L’Architettura deve andare oltre gli edifici, perché gli edifici non sono una realtà sufficiente [1].
Aaron Betsky concentra la sua Biennale su questa definizione, non a caso percorrendo l’Arsenale si avverte la sensazione di trovarsi in un mostra di arte-architettura contemporanea, caratterizzata da esperimenti puri nell’ambito della forma, della struttura e dello spazio [1].
Secondo l’organizzatore, l’edificio è ovviamente il modo più completo in cui l’architettura si manifesta. Ma, se è per questo, è anche la tomba dell’architettura. E’ difficile trovare architettura nell’edificio, perché l’edificio è definito da codici , oltre che dalle teorie degli architetti. Dobbiamo trovare l’architettura al di là del costruire [1]. Questo pensiero può essere del tutto discutibile o condivisibile, in effetti tra gli stessi architetti invitati ad esporre le loro installazioni ci sono diverse vedute: gli Asymptote Architecture ad esempio, ritengono che il mondo dell’Accademia è il luogo in cui avvengono i veri progressi e la pratica produce semplicemente risultati invece che possibilità [2], diversamente da loro, Barkow Leibinger Architects preferiscono un’architettura concreta: cerchiamo strumenti, attrezzi. Tagliare, impilare, strappare, versare, grattare, ecc. Parliamo con chi produce le macchine, e apprendiamo quali sono le loro capacità. La nostra generazione si può contraddistinguere per la noncuranza, l’ingegnosità e la capacità di reagire ai problemi (luogo, clientela,opportunità) e di evolversi [3].
Comunque sia la posizione scelta tra i due modi di vedere, è utile per entrambi i casi riflettere sulle parole di Thom Mayne : sono necessarie intere equipe, gli sforzi devono essere più tattici e strategici e assumere varie sfumature secondo le circostanze politiche. Bisogna essere ingegnosi [4].
Molto interessante è la definizione che Zaha Hadid e Patrik Schumacher danno del loro modo di “fare architettura” con l’intenzione di perseguire fino in fondo il paradigma del design parametrico: l’architettura si trova nella fase centrale del ciclo di adattamento innovativo ora in corso – rinnovo degli strumenti della disciplina e adattamento dell’ambiente edificato all’era socioeconomica del postfordisfmo.

L’architettura contemporaneamente d’avanguardia cerca di rispondere alla richiesta di un maggiore livello di complessità articolata rinnovando i propri metodi sulla base dei sistemi del design parametrico. Proponiamo di definire questo stile “Parametrismo”. Il Parametrismo è il nuovo grande stile dopo il Modernismo. Il Postmodernismo e il Decostruttivismo sono stati episodi transitori che hanno aperto la strada a questa nuova onda lunga di ricerca e innovazione. Il Modernismo si basava sul concetto di spazio, il Parametrismo diversifica i campi. I “Campi” sono pieni, quasi fossero occupati da un elemento fluido. Potremmo pensare a sciami o a liquidi in movimento, strutturati in onde irradianti, in flussi laminali e in vortici a spirale. Si immagini che non vi siano più punti di riferimento cui aggrapparsi, né un asse da seguire, né confini da attraversare.

L’architettura contemporanea mira a costruire questa nuova logica del campo: a prepararsi per il nuovo livello di dinamismo e complessità della società contemporanea [5].
Possiamo dedurre che il “Parametrismo” sia molto vicino a ciò che Bauman espone nella sua “Modernità Liquida”: una modernità fluida, veloce, immediata, grazie alle continue innovazioni
tecnologiche (soprattutto l’uso della rete), che hanno portato forti cambiamenti socio-culturali. L’architettura non essendone indifferente si affida a questi nuovi concetti e quindi si trasforma in “Architettura Liquida” o come ritiene Hadid “Parametrismo”. In maniera diversa Peter Eisenman descrive questa contemporaneità. Egli ritiene che questo periodo storico può essere definito come “Momento Tardo” (citando Edward W. Said), inteso come una fase storica in cui non esistono nuovi paradigmi, e neanche le condizioni ideologiche, culturali e politiche atte a determinare cambiamenti rilevanti. Ad esempio, alla fine dell’Ottocento si sono verificati eventi tali da indurre (nei primi decenni del Novecento) un cambiamento nell’architettura. Tra questi vanno ricordati quelli introdotti da Freud nella psicologia, Einstein nella fisica, e Heisenberg nella matematica. Lo stile tardo descrive un momento, nell’evoluzione della cultura, che precede il passaggio a un nuovo paradigma, un momento non fatale o senza speranza, ma che insita in sé una possibilità di innovazione e trasformazione. Anche oggi ci troviamo in questo stile tardo, un periodo in cui non vi è alcun paradigma[6].
E’ semplice constatare come esista la necessità di attribuire nuove definizioni all’architettura contemporanea, ma abbiamo veramente bisogno di etichettare questo periodo storico? Ha ancora senso parlare oggi di stile? E questa Biennale risponde a questi quesiti?
Ad essere sinceri, ci si aspettava un Mostra di Architettura incentrata a rispondere a ben altro, cioè quello che oggi il Mondo chiede all’architettura, vale a dire: migliorare la sostenibilità ambientale degli edifici, trovare nuove soluzioni per rendere gli edifici ancora più economici e dignitosi per i paesi in via di sviluppo, rispondere alle richieste dei cittadini, fruitori delle città diventate oggi invivibili, e così via.
An Te Liu ha perfettamente ragione quando conclude il suo manifesto ritenendo che non c’è niente di sbagliato nell’architettura, tutto dipende da noi [7]. Poche parole che valgono ore di discussioni e dibattiti.
Terminata la visita dell’ 11^ Mostra Internazionale di Architettura, e tenendo in considerazione tutti i concetti sopra citati, non resta che rimanere pienamente d’accordo con il pensiero di Greg Lynn: l’architettura è un’industria terziaria nel 98% dei casi e, nelle giornate migliori, prassi culturale nel 2%. Questo per l’architettura non è uno dei periodi migliori: si vede dalla mancanza di pubblicazioni, dalla scarsa lungimiranza delle esposizioni e dell’attenzione prestata più ai servizi di progettazione che all’arte di architettura. E’ irresponsabile non incentrare una Biennale sugli edifici. E’ scandaloso promuovere l’arte dell’architettura. Questi sono i giorni in cui viviamo. I manifesti non sono necessari: basta il servizio [8].


[1] Aaron Betsky “Architecture Beyond Building” Manifesto

[2] Asymptote Architecture “Per un prototipo del futuro” Manifesto

[3] Barkow Leibinger “Manifesto Futurista Metodologico” Manifesto

[4] Thom Mayne “Beyond Manifesto” Manifesto

[5] Z. Hadid & P. Schumacher “Manifesto Parametrista” Manifesto

[6] “Sei Punti” Peter Eisenman, Casabella n.769

[7] An Te Liu “Manifesto” Manifesto

[8 ]Greg Lynn “Architettura” Manifesto

 

Davide Di Virgilio - Channelbeta

 

 

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[03-10-2008]

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I Manifesti come lettura della contemporaneità
Davide Di Virgilio