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Relax!


Diamo per buono che se state leggendo questa riga avete letto il capitolo precedente (se così non fosse, fate un passo indietro che così non dobbiamo ripetere tutta la storia dall'inizio).


Sintetizzando l'installazione dell'auditorium/esposizione in punti di processo abbiamo:


- Qualsiasi lavoro uno faccia bisogna farsi sempre pagare.

- Non avere paura di rimangiarsi affermazioni avventate, fatte sull'onda di entusiasmo giovanile (fare una installazione non pagati è comunque nulla rispetto al pensiero che nessuno di noi avrà mai la pensione e finiremo tutti al ricovero comunale per gli anziani abbandonati).

- Ragionare sempre sui tempi lunghi. Se il lavoro è fatto bene, di sicuro ne verranno fuori cose buone. La spirale è - ovviamente - di segno positivo.

- Se abbiamo dei dubbi sulla filosofia hegeliana applicata alle installazioni, facciamo finta di nulla, stringiamo i denti e cerchiamo di arrivare alle fine in maniera dignitosa. Anche se e' evidente che il mondo  non procede in maniera lineare ma e' piuttosto un sistema ciclico in cui eventi terrificanti si ripropongono alla nostra vita con costanza preoccupante, facciamo finta di nulla.

- Mai dimenticarsi che se anche ci dessero dieci anni di tempo, x ragioni faranno in modo che tutto il grosso del lavoro andrà concentrato la settimana prima dell'inaugurazione. Con una progressione esponenziale che ha il suo picco la notte prima dell'apertura del tutto.

- Il curatore ci chiama per risolvergli dei problemi, non per aggiungerne di nuovi. Se capita che dieci giorni prima dell'inaugurazione bisogna buttare via tutto e ricominciare da capo, non c'e' granché da dire. Se si poteva trovare un'altra soluzione l'avrebbero fatto. Se tutto e' una merda, lamentarsi non serve a nulla. Qualsiasi sia il grado di difficoltà, l'unica cosa da fare e' quella di fare lavorare il cervello a mille per trovare le soluzioni in grado di farci uscire dal pantano.

- Innervosirsi con il curatore generale, con il direttore, con l'aiutante, l'allestitore, con chiunque, non serve a nulla. Di nuovo, dal pantano si esce stringendo i denti e facendo i cooperativi.

- Alla fine del tutto, ricordarsi di ringraziare. Tutti. Non sembra, ma e' gia' una bella differenza. Come quando vai a un incontro di lavoro e ti offrono il caffe'. E' un dettaglio, pero' e' un frammento di speranza (rispetto agli incontri in cui non ti offrono neppure un bicchier d'acqua).


Ok.

Esaurito il ripasso, a meta' del lavoro per l'auditorium, salta fuori questa nuova proposta di occuparsi anche delle aree relax della Illy.

Tre aree, nell'Arsenale. I luoghi dove la gente sfatta da ore e ore di marce forzate attraverso prodotti artistici di ogni tipo, finalmente può sedersi e farsi un caffè.


Il tutto sembra ragionevole. Nonche' sensato.

Tre spazi fatti con un unico principio, budget sensato, financo un rimborso spese.

Bene.

Daccapo. Stesso gruppo di lavoro che sta lavorando al progetto Asac (i cliostraaters + Fried, Kahrl, Mancini), si parte con la prima proposta.

A noi, sembra perfetta.

Concettualmente pulita, flessibile, che mette d'accordo le esigenze della Illy con la nostra idea di come potrebbe funzionare uno spazio divertente (tu arrivi e se vuoi una tazzina di caffè devi fare un disegnino sulla lavagna).

Alla committenza non piace per nulla.

Non importa, capita. Rifacciamo da capo.


La seconda proposta (lavorare sulla gomma poliuretana) piace già di più.


Di nuovo, si lavora su un concetto semplice.
Prendiamo il logo della Illy (un quadrato rosso) e trasformiamolo in un prisma rosso. Diciamo un quadrato di due metri per due, profondo 60 cm.

Poi, da questo quadrato, intagliamo un secondo quadrato, al centro.

Otterremo una cornice esterna e un pieno.

Alziamo la cornice in verticale e mettiamo il pieno in orizzontale.

Nella cornice ti puoi sedere.

Il piano puo' essere utilizzato o per sedersi o per appoggiarsi.


Se poi, abbiamo venti di questi portali, oltreche' sedersi ti ci puoi anche rotolare, sdraiare, addormentare.  Divertirti.


Prepariamo tre versioni. A ziggurat, coi portali, un bar di tipo più tradizionale.

Questo fatto che gli spazi in cui andrebbero posizionate le cose cambiano di continuo (vedi pezzo precedente) non e' di grande aiuto.

Anche, la distanza tra Torino e Trieste, non e' mica uno scherzo (distanza non solo geografica, anche concettuale).


Di nuovo, si finisce un secondo prima che il tutto cominci.

Gli spazi funzionano. La gente si diverte.

Noi siamo soddisfatti. La committenza anche.


Andrea Illy fa i complimenti.

Le numerose tensioni dei giorni precedenti si rilassano.

Si e' litigato, si e' discusso, ci sono stati passaggi in cui le idee e gli approcci erano radicalmente differenti.

Lavorare assieme e' stato faticoso per noi, ma anche per loro.

Alla fine, si e' tutti soddisfatti.


Siamo pronti per la  prossima volta.


(Stefano Mirti, Cliostraat)


Le aree relax per la Illy alla Biennale 2003 e' un progetto di Cliostraat (Cristina Casula, Alessandra Esposito, Stefano Mirti, Matteo Pastore, Alessandra Raso, Matteo Raso, Francesca Sassaroli, Stefano Testa) con Eyal Fried, Marguerite Kahrl, Daniele Mancini,


www.cliostraat.com



goes to Venice (part 1)



ancora sui Cliostraat su Channelbeta:

Paper fish in the plastic water

[10-2003]

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