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Channelbeta - Canale d'Informazione sull'Architettura Contemporanea |

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La
discussione sulla riscostruzione del World Trade Center a New York City
e' in pieno svolgimento anche se fortunatamente in Italia non e' stata
molto seguita, non si sono scatenati toto-wtc per decidere quale fosse
la proposta migliore o cose del genere. Questo e' un segno che fa ben
sperare, e auspico che iniziative come quelle messe in atto nel caso
del WTC non si vedano mai in Italia.
Dopo
il crollo delle torri gemelle tutti, Port
Authority (cioe' la proprietaria delle ex-Twin Towers) compresa,
si guardavano bene dal parlare di ricostruzione, per non urtare i sentimenti
della popolazione scossa, molto scossa, dall'attentato. Ora un po' di
tempo e' passato e di proposte per il nuovo World Trade Center ce ne
sono gia' state parecchie. Dalle prime iniziative rivolte a tutti dove
chiunque poteva mandare la
sua visione, alle mostre con progetti decisamente
irrealistici, al primo
concorso ufficiale, caratterizzato da una freddezza da impresario
e "developer" navigato, naufragato per le violente reazioni del pubblico,
fino all'ultimo e molto piu' organizzato concorso
ora in svolgimento.
Un'altra
iniziativa destinata a fallire. Non solo per l'evidente mostruosita'
delle proposte, indegne di un corso di progettazione. Ma anche, e soprattutto,
per le modalita' con cui si e' lavorato, sia da parte degli organizzatori
sia da parte dei progettisti (chiamamoli cosi' per comodita').
La
vicenda del WTC e' sintomatica della condizione dell'architettura oggi:
la malattia terminale.
1.
Innanzi tutto si nota subito come le proposte vengano da gruppi a volte
numerosissimi di architetti: chi di questi e' pero' responsabile di
cosa? Tutti di tutto o nessuno di niente? La
tendenza degli architetti a muoversi in gruppo e' molto diffusa da molto
tempo, ma il caso di United
Architects non ha precedenti per numero e per fama dei componenti. Proprio
in un caso dove piu' sarebbe importante il senso di responsabilita'
si cerca di ridurre la responsabilita' al minimo. I gruppi non sono
indice di un atteggiamento "democratico" da parte degli architetti,
sono piuttosto un'ammissione di incapacita'. Tra
l'altro e' tecnicamente impossibile che il progetto presentato sia frutto
della cooperazione paritaria tra tutti i componenti, quindi l'idea del
gruppo di architetti uniti e' una mistificazione, e una presa in giro.
2.
La discussione pubblica delle proposte e' la cosa piu' ridicola che
si sia mai vista, e, di nuovo, la dice lunga sulla totale incapacita',
questa volta non solo degli architetti ma anche dei committenti, di
assumersi la responsabilita' delle loro scelte. Cosa ne sa il pubblico
di pianificazione urbanistica? Di trasporti? Di codici di sicurezza?
Di normative edilizie? Di norme anti-terrorismo? Di architettura? Nulla,
assolutamente nulla. Su che base quindi (al di la' di quella demagogico-populista)
la gente e' chiamata a giudicare le proposte del WTC? Perche per quel
poco che ne sa, ne sa di piu' degli architetti e dei committenti? Il
che equivarebbe ad ammettere che i medici negli ospedali non sanno cio'
che fanno e che le cure verranno d'ora in poi decise in assemblee pubbliche. Questa
e' l'esatta situazione dell'architettura, e invece di preoccuparsi,
molti si compiacciono del grado di democrazia raggiunto, senza capire
che in alcuni ambiti la democrazia non serve, ma occorrono competenza
e responsabilita'.
3.
Veniamo alla grossa assente: l'innovazione. Tutte le proposte in questo
concorso sono roba vecchia. Si, tutte. Dopo il suo grande incendio Chicago
divenne un laboratorio di innovazione: cercando di evitare il legno
come materiale da costruzione, che aveva causato l'incendio, la citta'
di fatto da' vita alla grande tradizione americana di edifici
in acciaio. New York non sembra in grado di produrre alcuna innovazione,
segno di una citta' sconfitta anche culturalmente.
La
distruzione del WTC e' stato un evento molto significato anche per l'architettura
e la sua storia: ha rimesso in discussione (fosse anche solo per un
certo periodo) il modello dell'High Rise. Ha cancellato uno dei esempi
piu' eclatanti di speculazione edilizia, di inefficenza energetica,
di insostenibilita' ambientale, di sproporzione, forzando gli architetti
a riflettere (forse per un tempo troppo breve) sul costo ambientale
di opere del genere. Ha segnato la fine dell'architettura come pura
tecnica senza coscienza. Il
tentativo di ricostruzione del WTC sta producendo effetti di portata
ancora maggiore: la fine dell'architettura come disciplina. La continua
e deliberata devastazione di modelli, tradizioni, metodi e quant'altro
ha fatto si che oggi tutto esca fuori dal cilindro di qualche prestigiatore
un po' imbranato. Si chiami Libeskind, United Architects, SOM, THINK
Design, R. Maier, Eisenman, Holl, Gwathmey & Siegel, Peterson &
Littenberg , o Lord Foster, poco importa.
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[01-2003] |
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