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A pochi giorni dall'apertura di TerraTrema,
questo testo non può che essere un invito alla partecipazione attiva a quello
che si configura come un evento complesso, nel quale si incontrano architettura,
digitale, informatica, storia, tradizione, avanguardia, e carica giovanile. Una esposizione di architettura digitale
italiana, materialmente a Gemona in Friuli, virtualmente su www.architecture.it/terratrema. Per la forma organizzativa, i supporti,
le idee, le interazioni e gli obiettivi, TerraTrema è creatura del contemporaneo,
e come tale va vissuta e letta. Tra
locale e globale. Gemona è un piccolo paese del Friuli,
paese di grande storia e tradizioni, centro che potrebbe essere portabandiera
di quel senso del "locale" che molto spesso si contrappone al discusso "globale".
E il globale arriva a Gemona attraverso il lavoro degli architetti e le discussioni
dei critici, ospitato in un vecchio palazzo, accolto a braccia aperte da cittadini
ed amministratori. La globalizzazione
si mostra anche attraverso internet, supporto di comunicazione e marketing che
ha reso noto il nome di Gemona agli orecchi di molti, e ha trasformato il luogo
dell'esposizione in punto di connessione di una rete di rapporti e relazioni che
abbraccia tutta Italia. Internet
fa la parte del leone, avendo permesso in varie forme la collaborazione a distanza
sia per la progettazione che per l'allestimento dell'evento. Il sito ora usato
per la presentazione di TerraTrema, è stato prima di tutto supporto di dialogo
e di scambio di informazioni sia tra gli organizzatori che tra i partecipanti,
e sarà nel prossimo futuro vetrina permanente dei materiali esposti. La
materialità dell'esposizione assume quindi un carattere più moderno: usa il digitale
e l'economicità comunicativa della rete per continuare quella che potrebbe essere
solo una esperienza temporanea. Internet è ora archivio della memoria, una piattaforma
di comunicazione comune. Pubblicare su internet è diventato un dovere nei confronti
dei non presenti, un obbligo culturale. E
cosi durante l'apertura, la rete sarà anche un prolungamento digitale della discussione
i video, le immagini e le registrazioni audio saranno via via caricati sul sito
e un forum di discussione rimarrà aperto per il libero intervento. Come
tradizionalmente succede, aprirà l'evento un dibattito al quale parteciperanno
vari critici. Le forme di intervento saranno però atipiche. Tra i presenti si
dialogherà come in un incontro di box: critico contro
critico, in un ring tra battute e concetti. E' la
rappresentazione della individualizzazione delle coscienze, manifestazione della
comunicazione contemporanea nella quale ogni individuo può dire la sua, libero
da censure e manette politiche, ideologiche e stilistiche, consci di contribuire
ad un progresso comune e corale. E'
la contaminazione che comincia a diventare metodo: ogni individuo, con la sua
specializzazione ed esperienza, ha un ruolo, un potere critico e comunicativo
all'interno di un sistema di cooperazione alla ricerca di novità in territori
non ancora esplorati. Unico punto in comune è il linguaggio, la capacità comunicativa,
che deve essere cosi sviluppata da permettere la creazione in tempo reale di un
vocabolario comune. 41
architetti e 11 critici permeati da energie creative giovanili. Quest'ultima
è forse la cosa più divertente ed entusiasmante dell'evento: i gruppi esposti
sono gruppi giovani, i critici invitati sono critici giovani. Sembra
quasi di vivere una nuova primavera. In effetti è cosi. Le nuove tecnologie di
calcolo e comunicazione hanno dato a tutti noi appartenenti alla nuova generazione
di cultori di architettura una opportunità in più. Meglio dei nostri docenti e
dei nostri maestri riusciamo a gestire e a controllare anche stilisticamente i
computer, i software, i palmari, i cellulari e qualsiasi altro mezzo elettronico
od informatico ci mettano in mano. Siamo
nati con la tecnologia e abbiamo spiazzato tutti. Le roccaforti accademiche, la
conservazione istituzionale, il tradizionalismo burocratico. I nostri maestri
ora ci devono rincorrere. Ma esistono
anche critici e progettisti "anziani" che come noi hanno rivolto attenzione e
speranze verso questi nuovi mezzi; e allora alla novità si è mischiata l'esperienza
e la capacità critica. E hanno saputo leggere le connessioni con la tradizione,
con il passato, con lo stile, con la cultura e con la società. Ma
chi sa rischiare, chi vive l'esperienza inebriante dell'esplorazione,
è chi ha ancora la purezza creativa: i nuovi progettisti, i nuovi critici. Oggi
più di qualche hanno fa i nuovi architetti impegnati nella ricerca sulle ICT spiccano
per coraggio. Vanno contro gli insegnamenti formativi acquisiti, ribellandosi
ai loro stessi docenti. E allora ci si rivolge a forme libere, organiche, fluide
e traslucide, ma anche a ragionamenti sull'applicazione della tecnologia nella
vita e negli spazi quotidiani. Si cercano connessioni con i cartoons degli anni
settanta, con i manga, con l'ebbrezza degli sport estremi, con la pace dei paesaggi
vegetali, con l'armonia della lotta tra macro e micro cosmo. L'informatica
è diventata fonte ispiratrice e nello stesso tempo luogo e supporto di ricerca. I
nuovi progettisti esposti in TerraTrema non usano più neppure la carta. Il "foglio"
di lavoro, il mezzo di verifica, il luogo di progettazione è il computer. Gli
elaborati sono video, rendering e modelli tridimensionali compartecipabili. Immagini
digitali, ritenute spesso vuote di significato ed approfondimento tecnico solo
per il fatto di essere altro rispetto ai bei progetti tracciati a pennino su vellutati
fogli di lucido. Dello
stato delle cose, di queste nuove possibilità, degli spazi aperti alle nuove generazioni
dobbiamo esserne contenti tutti, giovani e vecchi: per la prima volta dopo tanto
tempo il futuro, non solo quello dell'architettura, è in mano a persone
imbottite di ideali ed utopia. Lo slancio che tutti noi abbiamo, ne siamo sicuri,
trascinerà nuove idee alla concretizzazione. E ci saranno persone sagge a trattenerci
sull'orlo del precipizio quando ce ne sarà bisogno. Dove
andrà questa ricerca? Lascio la
risposta ai critici, invitandoli ad evitare l'italiano spreco di parole e congetture. Mi
piacerebbe che le risposte che ognuno si da assumessero il carattere di proposte,
di progetti, di ulteriori ispirazioni. Magari se ne riparlerà dopo TerraTrema,
e allora decideremo se cambiare strada o se continuare a volare. |








