

Ore 10:00, aprono i cancelli e man
mano la folla dei partecipanti inizia ad entrare, successivamente arrivano
puntuali i politici e gli organizzatori che discutono tra loro sotto il
palco, contornati da fotografi e giornalisti.
L'architetto Bedrone, Presidente del Congresso, apre la kermesse, esponendo
tutta una serie positiva di dati da far ritenere il Congresso di Torino
riuscito più di ogni altra aspettativa; a dir la verità si
aveva tutt'altra sensazione dato che in quel momento il Palavela era riempito
solo a metà. Dopo Bedrone prende la parola il Ministro dei Beni e
delle Attività Culturali Sandro Bondi, il quale dopo un bel discorso
sulla bella architettura che il nostro paese possiede, promette entro quest'estate
un legge che favorisca la "buona architettura", per evitare di
ripetere gli obrobri edilizi che si sono andati a realizzare dal dopoguerra
in poi in Italia. Durante il discorso il Ministro viene interrotto più
di una volta dagli applausi da parte del pubblico. La felice folla si augura
che le promesse di Bondi non siano pura e semplice propaganda, la speranza
è che vengano rispettate.
Successivamente prendono la parola gli organizzatori e gli amministratori
di Torino, da Gaetan Siew a Mario Viano,Raffaele Sirica, e così via.
Chiusa la conferenza di apertura, si entra subito nel vivo del Congresso
con il dibattito "Il linguaggio dell'architettura contemporanea",
moderatore Marco De Michelis, ospiti Aaron Betsky, Kengo Kuma e Hani Rashid,
assente Fuksas. De Michelis pone alcuni quesiti: come definire l'architettura?
Come può incidere sulle città? Come si deve rapportare con
l'ambiente?
Prende la parola Rashid, il quale inizia ad esporre una carrellata di progetti
che realizzerà in futuro in tutto il mondo. Veri e propri oggetti
di design rapportati all'architettura, edifici destinati a diverse funzioni
e tipologie che a prima vista sembrano posti nei diversi contesti come meteore
precipitate dallo spazio, in effetti danno l'idea che potrebbero essere
"piazzati" ovunque nel globo.L'elevata qualità grafica
dei rendering nella presentazione rende affascinanti i progetti presentati,
ma la platea rimane comunque perplessa alla conclusione del discorso di
Rashid, proprio perchè non vi è stata direttamente alcuna
risposta verso i quesiti di De MIchelis. Prende la parola Kengo Kuma, si
spera che almeno lui risponda, invece come il collega, presenta una carrellata
di eleganti progetti realizzati anch'egli in diverse parti del mondo. L'unico
a rendere questa conferenza un dibattito stile "talk-show" (questa
era l'intenzione iniziale) è Aaron Betsky direttore dell'imminente
Biennale di Venezia. Secondo Betsky bisognerà guardare oltre l'architettura
concentrando l'attenzione verso le problematiche che oggi i popoli devono
affrontare, come ad esempio il gravoso problema dell'inquinamento ambientale
in tutti i suoi aspetti, a riguardo Betsky promette molte novità
per la Biennale di Venezia.
Nel pomeriggio la prima Lectio Magistralis del Congresso è tenuta
da Kengo Kuma. L'architetto giapponese inizia ad esporre i suoi progetti,
alcuni già noti altri meno, è inutile descrivere la conosciuta
ed elevata qualità progettuale di Kuma, per ogni opera realizzata
traspare la cultura giapponese in ogni sua forma: forte legame con la natura,
e forte senso del rito e della spiritualità, non a caso Kuma ritiene
di "cercare la spiritualità con materiali economici e del luogo,
perchè è troppo facile creare spazi spirituali con materiali
costosi".
Di notevole interesse è stata la presentazione di alcuni materiali
da lui brevettati e usati in varie opere, come ad esempio la "super-organza",
materiale simile all'organza e ancora più sottile e leggero, utilizzato
in varie "sale da thè" e per l'installazione della "Casa
di Tutti" alla Trinennale di Milano. Il sogno di Kuma è quello
di trovare un nuovo metodo di costruire architettura. Egli presenta un mattone
ad acqua (water brick), un mattone riempito ad acqua e che si assembla ad
incastro simile alla logica dei Lego, questo mattone permette un maggior
controllo del peso della struttura e può essere utilizzato anche
come elemento decorativo,come una schermatura e può sostituire impianti
idraulici, un vero e proprio sistema flessibile.
Kuma conclude la sua lezione dicendo che in passato ogni paese costruiva
con i materiali del luogo e quindi ogni paese aveva la sua identità
architettonica,ad esempio, il giappone il legno, l'Italia la pietra e così
via. Bisognerà tornare a riappropriarsi di questa identità
tornando ad utilizzare i materiali locali.
Conclusa la Lectio Magistralis la folla si sposta dal Palavela al Lingotto,
alla ricerca di altri interessanti dibattiti, esposioni, mostre e conferenze.
Davide Di Virgilio - Channelbeta
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[09-07-2008] |
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