due elementi fondamentali:
il sistema dei diritti, il sistema dei doveri. La consapevolezza, l'assimilazione
del sistema dei diritti e dei doveri - da parte dei cittadini - è un elemento
importante, essenziale per la comunicazione pubblica. In
una città abbiamo il manifestarsi di identità plurime, di tutti i soggetti - individuali
e collettivi - all'interno di un unico soggetto: poiché, la città stessa - a causa
dell'elemento cittadinanza - diventa un soggetto (un corpo, una comunità) e non
più un semplice luogo spaziale. La
città, quindi, come insieme di identità individuali (i soggetti individuali) e
delle identità collettive (i soggetti collettivi), ma anche espressione di una
identità unica e globale: la città in quanto tale. Questo è, peraltro, il fenomeno
della costruzione di una democrazia. Mentre
tutti i soggetti - individuali e collettivi - esprimono direttamente i propri
diritti, cioè i propri desideri, le proprie volontà, le proprie aspirazioni, la
città lo fa - lo dovrebbe fare - in modo articolato, poiché essa esprime la propria
identità per mandato. Nella città, il "principale", il "padrone" è la cittadinanza
stessa, sono i cittadini. Il sindaco (l'agente) agisce in nome e per conto dei
cittadini, insieme naturalmente alla giunta comunale e a tutti gli organi istituzionali
delegati. Nella città, la rete di
relazioni può essere intesa come rete di azioni. Al suo interno, circolano le
informazioni: queste, possono essere di tipo descrittivo o narrativo. Nella città
convivono più informazioni, contemporaneamente. Una totale libertà di comunicazione
è un grave danno, in quanto si sovrappongono troppi livelli simultaneamente, generando
rumore, confusione, disorientamento. Nella
comunicazione pubblica sono presenti sia i voleri, che i doveri. La comunicazione
privata (la pubblicità), invece, è semplicemente un atto di tipo persuasivo, seduttivo
- posto in essere, in modo che la gente, il cittadino desideri delle cose. Con
la comunicazione privata, si crea un sistema del desiderio. La comunicazione pubblica
è sostanzialmente un sistema dei doveri e delle volontà. I due sistemi, dunque,
vanno distinti, semplificati e indirizzati, altrimenti si rischia il conflitto
comunicativo. Bisogna attivare,
porre in essere un sistema di educazione, di persuasione e informazione corretta
ed efficace del cittadino, creando le opportune distinzioni tra tipologie comunicative.
Lo strumento progettuale base, fondamentale
per la comunicazione istituzionale è "Il manuale di identificazione visiva della
città": lo strumento che stabilisce le regole, i modi e i tempi della comunicazione.
Va altresì attivato uno "Staff tecnico-amministrativo" per l'elaborazione progettuale,
ed una specifica "Commissione per l'identità e la comunicazione urbana", come
organo di controllo e di verifica. La Commissione non servirà a dire "questo è
bello e questo è brutto": esse stabilirà una serie di procedure tali da impedire
conflittualità, ambiguità e contraddizioni tra gli elementi del sistema comunicativo.
Le procedure, le regole stabilite, varranno sia per la comunicazione privata,
che per la comunicazione pubblica. Tutto ciò, al fine di garantire, alimentare
il senso di cittadinanza e l'identità del soggetto collettivo. Il cosiddetto decoro
urbano. Per garantire l'efficacia
simbolica e l'efficienza della comunicazione pubblica, è dunque necessario elaborare
e definire una dimensione estetica, un'immagine della città - particolare, specifica,
tipica - individuando segni, colori, caratteri tipografici, dimensioni, moduli
compositivi - bidimensionali e tridimensionali. La
città, in senso classico (intesa come ambiente, luogo nel quale abitano, convivono
persone, cose, fenomeni, avvenimenti) è una sorta di "testo", all'interno
del quale, possiamo distinguere, individuare alcune "parole" ricorrenti - oggetti,
segni, segnali, simboli, materiali, colori, odori, sapori - che ne costituiscono
la struttura, la forma, la specifica identità. Un
progetto per l'identità e la comunicazione urbana non può che legarsi al recupero
della memoria storica, collettiva della città: analizzando le caratteristiche
geografiche, paesaggistiche, architettoniche, le espressioni artistiche, i riti
e le feste popolari, le tecniche artigianali, le tradizioni agro-alimentari, insomma
quel "genius loci" che, una certa modernità - quantitativa e speculativa - ha
fortemente indebolito, confuso, quasi cancellato. All'interno
del complesso, variegato territorio urbano, vanno quindi individuati alcuni punti,
nodi sensibili, strategici - fondamentali per costruire, realizzare una trama
urbana leggibile, strutturata. Un tessuto, visibile e significativo, di relazioni
spazio-temporali. Va prevista la
realizzazione o valorizzazione di quegli elementi che costituiscono, definiscono
una sorta di "alfabeto urbano", allo scopo di rafforzare gli stimoli sensoriali
e orientativi dei cittadini. Fondamentale è anche il "disboscamento" di tutti
gli oggetti esistenti nel paesaggio urbano che, in modo casuale e illogico
(a volte anche abusivamente), hanno occupato, invaso - negli anni - lo spazio
fruibile, vivibile, abitabile. Ogni
città, ogni comunità ha, deve avere, tra i propri diritti, anche il proprio diritto
al bello e, ovviamente, all'utile.
Leandro Janni Una
favola all'incontrario LA CITTA',
LA MEMORIA E LA DIMENTICANZA Caltanissetta,
giugno 2003 Il
cosiddetto marketing urbano -
contemporanea panacea per gli irrisolti problemi delle nostre città - generalmente
produce immagini consolatorie e seducenti, moltiplicando all'infinito tautologie
e favole per adulti: nell'illusione del buongoverno. Chi si contenta, comunque,
gode (e applaude). Di seguito, un
breve racconto, una favola all'incontrario per svelare luoghi e storie comuni
di una città come tante. Un messaggio "altro" sulla
memoria e sulla dimenticanza. A
New-Nissa, ridente metropoli del "Centro", il turista new age è invitato a visitare
la città e nello stesso tempo a osservare certe vecchie cartoline illustrate che
la rappresentano com'era prima: la piazza centrale con la fontana monumentale
al posto del workshop creativo permanente, l'antica chiesa e l'annesso convento
al posto della stazione delle illusioni programmatiche, l'ex miniera di zolfo
al posto della fabbrica dei totem e dei simulacri. Per
non deludere gli abitanti, ma soprattutto i suoi gentilissimi amministratori,
occorre che il turista new age lodi la città (e i suoi dintorni) nelle cartoline,
e la preferisca a quella presente, avendo però cura di contenere il suo rammarico
per i cambiamenti entro regole precise: riconoscendo che la magnificenza e la
prosperità di New-Nissa, divenuta metropoli, se confrontate con la vecchia Caltanissetta,
opaca e provinciale, non ripagano d'una certa grazia perduta; la quale, può tuttavia
essere goduta soltanto adesso, nelle vecchie cartoline, mentre prima - con la
Caltanissetta provinciale sotto gli occhi - di grazioso non ci si vedeva proprio
nulla, e di certo non lo si potrebbe vedere oggi, se New-Nissa fosse rimasta tale
e quale. E comunque, la metropoli ha questa attrattiva in più: che attraverso
ciò che è diventata, si può ripensare con nostalgia a quella che era. Ovviamente,
nessuno, ma proprio nessuno osa dire che talvolta città diverse si succedono sopra
lo stesso suolo e sotto lo stesso nome; nascono e muoiono senza essersi conosciute,
incomunicabili tra loro. Alle volte, anche i nomi dei luoghi, dei monumenti cittadini
restano uguali; così come i nomi degli abitanti, e l'accento delle voci, e perfino
i lineamenti delle facce. Ma qualcosa
è cambiato, irrimediabilmente. E gli antichi direbbero che gli dei che abitano
sotto i nomi e sopra i luoghi, se ne sono andati senza dir nulla, e al loro posto,
si sono annidati estranei dei. E'
vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori di chi li ha preceduti, dato che
non esiste tra loro alcun rapporto, così come le vecchie cartoline non rappresentano
New-Nissa com'era, ma un'altra città che, per caso, si chiamava Caltanissetta. |

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[08-2003] |
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Le foto di paesaggio urbano sono state realizzate
dall'arch. Michele Lombardo, a Caltanissetta, nel 2003. |











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Dr. arch. Leandro Janni nato
a Milano (MI) il 14.02.1959, residente
in via Leonida Bissolati 29 93100
Caltanissetta. Architetto
e designer, ambientalista, studioso di arte moderna e contemporanea, di estetica
del paesaggio, di processi urbani e territoriali, di comunicazione.
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